Strage della Uno Bianca

A 30 anni dalla strage del Pilastro: il messaggio di Zuppi

"Le vittime ci affidano le loro speranze, ci chiedono di non tradirle e anche di non smettere di sperare"

BOLOGNA – Lunedì 4 gennaio è avvenuta la commemorazione dei 30 anni dalla strage del Pilastro della Uno Bianca. L’arcivescovo Zuppi, in isolamento per Covid, ha mandato un messaggio.

Per Bologna è un doloroso anniversario: 30 anni fa, il 4 gennaio 1991 nel Quartiere Pilastro la “Banda della Uno Bianca” uccise tre giovanissimi Carabinieri: Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Otello Stefanini. Nell’anniversario, nella chiesa di Santa Caterina da Bologna al Pilastro è stata celebrata una Messa in suffragio presieduta dal parroco don. Marco Grossi.

Il cardinale Matteo Zuppi avrebbe dovuto presiedere la celebrazione, ma è stato costretto a rinunciare perché in isolamento a causa della positività al Covid: ha però inviato un messaggio, che è stato letto dal cappellano regionale dell’Arma dei Carabinieri, don Giuseppe Grigolon.

Ecco il testo:

Non mi è possibile essere presente oggi in un ricordo che è per me tra i più cari, così come a tutti i bolognesi e a tutto il nostro paese. Non si dimentica. Trenta anni. Sembra ieri. Il dolore ci riporta sempre a quei momenti drammatici. Chi non li ha vissuti può farli suoi guardando le lacrime dei parenti, lo sconcerto di allora e le tante domande, le cicatrici che segnano un’intera città. Dobbiamo ricordare.

Papa Francesco nella sua ultima enciclica ha scritto (FT 250-252): “Il perdono non implica il dimenticare. Quanti perdonano davvero non dimenticano, ma rinunciano ad essere dominati dalla stessa forza distruttiva che ha fatto loro del male. Il perdono è proprio quello che permette di cercare la giustizia senza cadere nel circolo vizioso della vendetta né nell’ingiustizia di dimenticare”. Avevano poco più di venti anni. Quanti anni rubati! Otello Stefanini, Andrea Moneta e Mauro Mitilini. Con loro vorrei ricordassimo tutte le 24 vittime e gli oltre 100 feriti. Il loro sacrificio ci chiede da che parte stare, senza dubbi, senza ambiguità e incertezze inaccettabili. Colpire chi serve la casa comune vuol dire che siamo tutti in pericolo e tutti siamo colpiti.

Viviamo in un momento particolare, di emergenza per tutti e quindi di responsabilità di ognuno! Penso a quanti nei vari servizi devono aiutare il funzionamento delle istituzioni, cioè le pareti che reggono la nostra comunità. Esse non sono mai di parte, perché sono comuni. Non possono essere piegate a interessi di gruppo o di singoli.  Qualche volta pensiamo, purtroppo, che le cose comuni non sono di nessuno! No! Ce ne accorgiamo in queste settimane, nel bene e nel male. Il bene comune è il bene di ciascuno e chi lo serve è serve tutti e se lo facciamo tutti miglioriamo le condizioni di ciascuno.

Le vittime ci affidano le loro speranze, ci chiedono di non tradirle e anche di non smettere di sperare che chi uccide o si prende gioco dell’umanità non deve prevalere. Gli alberi che il generale Angrisani ha scelto di pianare in loro memoria ci aiutano a capire come la vita è un seme che da frutto se si pensa per gli altri e viene donata per combattere il male.

Grazie ragazzi per il vostro sacrificio e anche nella vostra memoria cerchiamo di rendere forte la nostra città degli uomini per disarmare i violenti e perché a tutti sia garantito sicurezza e speranza.

Dio della vita, che ha dato la vita per combattere il male, vi accolga nella sua casa di amore pieno.

+ Matteo Zuppi

(La foto è di Schicchi, presa dalla galleria pubblicata dal Resto del Carlino.)

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