Il 23 maggio la chiusura del mese di digiuno

Il Messaggio dell’Arcivescovo per la fine del Ramadan

Zuppi: «Tutti possano vedere, dopo il diluvio, il ramoscello d’ulivo della vittoria sul male»

BOLOGNA – Pubblichiamo il messaggio del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, per la fine del Ramadan ai fratelli e sorelle credenti dell’Islam.

Fratelli e sorelle credenti dell’islam Salam alaykum. Come ho già fatto all’inizio del vostro mese di Ramadan, così desidero raggiungervi con un cordiale saluto al termine di questo tempo così sacro per la vostra religione. È stato un tempo difficile per tutti, ma credo che lo sia stato ancora di più per chi si è impegnato con fedeltà nel digiuno quotidiano, rendendosi ancora più simile alla condizione dei poveri. La pandemia ci ha resi tutti più poveri, e per questo dobbiamo fare causa comune per risalire insieme verso una condizione migliore, senza lasciare indietro nessuno. 

In questo mese ci sono state tante iniziative di solidarietà, e anche la Chiesa di Bologna si è data da fare grazie all’istituzione del Fondo San Petronio. Questa «gara nel bene» vuol essere un incoraggiamento a tutti a partecipare, rivolto anche alle vostre associazioni e a quanti tra voi possono donare con gioia, anche poco. Nel Vangelo Gesù loda una povera vedova che aveva gettato nella cassa dell’elemosina soltanto due spiccioli: «Lei ha offerto più di tutti, ha dato ciò che aveva per vivere». È anche il significato della zakat, l’elemosina per i bisognosi che conclude il vostro mese di digiuno.

In un tempo che ha fatto crescere le nostre ansie quotidiane, sino a esasperarle, merita ricordare quello che ha scritto un vostro grande sapiente, Abu Hamid al-Ghazali: il digiuno del cuore è quello dalle «preoccupazioni mondane», in arabo humum al-dunya, un’espressione che si trova anche nel Vangelo. È vero: dobbiamo vivere con i piedi sulla terra, occuparci delle nostre famiglie e del nostro lavoro, ma dobbiamo anche sforzarci per impedire che il cuore sia sommerso dalle preoccupazioni che finiscono per paralizzarci. Al-Ghazali parla anche di un altro digiuno, che è quello dal peccato nei pensieri, nelle parole e nelle cattive azioni. In queste semplici istruzioni spirituali, comuni alle nostre tradizioni religiose, cristiani e musulmani possono incoraggiarsi vicendevolmente a essere migliori, per il bene di tutti.

Pochi giorni fa, il 14 maggio, gli appartenenti a tutte le religioni si sono uniti spiritualmente, per implorare Dio di aiutare l’umanità a superare la pandemia del corona virus. Lo abbiamo fatto consapevoli del fatto che siamo tutti sulla stessa barca, affinché tutti possano vedere, dopo il diluvio, il ramoscello d’ulivo della vittoria sul male. Dobbiamo ricostruire dalle macerie prodotte dal virus. In questa ricostruzione c’è anche il culto assembleare: noi cristiani desideriamo tornare a riunirci per la preghiera nelle chiese, pur tra tante limitazioni. La preghiera non si è mai interrotta, anzi si è rafforzata nelle nostre famiglie. Penso che sia stato così anche per voi, nelle vostre famiglie. Ma come abbiamo un grande desiderio di tornare a riunirci nelle nostre chiese, così speriamo che possiate farlo anche voi, nelle vostre sacre riunioni. Vi prometto allora di ricordarvi nelle nostre suppliche a Dio e vi chiedo di ricordarvi di noi e di tutte le cittadine e i cittadini di questa bella città, la nostra comune Bologna.   

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