Quanta gioia in questi giorni e quanta forza di comunione abbiamo ricevuto tutti, dono di Dio, legame umano, affettivo, amicizia vera e umana, nel suo nome, per seguire Lui che ci fa vivere la bellezza di essere fratelli e sorelle, che ci libera dalla paura di amare e che, insomma, ci fa sentire una cosa sola, uniti perché uniti in Cristo, e anche uniti tra noi! Quando viviamo la comunità noi il Vangelo lo comprendiamo meglio, la liturgia è più viva e ci aiutiamo, ci sosteniamo a vicenda per metterlo in pratica. E anche per affrontare le inevitabili limitatezze personali e le tante sfide del mare minaccioso di questo mondo, dell’invidioso divisore che non sopporta che le persone si vogliano bene, che siamo uniti, e che getta nei cuori i semi di incomprensione, di indifferenza e di inimicizia.
Capiamo meglio la nostra vocazione personale e di comunità, e quanti hanno bisogno di amore. Di un amore generoso e gratuito, perché solo questo ripara la vita, le relazioni, libera dalle dipendenze, riempie di passione vera e ci aiuta a vedere il futuro. Insieme capiamo la risposta a quella domanda che ieri, sia un bambino di otto anni sia un uomo di venticinque, mi hanno rivolto, domanda che si riaffaccia a tutte le età della nostra vita, che rende confusi e incerti: “Perché Dio permette la guerra? Dove sta Dio?”. Ecco, lo contempliamo nell’Eucarestia, nel pane della sua Parola – come vorrei che questo diventasse pane domestico negli incontri della Parola che possono farsi nelle nostre case – nel pane spezzato che nutre la nostra anima, che ci ricorda che siamo spirituali e che abbiamo tanto bisogno del suo amore per crescere nell’amore, che non si vede eppure dà senso e luce a tutto.
Il pane dell’Eucarestia diventa pane di amicizia, di fraternità, di premura – una ragazza ieri diceva di gentilezza – di gratuità per chi non ha nulla, diventa pane di accoglienza e di tenerezza per chi è più fragile. Non teniamo per noi il pane dell’amore: diventerebbe subito duro, immangiabile anche per noi. Va condiviso subito perché sia sempre fresco! Ecco, capiamo cos’è l’amore di Cristo non in astratto, non come una lezione o un’ennesima lista di regole da osservare o di istruzioni per l’uso. Capiamo nella nostra vita, nell’esperienza umana, perché Gesù risponde al più grande comandamento indicando l’unità tra i tre amori: Dio, il prossimo, me stesso. E non un amore con il contagocce – che amore sarebbe? – ma con tutto il tuo cuore, perché trovo il mio mettendolo in quello di Dio e quindi nel prossimo, con tutta l’anima, lo spirito che ci ha messo dentro, e che è l’io profondo, più vero, libero dalle apparenze e dalle prestazioni che tanto lo rovinano, amando con tutta la mente.
Sapiente è chi ama e l’amore ci rende intelligenti, capaci di costruire e vedere quello che ancora non c’è ma ci sarà. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Amare. Cosa chiede Gesù, cosa ci fa conoscere Dio, cosa ci fa essere persone umane? Amare. Per amarsi bisogna amare Dio e il prossimo. Il prossimo mi fa quindi capire, vedere Dio. E il prossimo vedrà nel nostro amore un po’ della luce di Dio. Non siamo discepoli di Gesù senza vivere questo insegnamento, che diventa relazione tra le persone e, come dice l’Esodo, di rispetto, di aiuto generoso e, soprattutto, gratuito. Il prossimo non lo scelgo io, non è quello che mi conviene o mi sembra corrispondere. Sarebbe egoismo e non troveremmo il prossimo. Amiamo il forestiero, quindi uno che non conosco, diverso; l’orfano e la vedova, qualcuno da adottare, che non hanno niente da restituire, che possiamo solo amare e non possedere, perché l’amore è dono. L’amore nasce e rinasce dall’ascolto della Parola che ce lo ricorda, ce lo fa vedere, ci aiuta a sceglierlo.
Quanto è importante allora ascoltare la Parola e incarnarla nell’esistenza personale e comunitaria! Altrimenti restiamo nella nostra superficialità, nella soggettività, mentre la Parola ci fa arrivare al profondo del nostro cuore e della nostra anima. È unita la Parola di Dio con il servizio verso i fratelli e i poveri, che sono sempre nostri fratelli. Non si ama senza ascoltare Dio che è amore e che ci aiuta a capirlo. La Parola diventa corpo, il suo pane, e diventa corpo il nostro amore, la nostra comunione con il prossimo. Nonostante la nostra limitatezza, il nostro peccato, Dio non si vergogna di entrare nella nostra vita e, soprattutto, Lui per primo ci ama con tutto se stesso.
Tanta gente è alla ricerca, talora persino senza rendersene conto, dell’incontro con Cristo e col suo Vangelo, tanti hanno bisogno di ritrovare in Lui il senso della loro vita. Parliamo di Gesù con la nostra vita ma anche con le nostre parole di amore. Scrive l’apostolo Giovanni: «Chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1 Gv 4,20). Così si vede l’unità di questi due comandamenti. È amore che aggiusta tutto. L’amore realizza i miracoli! Lui ce li dona: e il primo miracolo è il suo amore, più forte del nostro peccato. Ma l’amore realizza miracoli nel mondo! Lo trasforma. Solo l’amore porta la gioia. Ma dobbiamo, come il seme, perderlo perché dia frutto. E noi vogliamo la gioia. Senza amore il mondo diventa terribile, violento, nelle parole e nei gesti. E non vogliamo abituarci ad un mondo violento che usa follemente la violenza, che poi diventa guerra!
C’è bisogno di donne e uomini che amano, veri, credibili, che vivono il comandamento per davvero, che restituiscono senso alle parole, e non imbroglioni che giocano con le parole e che, in realtà, impongono solo se stessi; che non vogliono bene per sempre ma solo per un po’, che si perdono ai primi problemi o delusioni, che non riducono l’amore alle loro emozioni. L’amore ci fa grandi! Il futuro sarà migliore o peggiore? il futuro inizia nel nostro cuore raggiunto da questo seme, sta nella nostra mente e nelle mani amate da Dio che amano.
