Messa della XVII Domenica del T.O. nella Giornata mondiale dei nonni e degli anziani

È una grande gioia per me essere qui. Siete uno dei pezzi più importanti della città e siete anche un monastero della nostra Chiesa, perché so quanto qui pregate e amate il Signore! Celebro con voi Gioacchino e Anna, i nonni di Gesù. Anna è la vostra patrona! Papa Francesco era anziano, per certi versi un grande nonno che ha tanto amato i suoi nonni emigranti, lui ha voluto che fosse proprio la vostra – ma direi nostra – festa. Festa per ringraziare del dono degli anni e per sentire come il Signore ci ama oggi. Voglio dirvi che tutta la Chiesa vi è vicina, si preoccupa di voi, vi vuole bene e non vuole lasciarvi soli. Quanto desidero che questa attenzione cresca e coinvolga tutta e tutte le comunità! Non possiamo mai lasciare solo nessuno! Altrimenti è come condannarlo alla tortura!

Il Signore è sempre vicino a noi, vicinissimo, dentro di noi ma anche tra di noi e ci ricorda che abbiamo un compito molto, molto importante. Non è affatto un ripiego, non lo facciamo perché tanto non possiamo fare altro! No, è importante per me e per tutti! “La nostra vocazione è quella di custodire le radici, trasmettere la fede ai giovani e prendersi cura dei piccoli”. Non importa quanti anni hai, se sei ancora autonomo o se hai bisogno di essere assistito, perché “non esiste un’età per andare in pensione dal compito di annunciare il Vangelo, dal compito di trasmettere le tradizioni ai nipoti”. C’è bisogno di te per costruire il mondo di domani. Vecchio non significa finito! Abbiamo trovato nel campo della nostra vita quello che conta per davvero! Lo stiamo capendo sempre meglio. Salomone non chiede al Signore soldi, nuove conquiste, energie per fare tante cose ancora. Noi ora potremmo chiedere di abbassarci gli anni! No. Salomone chiede solo un cuore docile, di saper distinguere il bene dal male, perché solo così può aiutare il popolo. Come voi sapete, a volte il bene e il male si confondono, perché il male è un terribile imbroglione, e a volte non sappiamo più vedere le cose buone, belle e così tutto sembra inutile e da buttare.

No, distinguere il bene dal male ci permette di vedere e sentire i doni che oggi Dio ci offre, la luce che ci illumina, la forza che ci fa camminare anche se solo con il cuore. Nella nostra vita abbiamo visto quello che finisce e quello che resta. Abbiamo capito come tante preoccupazioni che ci sembravano importanti in realtà non lo erano per niente, erano inutili. Il mondo attorno a noi non sa distinguere il bene dal male, tanto da pensare che le armi possano portare la pace, la vendetta sia necessaria per avere giustizia! Abbiamo visto, invece, che tutto questo non ha tolto il dolore, anzi, lo ha raddoppiato! La violenza, nelle parole e nelle mani, ha prodotto altra violenza. Abbiamo capito, invece, quanto sia importante andare d’accordo, magari mandando giù qualche boccone amaro per l’orgoglio ma dolce per l’amore. Abbiamo capito che conviene cercare di voler bene a tutti, e che è necessario avere pazienza perché l’amore vince sempre. I frutti non arrivano subito e non conta quello che metto in tasca ma ciò che regalo. Abbiamo capito che bisogna saper aspettare, non rassegnarsi, senza maledire o buttare all’aria tutto. Abbiamo capito che possiamo costruire quello che resta dopo di noi e che è proprio ciò che sarà ricordato e che troveremo, perché Dio non dimentica.

Ecco, questo è il tesoro che abbiamo trovato nel nostro campo, per il quale vendiamo con gioia, tutti i nostri averi, i nostri anni, perché quel tesoro è ciò che vale, che non finisce: l’amore di Dio. Tutti noi cercavamo qualcosa di prezioso, come una perla. Abbiamo trovato inaspettatamente quella di grande valore, la più bella, e per questo non ci interessano più le altre. Ce la teniamo stretta: è l’amore di Dio. Molti questo non lo capiscono perché, com’è capitato anche a noi, sono caduti nella trappola di credere che la vita per essere bella deve essere forte, ci si deve imporre altrimenti non sei nessuno e gli altri non ti amano. Gesù, che era il più grande, diventa nessuno, uno schiavo! Papa Leone XIV nella sua Magnifica Humanitas scrive che la pienezza della vita non consiste “nell’avere di più, nel ridurre la fragilità, eliminare l’imprevisto, controllare ogni cosa” (MH 112) perché altrimenti finiamo per oscurare altre dimensioni essenziali della vita e pensiamo che tanto non contino: “l’affetto, la volontà, la dedizione e la relazione”. Ma è proprio questo che cerchiamo e quello che resta con noi!  Vogliamo che questa attenzione sia di tutti e per tutti. “La qualità di una civiltà si misura non dalla potenza dei suoi mezzi, ma dalla cura che sa offrire, dalla capacità di riconoscere l’altro come volto e non come funzione. La capacità di saperci prendere cura gli uni degli altri è una dimensione importante del nostro essere umani”. È importante prenderci cura gli uni degli altri! Così si cambia il mondo. La preghiera è il primo modo con cui ci prendiamo cura.

La preghiera semina l’amore! Certo, il bene richiede perseveranza, memoria e una conversione che rende capaci di ricominciare anche dopo le sconfitte.  Abbiamo bisogno di voi e Dio ha bisogno di voi, lavoratori di speranza e di amore che si prendono cura di questo mondo. C’è tanta guerra nelle mani dei soldati, e anche nel cuore arrabbiato delle persone. C’è tanta guerra, e così si diventa malevoli, cioè non sappiamo più trasmettere il bene e vediamo solo il male, tanto che non ci importa che un uomo muoia e questo fatto diventa solo un caso per dimostrare quello che penso io, facendo tanti processi alle intenzioni. Papa Leone XIV nel suo Messaggio di quest’anno per la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani ricorda che Dio, a differenza delle persone, ci dice: “non ti dimenticherò mai” (Si 49,15). È tutto molto triste quando ci sentiamo dimenticati! A volte perdiamo la voglia di vivere. Tutti noi vogliamo essere ricordati. Dio non dimentica nessuno. Noi siamo preoccupati: ma si ricorderanno di me? Dio si ricorda di noi e l’amore ci unisce. Ecco perché non abbiamo paura della fragilità! “La debolezza illumina anche le altre età della vita”, perché la fragilità “apre il cuore al sostegno vicendevole e all’invocazione di Colui che può donare ciò che nessun potere umano è in grado di garantire”. “Fragili” ma “chiamati”, deboli ma forti della vera forza che solleva il mondo e lo cambia: l’amore.

Bologna, Cappella Fondazione Sant'Anna e Santa Caterina
26/07/2026
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