Provo l’emozione di questo pellegrinaggio che ci fa incontrare San Francesco, la sua presenza, che ci spinge a cercare la via della pace. Qui tutto parla di lui e sentiamo ancora fisicamente la dolce forza del suo amore. La santità aiuta sempre altri ad essere santi, ed è quello che lasciamo, e che dura dopo di noi qui sulla terra e in cielo. San Francesco ci aiuta a capire cosa conta davvero nella vita, la gioia della povertà, la libertà di amare senza possedere che è la castità, il legame di amore che è l’obbedienza. Aiutati da questo nostro fratello, non abbiamo paura di riconoscere quello che siamo: fratelli tutti. Per questo proviamo fastidio per le distanze che ci separano, per le complicità con la logica della guerra come l’ignavia o il calcolo interessato. Qui impariamo la via della misericordia e non quella del sacrificio, della gioia e non quella delle ossessioni che non combattono il male perché giudicano ma non amano. Qui anche il fratello maggiore capisce che la pienezza della legge è la gioia del Padre che lo aiuta a non avere paura della misericordia.
San Francesco ci mostra come l’amore per Gesù lo ha reso umano, capace di parlare con il lupo, di disarmarlo, non con la forza delle armi o delle condanne ma solo con la parola e il suo amore. Francesco ha preso sul serio la Parola di Dio, l’ha sentita rivolta a sé, ne provava dolcezza, l’ha messa in pratica. Come abbiamo ascoltato nella prima lettura queste sono la sua saggezza e la sua intelligenza. Vive pienamente la scelta del Padre senza l’acidità ossessionata del fratello maggiore, insolente verso il Padre stesso, volgare come chi crede di avere ragione e pensa di difendere la giustizia. Dimenticando chi è suo fratello e non ascoltando suo Padre, che sceglie la via della misericordia perché fratello è tornato in vita. Gesù non è retributivo: ama quando non è amato. Altrimenti che merito ne abbiamo? Pieno compimento della legge è l’amore. Chi ha paura dell’amore e vuole ridurlo a legge non è né figlio né fratello, proprio come il maggiore della parabola che umilia il Padre rivelando la distanza dall’amore. La pace inizia vivendo la misericordia di Gesù. «Il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: “Il Signore ti dia pace”.
Parlando di San Francesco, Papa Leone XIV ha detto: “In quest’epoca, segnata da tante guerre che sembrano interminabili, da divisioni interiori e sociali che creano sfiducia e paura, egli continua a parlare. Non perché offra soluzioni tecniche, ma perché la sua vita indica la sorgente autentica della pace”. Non dobbiamo imparare anche noi a riconoscere in ogni creatura un riflesso della bellezza divina? Come accettare che la logica della guerra possa mettere in discussione questa consapevolezza? Non dobbiamo scegliere di impegnarci per la riconciliazione universale? Tommaso da Celano ce lo descrive così: “In ogni suo sermone, prima di comunicare la parola di Dio al popolo, augurava la pace. In questo modo otteneva spesso, con la grazia del Signore, di indurre i nemici della pace e della propria salvezza, a diventare essi stessi figli della pace e desiderosi della salvezza eterna. Il valorosissimo soldato di Cristo, Francesco, passava per città e villaggi annunciando il regno dei cieli, predicando la pace, insegnando la via della salvezza e la penitenza in remissione dei peccati”. Questa è l’umanità di Francesco, radice di questa terra e del nostro Paese, uomo che non è di qualcuno, ma di tutti, perché amico di Dio, universale, come chi segue Gesù e ha un amore che supera tutti i confini, quelli del pregiudizio, dell’odio, dell’appartenenza, delle frontiere perché vive un amore che le ingloba tutte, non che le cancella o le ignora. Tommaso da Spalato, narra come San Francesco parlò a Bologna il 15 agosto 1222: “Tutta la sostanza delle sue parole mirava a spegnere le inimicizie e a gettare le fondamenta di nuovi patti di pace. Portava un abito sudicio; la persona era spregevole, la faccia senza bellezza. Eppure Dio conferì alle sue parole tale efficacia che molte famiglie signorili, tra le quali il furore irridibile di inveterate inimicizie era divampato fino allo spargimento di tanto sangue, erano piegate a consigli di pace”.
Nelle Ammonizioni ricorda che “Sono veri pacifici quelli che di tutte le cose che sopportano in questo mondo, per amore del Signore nostro Gesù Cristo, conservano la pace nell’anima e nel corpo”. Opera per la pace non chi non ha problemi ma chi li affronta amando. La sua grandezza è parlare a tutti e parlare di Gesù con la sua vita, con il suo corpo, con la sua parola. La Chiesa aveva scelto le crociate, frutto di ossessioni e furbizia, di deformazioni pseudo cristiane e banale interesse, ma che si credevano necessarie, indispensabili, dimenticando che è bestemmia usare la spada, per di più nel nome di Colui che ci ha ammonito dicendo che chi di spada ferisce di spade perisce, e che ci ha ricordato che anche chi dice pazzo a suo fratello deve essere condannato. San Francesco è semplicemente un credente che vive e predica una pace «disarmata» e fraterna con tutti perché viveva il Vangelo sine glossa e dava del tu a Gesù: «Tu sei bellezza, tu sei mitezza». Papa Paolo VI spiegava come è «falsa la pace imposta con il solo sopravvento della potenza e della forza». Lo aveva chiarito il Concilio Vaticano II: «Ogni atto di guerra che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa umanità e con fermezza e senza esitazione dev’essere condannato» (GS 80). Dio non ci vuole gli uni contro gli altri. È Padre di tutti. Non possiamo essere vicini a Dio se siamo lontani dalla pace! L’odio, gli interessi della guerra, appaiono invincibili e crescono nella spirale della violenza. La pace è, però, l’aspirazione di ogni persona. San Francesco ammoniva tutti, ad iniziare dai reggitori dei popoli, ricordando con forza il giudizio di Dio.
Ricordiamo oggi tutte le guerre quella sofferenza immensa che esse producono, le ferite nel corpo e nella psiche delle persone immagine di Dio, i semi di divisione nei cuori e il terribile veleno versato nella già fragile convivenza. Ricordiamo l’orrore, la brutalità, l’insignificanza della vita considerata un effetto collaterale, il dileggio del diritto e dell’arte del dialogo, l’inerzia degli Organismi internazionali lasciati soli o apertamente osteggiati. Facciamo nostro l’appello del successore di Pietro, accorato: “Fermatevi. Cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi, e si apra uno spazio di dialogo, nel quale si possa sentire la voce dei popoli”. Con l’ambasciatore Yurash ricordiamo quattro anni di guerra nel suo Paese, chiedendo la forza vera, il coraggio di cui oggi c’è bisogno: quello della pace. Chiediamo per tutti noi l’aiuto concreto a costruire un tavolo di dialogo che sia tale, sicuro, giusto e per scegliere un’architettura di pace con diritti e doveri.
Concludo con la preghiera di Papa Leone XIV affidata per la ricorrenza del transito. San Francesco che ottocento anni or sono andavi incontro a sorella morte come un uomo pacificato, intercedi per noi presso il Signore. Tu che nel Crocifisso di San Damiano hai riconosciuto la pace vera, insegnaci a cercare in Lui la sorgente di ogni riconciliazione che abbatte ogni muro. Tu che, disarmato, hai attraversato le linee di guerra e di incomprensione, donaci il coraggio di costruire ponti dove il mondo erige confini. In questo tempo afflitto da conflitti e divisioni, intercedi perché diventiamo operatori di pace: testimoni disarmati e disarmanti della pace che viene da Cristo. Amen.
