Preghiera per la pace in Ucraina

Come pregare sempre, senza stancarsi mai? Tanto più ora che la nostra generazione si stanca subito ed è così poco abituata all’attesa, confonde la rapidità con l’efficienza, si misura poco con il suo limite. E vuole non stancarsi, cioè non arrendersi, ingannata dal male che vuole sempre dimostrare l’inutilità della preghiera. Di quella lotta che sempre la preghiera esprime, di quella ribellione al potere del male che è la preghiera. Ma c’è un rapporto diretto tra la mancanza del timore di Dio e il non avere riguardo per nessuno. L’idolatria di sé cancella la realtà stessa e la relazione verso il prossimo. La giustizia diventa l’idolatria di sé. Dio, invece, ricorderà sempre a tutti di essere custodi del proprio fratello e ci ammonirà di dominare l’istinto, che altrimenti ci domina, ricordandoci che nella fraternità tutto è nostro.

Quale giudice terribile è la guerra, che qualcuno pensa giusta, con tutto quello che essa genera! Oggi ricordiamo l’inizio della guerra in Ucraina, il giorno in cui l’esercito della Federazione Russa ha invaso il territorio.

 Quattro anni, una ricorrenza dolorosa e vergognosa per l’intera umanità, disse un anno fa Papa Francesco. E la vergogna è aumentata. Una lunghissima notte di disperazione, che attende il sole della pace. Una Quaresima, che attende la Pasqua, l’unica vittoria che tutti dobbiamo cercare, la Pasqua della pace.      I suoi eletti sono quelli che egli ama e chiama suoi fratelli più piccoli. Fratelli più piccoli, che è quella folla di vittime, uomini, donne, bambini, anziani, che la guerra produce. La guerra è fame, è sete, è trovarsi nudi, spogliati della dignità e anche esposti al freddo terribile delle case senza riscaldamento. È essere stranieri nella propria terra e nel mondo, perché privati della propria casa. È essere prigionieri, malati, perché mancano le medicine e le cure. Quello che era normale non lo è più, come ricordano le tante e terribili immagini di morte che dobbiamo conservare nel nostro cuore, con tanta sofferenza.

Come quelle, fin dall’inizio, dei primi bombardamenti sugli ospedali. Come quell’immagine che ritraeva Irina Kalinina, 32 anni, che il 9 marzo del 2022, quattro anni fa, stava per partorire una bambina. Ferita, venne portata all’aperto e morì insieme al figlio.

I piccoli gridano giorno e notte. Il grido è ascoltato da Dio, che vuole sia fatta loro giustizia prontamente. E ogni volta che quel grido viene accolto, è un po’ di giustizia che ripara l’ingiustizia e la violenza della guerra.

La preghiera ci fa ascoltare questo grido e non si stanca, libera dalla stanchezza. E la fede. Perché la fede è la forza degli umili che sconfigge quella dei prepotenti. Senza la fede vince l’abitudine, la rassegnazione, quella globalizzazione dell’impotenza che fa accettare la logica terribile della guerra.

La Chiesa, come ha chiesto Papa Leone XIV, cerca solo che tacciano le armi, che cessino i bombardamenti e si giunga senza indugio ad un cessate il fuoco, e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace.

Anche la Comunità, e tutte le nostre Comunità, hanno fatto proprio il grido che giorno e notte sale al cielo. L’invocazione di aiuto e di pace, che cerca una pace autentica, giusta e duratura. Le nostre Comunità in Ucraina hanno rappresentato in questi quattro anni una sicurezza, conforto, luce di speranza, calore nel freddo terribile della violenza. La Comunità, e chi ha fede, genera pace, la semina, è già un’arca di pace nel diluvio della guerra. Ha una forza umile di pace. Come Nadia, che significa peraltro speranza, sfollata dal Donbass nel 2014 verso Karkiv e poi rifugiatasi a Kiev con suo figlio, che racconta che con la Comunità ha cominciato a vedere le altre persone e a capire le loro difficoltà. E ora dice: “Adesso la mia speranza è che ognuno capisca che la priorità della propria vita è la vita degli altri”. E Vladislava, profuga a 15 anni, evacuata il primo giorno di guerra con i Giovani per la Pace, che ora aiuta gli anziani e dice: “La loro solitudine è stata anche la mia, ho imparato che se ci facciamo vicini alle persone che hanno bisogno ci liberiamo dai sentimenti della guerra. I nostri sentimenti diventano anche i loro e quella che muore è la solitudine”. “La pace è questa!”, ha detto. Ecco, questa nostra madre, che è la Comunità costruisce la pace. Cerca la giustizia dell’amore, vivendola, praticando le opere di misericordia verso i fratelli più piccoli di Gesù. E così comincia la pace. La Comunità è l’abbraccio, vivere senza nemici in una terra dove l’inimicizia si respira con l’aria irrespirabile di morte. E un nostro fratello ha aggiunto: “Per questo adesso provo a pensare che nessuno è mio nemico e ad avere per nemico solo l’odio. Il mio nemico adesso non sono le persone, è la guerra. Il perdono è difficile darlo, ma possiamo cominciare a chiedere perdono per come siamo, perché aiutiamo troppo poco gli altri, e perché gli altri muoiono. Alla fine, il perdono arriverà da Dio”.

Preghiamo, allora, perché il sole della pace venga presto a illuminare la notte della guerra. E preghiamo perché il dialogo cresca, perché si moltiplichino i contatti, e le prevedibili difficoltà siano superate con il concorso di tutti. Anche, finalmente, dell’Europa, per la quale vale la domanda: quanto poco ancora abbiamo fatto per il dialogo e per la pace? Perché i conflitti non si risolvono con le armi ma con il dialogo. Ma si risolvono! Questa convinzione richiede lo sforzo di tutti. Questo nostro tempo, diventato così tanto l’età dell’odio, ci chiede di avere un cuore disarmato. Di lavorare in un servizio di puro amore che ripara le ferite e che realizza, oggi, la pace. Dopo quattro anni, con ancora maggior insistenza e convinzione, chiediamo giustizia. Con la preghiera bussiamo al mistero della storia, perché diventi luce della pace. Sapendo che il Signore prepara le vie della pace nei cuori chiusi degli uomini.

Il metropolita Andrij Sheptickij, capo della Chiesa greco-cattolica, scrisse nel 1942 una lettera pastorale, nel pieno della tempesta della Seconda guerra mondiale, dove diceva: “Il popolo che si abitua all’omicidio, che non si impressiona, che non si indigna per quel crimine, perde lentamente il senso dell’amore cristiano verso il prossimo. Si abitua ad una forma di odio e lentamente si infetta con il veleno dell’odio. Le persone iniziano a pensare che l’odio sia un fenomeno naturale. Preghiamo per la pace universale dell’umanità. Perché la terribile miseria, che l’attuale guerra rappresenta per l’umanità, ci mostra ogni giorno quanto le persone abbiano bisogno di pace. E quando preghiamo per la pace e per l’umanità, dobbiamo pregare di più per la pace dentro il nostro popolo, per la pace dentro di noi. Per la fine dell’odio, della lotta, dell’inimicizia e, lo dico con le lacrime, dello spargimento di sangue. Il mondo sta morendo per mancanza di amore, sta morendo per odio umano, non smettiamo di implorare l’Onnipotente di far piovere dal cielo abbondanti e calde piogge della sua santa grazia”.

Ognuno di noi può essere una goccia di quella calda pioggia della sua santa grazia. E ognuno di noi può combattere la mancanza di amore con il suo amore. Perché venga presto la Pasqua della pace.

Basilica di Santa Maria in Trastevere - Roma
24/02/2026
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