Omelia della seconda domenica di Quaresima

Bologna, Casa del clero
08-03-2020

Sperimentiamo oggi la privazione della celebrazione liturgica nelle tre regioni del nostro paese più colpite dal contagio. Quanta sofferenza! Di fronte al male comune dobbiamo avere tutti attenzione al bene, personale e comune, seguendo con responsabilità le indicazioni di sicurezza e cambiando stili di vita per evitare il propagarsi del virus.

E’ così necessario pensando che quasi sempre sono i più fragili tra noi ad essere colpiti. Questo digiuno ci spinge a scoprire o riscoprire quello che perdiamo, a comprenderne l’importanza, a liberarlo dalla scontatezza, a desiderarlo. L’arte dell’amore sa trarre dalle difficoltà motivo per crescere e amare di più. Oggi capiamo personalmente quello che vivono ordinariamente tanti che sono sempre privati della partecipazione all’eucarestia: i malati, gli anziani, chi non è autosufficiente, i tanti cristiani perseguitati o quelli che non hanno celebranti.

Capiamo la grazia che viviamo di questa fonte e pienezza della nostra vita e delle nostre comunità. L’assenza ci fa provare fame del pane donato da Cristo ma anche ci spinge a cercare il pane della Parola di questo corpo, della quale possiamo nutrirci. Apriamola, leggendo e rileggendola da soli e in famiglia. Possiamo iniziare con quelle del giorno.

Non si comprende l’Eucarestia senza ascoltare il Vangelo. L‘isolamento forzato ci aiuti a aprire la stanza del nostro cuore e a restare nell’intimità con un Signore che sta alla porta e non aspetta altro che gli apriamo per sedersi a tavola con noi. Se saremo soli con il Signore non saremo isole, perché il Signore vince ogni distanza, ci unisce ai fratelli, diremo sempre “Padre Nostro”, uniti in un legame spirituale con i fratelli non meno importante di quello fisico.

Non poterci riunire ci aiuta a considerare l’importanza di fare parte della Comunità, la grazia e la responsabilità di aiutarla. E poi se non possiamo spezzare il pane del cielo possiamo spezzare quello della terra, amandoci tra di noi e amando i poveri che sono lo stesso Corpo di Cristo deposto sull’altare.

Oggi molti parroci hanno preparato in Chiesa proprio l’Adorazione eucaristica: contempliamo questo mistero di solo amore per contemplarlo anche nei fratelli e nei poveri. Non si può amare il Corpo deposto sull’altare senza amarlo anche nei fratelli e nei più piccoli tra loro che sono i poveri. Tendiamo le mani per accogliere Gesù quando riceviamo la Santa Comunione ma tendiamo le nostre mani per servirlo nel povero e nel fratello che non sono una categoria astratta, ma un corpo, non sono un’idea ma un fatto, non sono sentimento ma un incontro.

Da questo digiuno così straordinario potrebbero nascere due decisioni, da realizzare appena le condizioni le rendono possibili. La prima è organizzarci tra fratelli per accompagnare alla S. Messa quanti non possono parteciparvi perché nessuno li accompagna.

Iniziamo subito! Proviamo con attenzione a visitarli e se non possiamo mandiamo a chi è isolato lettere, messaggi, fiori, segni di vicinanza. E la seconda è ricordarsi di invitare tanti che non conoscono il pane del suo corpo e della parola aiutandoli ad avvicinarsi, facendoli a sentire a casa con noi iniziando dalla nostra familiarità, perché partecipino alla mensa della misericordia. 

La privazione di oggi si aggiunge al disorientamento generale davanti ad un nemico invisibile, che può colpire tutti, che non rispetta graduatorie, cittadinanze e confini, che ci usa per colpire altri, proprio come sempre fa il male. Siamo vittime e allo stesso tempo artefici del male, unti e untori. E tutti dipendiamo dagli altri. Il male divide, crea distanza, sempre. L’egoismo ci rende isole nell’indifferenza, tanto che siamo vicini e non ci aiutiamo, potremmo farlo e non lo facciamo, lo facciamo e ci stanchiamo subito cerchiamo un interesse e roviniamo tutto.

L’amore del Signore invece unisce, ci trasfigura, ci rende belli, luminosi, gratuiti, prossimo l’uno per l’altro; ci insegna a comunicare; abbatte le distanze perché l’amore unisce e vuole vincere anche quella più grande, quella che divide la terra dal cielo. Combattiamo con convinta determinazione il nemico invisibile del male, il virus antico del divisore, seguendo Gesù che è venuto per questo e che ci dona un amore che nessuno può portarci via, più forte di ogni virus. Oggi è la domenica della luce, sofferta, umana e divina, che vince le tenebre, incoraggia, rassicura, mostra la bellezza che abbiamo anche nelle avversità. La Quaresima è proprio il combattimento di ognuno contro il male, a cominciare dal nostro cuore. Significa che il male non vince e si può sconfiggere! 

Gesù sale sul monte, ultimo Mosè che stabilisce la nuova ed eterna alleanza e affronta il male ultimo della morte con un amore pieno, fino alla fine e perché la vita non finisca. Gesù è il nostro alleato, ci libera dalla paura perché ci ama e ci insegna ad amare. Come fa con Pietro, Giacomo e Giovanni, Gesù solleva anche noi e ci conforta nella prova, perché non ci arrendiamo al male, non ci rassegniamo, non pensiamo di poterci salvare da soli.

Perdiamo la nostra vita per salvarla; perdoniamo invece di odiare, doniamo invece di possedere, andiamo incontro agli altri invece di passare dall’altra parte; ascoltiamo invece di parlare da soli o di parlarci addosso; comprendiamo e non giudichiamo; cerchiamo il bene nel prossimo e non la pagliuzza; serviamo invece di essere serviti, facciamo agli altri quello che vogliamo sia fatto a noi perché chi ha misericordia troverà misericordia.

Ecco come seguendo Gesù la vita si trasfigura e trasfigura la vita. Non è un altro Gesù a trasfigurarsi, un super uomo che non esiste, ma quello di sempre, nelle avversità sue e nostre, per rivelare in queste come è lui il Figlio di Dio, luce da luce. Gesù, messo a morte, umiliato e ucciso, è pienezza di luce. Ecco, tutti sperimentiamo la nostra debolezza strutturale, quella da cui scappiamo, che pensiamo potere cancellare, che ci sembra impossibile e che presuntuosi vogliamo evitare. Gesù nella debolezza mostra la luce piena della vita che tutto trasfigura.

“E’ bello per noi essere qui”: Gesù rivela l’immagine di Dio che abbiamo nascosta, la luce del suo amore che portiamo con noi, perché anche noi diventiamo luminosi e con il nostro amore diamo luce a chi la cerca, spesso nella disperazione delle tenebre. Sant’Agostino dice: «Ciò che per gli occhi del corpo è il sole che vediamo, lo è [Cristo] per gli occhi del cuore» (Sermo 78, 2: PL 38, 490). Doniamo la nostra vita invece di conservarla nell’avarizia e nell’egoismo, perché si trasfiguri e riveli la luce che contempleremo pienamente nel cielo. E che la anticipa oggi. Lui “ha vinto la morte ed ha fatto risplendere la vita”, scrive l’Apostolo Paolo, tanto più quando le tenebre del male spengono la speranza e distruggono la bellezza  

O Gesù tu ci guidi nelle ore di buio e della prova, doni luce ai nostri cuori e mostri la bellezza della vita tutta amata da Te. Tu resti con noi e ti trasfiguri con la tua passione perché possiamo vincere la paura di amare, di soffrire per amore. Signore, accresci la nostra poca fede perché pieni della tua luce vinciamole tenebre e le gravi incertezze del tempo presente. Ricordati di quanti si prodigano per guarire e alleviare le sofferenze dei malati.

Proteggi le donne umiliate, uccise e ridotte a oggetto. In unione con Papa Francesco, Signore, ti ricordiamo le vittime di ogni guerra e in particolare del conflitto nel Nord della Siria, tra i quali vi sono anche molti fratelli cristiani e tutti i fratelli in Abramo e nel Dio creatore di ogni uomo. Grazie Signore per la bellezza della tua luce, che ci fa sentire amati e protetti da te, che supera tutte le distanze e che nessuno può portare via dal nostro cuore. Pieni della tua santità ti chiediamo, Signore, di consolare, proteggere, aiutare il prossimo perché veda attraverso la nostra luce la Tua luce che non finisce. 

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