Omelia per la Messa dei popoli

Bologna, cattedrale
06-01-2020

Sono rivolte personalmente a ciascuno di noi le parole del profeta. E’ un invito forte, gioioso, paterno, entusiasmante: “Alzati!” Alzarci? Da dove? Alzati dal divano, quello che Papa Francesco aveva indicato ai giovani come il luogo della paralisi, dove pensiamo di essere felici, tranquilli perché immersi nel “mondo dei videogiochi” o dove passare ore di fronte al computer “mentre altri — forse i più vivi, ma non i più buoni — decidono il futuro per noi”, ad iniziare proprio dal condizionamento del mondo digitale, con i suoi insidiosi suggerimenti e le sue false verità. Ci sono divani per tutte le generazioni e qualche volta ne siamo così immersi che non ce ne accorgiamo più e scambiamo le nostre agitazioni per vita vera!

Alzati! Alzati dalla sfiducia e dal rancore perché ti sembra che non ti è stato dato quello che meritavi. Alzati dalla ricerca continua di cose e esperienze che non ti fa godere il tanto che hai, le gioie ricevute che disprezzi alla ricerca di quello che non trovi, finendo per guardare con fastidio o sufficienza il prossimo e non accorgerti degli infiniti regali che hai e non sai valutare. Alzati dalla rassegnazione, per cui sembra che niente valga la pena, che intorno tutto sia sporco, alla ricerca di una perfezione che non esiste, non guardando con simpatia un mondo che ti sembra sbagliato e non sai amare e che chiede solo amore. Alzati dalla paura che ti getta sempre per terra, che a volte deprime altre riempie di rabbia e che ti fa chiudere in te stesso, ripiegarti sui tuoi problemi, rinunciare, finendo per mettere al centro sempre solo quello che hai tu o pensi necessario per te.

Perché alzarsi? “Rivestiti di luce, perché viene la luce, la gloria del Signore brilla su di te”. E’ una proposta di amore, di luce. Sarai raggiante. L’amore è luce e Epifania è luce che rivela l’amore di Dio per la nostra vita individuale e per le genti tutte, senza distinzioni e classifiche, perché tutte amati e tutte parte dell’unica famiglia di Dio, universale, che ci fa trovare a casa con chiunque e ovunque. L’altro, qualunque esso sia, è un dono ed è nostro fratello.

Senza amore e bellezza, invece, l’altro mette paura o genera fastidio, anche quelli della nostra propria casa! La luce rende anche noi raggianti perché siamo amati, liberi dall’oscurità della tristezza e del poco amore. La luce è Cristo, questo bambino che ci è stato dato in dono, mistero di un Dio che rivela la sua onnipotenza nella nostra debolezza. Ci viene affidato. Non dimentichiamo che dobbiamo amarlo e difendere, come si deve fare con un piccolo disarmato, interamente offerto e dipendente. Lui è nato e, come mi scrisse poche settimane fa un neo papà quando nacque il figlio: “Oggi è nato un papà”.

Sì, nasciamo anche noi con Gesù, come padri, fratelli, di questo bambino. Lui è la luce dell’Epifania, come viene raffigurata in maniera commovente in tanti quadri della Natività, in cui è proprio il bambino la fonte della luce che illumina teneramente il volto di Maria e Giuseppe e tutta la scena. Quanto abbiamo bisogno di questa luce, come quando siamo nell’oscurità, costretti dalle situazioni a camminare a tentoni, senza riuscire a distinguere il cammino, come dei ciechi che vogliono vedere. Abbiamo bisogno di luce nell’oscurità grande della malattia e in quella più grande e definitiva della morte, che inghiotte la vita dei nostri cari e anche la nostra. Abbiamo bisogno di luce nelle tenebre fitte della guerra che cancella interi paesi con la violenza che non fa riconoscere più l’uomo perché è solo un nemico. Nel buio aumentano le paure, anzi tutto ci mette angoscia, appare minaccioso perché noi non siamo più niente e sembra nessuno ci riconosca più.

Alzati! Rivestiti di luce. E’ per te. Questo amore è per te, diventa la tua luce e tu stesso diventi raggiante, perché l’amore accende la vita, la rende luminosa. Ci viene affidata per tenerla in alto, non per nasconderla tenendola per sé, ma mostrarla con gioia a tutta la casa. I magi cercano proprio quella luce, quella che la stella nel cielo mostra ma che troviamo sulla terra. Siamo tutti magi e sono tutti magi, viandanti che non vogliono restare sul loro divano, ma affrontano con umiltà rischi e fatiche di chi cammina. Manifestiamo anche noi la luce di Cristo mostrando il nostro volto raggiante, cioè amato e amabile, capace di dare importanza all’altro, sorriso, accoglienza.

I magi non hanno trovato qualcosa da possedere ma Lui da amare. Davanti all’amore, diceva qualcuno, ci sono tre risposte: una ci dice che dobbiamo amare soltanto noi stessi; un’altra che dobbiamo amare solo gli altri; una terza che nell’amore per gli altri cerchiamo semplicemente il modo migliore per amare noi stessi. La risposta vera, soprannaturale, ci dice che dobbiamo amarci per potere essere capaci di amare gli altri, che dobbiamo trovare noi stessi col darci agli altri. L’uomo viene posto contro se stesso e contro Dio dal suo egoismo che lo separa dal fratello. Non possiamo amare noi stessi se non amiamo gli altri e non possiamo amare gli altri se non amiamo noi stessi. Cosa vuol dire amare noi stessi nella giusta maniera? Rispondeva così Thomas Merton “Accettare di vivere la vita come un dono davvero immenso e come un bene, non per quello che ci dà, ma per quello che ci rende capaci di dare agli altri.

Se viviamo non per noi ma per gli altri saremo innanzi tutto capaci di guardare in faccia le nostre limitazioni e di accettarle. Fino a quando ci adoriamo segretamente tutte le nostre deficienze rimarranno a torturarci o come una macchia che non si può nascondere”. Diventiamo, allora, specchio di questa luce, regalando l’amore che riceviamo! La luce della stella ha un nome e diventa la nostra stessa luce: Cristo. E’ Lui la luce che nessuno potrà mai spegnere nel nostro cuore, quella che trasforma la tristezza in gioia, la solitudine in compagnia, il deserto in giardino e che vedremo pienamente in cielo. Per questo i magi non hanno più bisogno della stella e non passano da Erode. Il mondo ci vuole suoi complici, ci alletta con considerazione e ruolo, corrompe facendo intravedere guadagni possibili, promettendo la felicità nell’avere, nell’obbedire a Lui, schiavi della sua forza. I magi hanno visto la debolezza del bambino ed hanno capito dov’è la vera forza. Hanno trovato la gioia che li libera da Erode e dalle sue false promesse: donano e non prendono, regalano e non posseggono, sono e non hanno, rendono preziosa la vita di Gesù perché Lui dona tutto. Anche per noi: è l’amore donato che non si perde, è amare Gesù e rendere prezioso il prossimo che ci riempie di gioia.

Grazie Signore che sei la luce che vince le tenebre e rende splendente la nostra vita perché amata da te. Insegnaci ad alzarci dalla diffidenza e dalla paura, ad essere amabili, disponibili, generosi perché forti del tuo amore. Grazie perché non ti rassegni alle tenebre e anche nelle tenebre più profonde siamo raggiunti dalla tua luce. Illumina con la tua gloria la vita di tutti i giorni, Dio che ti fai conoscere nell’amore infinito che entra nel tempo e nella storia. Insegnaci ad essere stelle che orientano il cammino perché tanti possano conoscere Te, amico buono degli uomini.

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