Omelia per la prima Domenica di Quaresima 2020

Omelia dell'arcivescovo nella Messa in Cattedrale per la prima domenica di Quaresima, con i Riti catecumenali per i catecumeni adulti
01-03-2020

Sperimentiamo in questi giorni grande incertezza, a volte infastidita presunzione altre un senso di smarrimento e di paura. Siamo privati di sicurezze e di tante abitudini ordinarie. Questo ci permette di capirne il valore. La privazione ci può aiutare a valutare i tanti doni che abbiamo, spesso scontati. Qualcuno avrebbe detto: “Ero felice e non lo sapevo”. Capiamo meglio anche come si vive in condizioni difficili, quelle che sono ordinarie per tantissimi uomini. Vediamo il male comune, il nemico invisibile che può colpire tutti, senza rispetto delle nostre graduatorie e categorie, senza confini. Questo ci deve spingere a vincere la vera tentazione che è salvarsi da soli per scegliere di amare il bene comune, anche questo per tutti, per ogni essere umano, essendo anche noi, ognuno di noi, un bene per gli altri. “Bisogna sapersi perduti, per voler essere salvati”, scriveva Madelein Delbrel. La quaresima è proprio questa scoperta, la lotta contro il male che vuole rendere la mia vita e la terra un deserto. Questa lotta inizia da me stesso, perché se io cambio inizia a cambiare il mondo, se io non ho paura di perdere trovo per me e per gli altri. E quanto c’è urgenza e bisogno! Nel mondo c’è tutti i giorni tanta sofferenza, si contorce con tanti insopportabili dolori. Quanti gemiti, come quelli dei bambini di Lesbo, abbandonati da tutti! Quante lacrime silenziose che non sono raccolte da nessuno e quanto è grande l’angoscia di chi scappa dalla guerra o quanto sono profonde le paure degli anziani soli e ancora più preoccupati in queste settimane! Tutti cercano umanità, cuori attenti, uomini che combattano il male con la forza e l’intelligenza dell’amore, l’unica, capace di sconfiggerlo. La paura ci avverte di un pericolo, ma poi è l’amore che ci fa capire come affrontarlo. Ecco perché la Quaresima ci chiede di cambiare e di non avere paura a perdere qualcosa di nostro per trovare quello di cui abbiamo davvero bisogno e per aiutare il Signore rendere il deserto un giardino. Perdiamo tempo con la preghiera, invece di riempirci di rumore, di immagini e tante parole che restano sensazioni. Scegliamo il silenzio dello stare con il Signore perché solo così lo ascoltiamo e iniziamo a parlargli con la confidenza dei bambini. Troveremo così Dio e il suo amore. Perdiamo qualcosa di nostro regalando con l’elemosina, anzitutto il nostro cuore, il tempo, la visita, l’attenzione, la compassione. Troveremo così il nostro prossimo e il suo amore. Perdiamo qualche abitudine che ci regola, come i giudizi o le parole senza misericordia, qualche tratto del nostro egoismo che è il vero tiranno che si impone sul nostro io; perdiamo qualche dipendenza digiunando da questa e troveremo il nostro io e finalmente l’amore vero per noi stessi.
Adamo ed Eva non vollero perdere quella che veniva presentata come un’opportunità da cogliere, altrimenti preclusa, che accarezzava il loro orgoglio. Il consiglio che Dio aveva loro affidato veniva presentato come fosse un’esclusione. Hanno in realtà già tutto nell’amore, ma assecondano il male che li spinge ad amare se stessi senza Dio. Il male si presenta come un amico vero, anzi, un consiglio che fa essere più se stessi. Quanto poco crediamo che nell’amore abbiamo già tutto e diamo retta a chi ci rovina! Il tentatore ci illude di farci noi padroni della nostra vita da soli, per stare così bene, insinuando bisogni che non abbiamo, cercando di essere quello che non siamo o quello che in realtà è già nostro nell’amore. Perché nella casa del Padre “tutto quello che è mio è tuo”! Ma se facciamo Dio senza Dio, solo con l’io perdiamo l’amore e siamo costretti a cercarlo, imporlo, rubarlo, possederlo. E quando l’amore si possiede finisce, perché il vero possesso è nostro quando doniamo. La Quaresima è proprio il cammino per rientrare in noi stessi, per trovare l’essenziale, quello che ci serve, per sentire quanto siamo già amati, per imparare ad amare, liberandoci dal nostro peccato che è l’egoismo e il non amore. Ci scopriamo tutti come Adamo ed Eva, sorprendentemente capaci di compiere il male, contagiati dall’egoismo e riscattati da Gesù che ci ama pienamente, dando la vita perché anche noi amando Lui la troviamo. E’ il virus antico del male, che abbiamo nel cuore ma che possiamo combattere e dal quale liberarcene lasciandoci amare da Gesù. Lui ha vinto il male, ha combattuto le prime e le ultime tentazioni. Infatti il male vuole rovinare anche Gesù, piegarlo alla sua logica, contagiarlo con la diffidenza, con l’amore per sé stessi, facendo dell’io il Dio della nostra vita, senza Padre.
Il male approfitta delle condizione di debolezza e conosce le nostre fragilità. Si presenta quando ebbe fame. Con il male lui non c’è neutralità: o lo mandi via o finisci per diventarne tu prigioniero, convinto di ottenere quello che ti serve, di usare non di essere usato! La prima tentazione è dimostrare chi si è facendo dei sassi il pane per nutrirsi. Gesù non accettò di fare del suo bisogno il centro di tutto; di rispondere all’istinto della fame facendo di questa giustificazione per usare per sé quello che è e che ha. Anche all’ultimo gli diranno: “Se sei il figlio di Dio scendi dalla croce”. Gesù dimostra chi è perché vive anche di pane ma non di solo pane e non riduce mai la vita a consumo. E’ se stesso moltiplicando il pane per gli altri, non salvandosi ma salvando i suoi amici, non piegando tutto a sé ma piegandosi sulle necessità del fratello. Gesù non usa il Padre per sé, lo ama e si affida a Lui! La nostra vita è molto più importante del pane e possiamo nutrirci di quella parola di amore che sola può saziare la fame. Non stiamo bene rifugiandoci nel benessere economico. Come riduciamo l’ambiente quando tutto è piegato al nostro bisogno immediato? La seconda tentazione è chiedere a Dio di fare quello che vogliamo noi e non viceversa. E’ anche la tentazione del gran gesto, dello spettacolare, di provare emozioni sempre nuove pensando così di trovare la risposta alla nostra domanda di amore, invece di seguire l’umiltà dell’ascolto e l’obbedienza di mettere in pratica. La terza è l’idolatria del potere, vendersi per un regno, accettare qualsiasi condizione pur di diventare padroni. E’ la tentazione della corruzione, piccola o grande che sia, che nasce nel cuore degli uomini e finisce per contagiare tanti, facendo credere che tutto è possibile! Quanti regni consumati dalla voracità degli uomini! Quanti beni sottratti ai poveri e a chi viene dopo di noi perché presi da noi!
Gesù è figlio e sa che nell’amore ha tutto e per questo non accetta alcuna complicità con il male. Risponde senza ambiguità, senza compromessi, non relativizza tutto, non divide il suo cuore tra tanti padroni. Così il deserto si popola di angeli che lo servono. Ridiventa un giardino. Il contagio del male è sconfitto. Quando lottiamo contro il male troviamo un cuore pieno di vita, di consolazione, di misericordia. E noi stessi nel deserto possiamo diventare stessi angeli d’amicizia per chi è debole. Cambiamo il nostro cuore, lottiamo contro il male ed il deserto fiorirà d’amore.

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