Solennità della Beata Vergine di San Luca

25-05-2017

E’ una grazia ritrovarci attorno a Maria. Ci fa bene. Non vogliamo che passi invano l’incontro con lei. Qualche volta le abitudini ci rendono sufficienti e tiepidi. E’ da ricchi sciupare le opportunità per la nostra salute spirituale, per la consolazione delle inevitabili ferite, per la speranza che supera la persuasiva disillusione, per la gioia che ci coinvolge e ci libera dalla tentazione di accontentarci. Maria visita, continua venirci incontro con fretta, piena di gioia. Ci aiuta a fermarci con lei, a lasciare spazio nelle
nostre preoccupazioni ordinarie per ritrovare quello che abbiamo di più caro, l’essenziale, perché Maria ci porta sempre a Gesù. Maria ci fa sentire la dolce presenza di una madre di cui tutti abbiamo sempre bisogno. Triste l’uomo che pensa di poterne fare a meno, perché così perde anche la paternità di Dio e la sostituisce con il proprio protagonismo o con il grigio di abitudini sciape di amore vero. Ritrovarci con Maria, con questa Madre che ci ha generato e che serviamo con tutto l’amore che si ha per una madre, aiuta quella fraternità particolare che è il nostro presbiterio. Qui tutti ci ritroviamo per quello che siamo per prima cosa: figli. Solo questo ci permette di essere fratelli, chiamati, solo per grazia, ad esercitare la paternità, insegnando, cioè, a chiamare uno solo come padre, quello celeste. Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, “per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli”. Lodiamo Dio per questa maternità, della quale mi sembra che tutta la nostra città e paesi sentono l’attrazione e ne hanno bisogno. Quando ci pensiamo da soli (attenzione lo facciamo in maniera pratica!) e la fraternità si riduce a cameratismo, quando rendiamo la comunione un condominio tra particolarismi e beghe da campanile, quando giudichiamo
questa madre in modo politico tanto da non sentire più la vergogna per la
freddezza verso i fratelli, quando sensibilità differenti giustificano silenzi
o giudizi, vuol dire che siamo diventati figli solo anagraficamente. E al
Signore interessa il cuore. Ecco per questo sento tanto la grazia di essere
qui, di ringraziare per una sposa così bella, ricca di storia e di memorie, di
testimoni del Vangelo e di tanti santi anonimi che ci testimoniano la forza
della fede. Ringrazio di potere ritrovare attorno all’umiltà di Maria, la
fiducia e la gioia di essere parte di questa famiglia. Solo se saremo umili
faremo cose grande. E’ una madre da amare con tutti noi stessi e per la quale cambiare, crescere, migliorarsi. Come Giovanni è affidata a noi, ci appartiene e noi le apparteniamo. Come possiamo trattarla da estranea o tiepidamente, con sufficienza pratica? Come per Giovanni lasciamoci custodire da lei. Maria è la donna dell’Eucarestia. Maria, la Madre del Signore, ci insegna cosa sia entrare in comunione con Cristo. Maria ha offerto tutta se stessa, la propria carne, il proprio sangue a Gesù. Lei è l’Arca viva del Verbo. Seguendola capiamo perché l’
Eucaristia trasforma un semplice gruppo di persone nella famiglia di Dio. Maria ci aiuta a trovare la dimensione verticale e orizzontale del dono di Cristo.
“Chi riconosce Gesù nell’Ostia santa, lo riconosce nel fratello che soffre, che ha fame e ha sete, che è forestiero, ignudo, malato, carcerato; ed è attento ad ogni persona, si impegna, in modo concreto, per tutti coloro che sono in necessità” scriveva Papa Benedetto. Maria, donna dell’Eucarestia ci aiuta a cercare e servire comunità con il volto di madre, che sappiano accogliere, strappare dalla solitudine e dall’anonimato, seminando sempre, opportune et inopportune, il Vangelo della gioia, portando a Cristo. Perché colui che, credendo, dice Gregorio Magno, “diventa fratello e sorella di Cristo, predicando diventa madre. Quando infonde il Signore nel cuore di chi lo ascolta è come se lo generasse. E diventa madre di Cristo se, per mezzo della sua parola, fa nascere nel cuore del prossimo l’amore del Signore”.
Oggi condividiamo alcuni anniversari. Misurano i tratti, le “stazioni”, così
brevi in realtà, del nostro cammino, dove si intersecano provvidenzialmente e misteriosamente le nostre storie e quelle dei tanti fratelli che amiamo e serviamo. Tutti riceviamo molto dagli altri. La comunione ci permette di gioire, perché tutto è nostro nell’amore. Grazie per il servizio e per la storia che rappresentate. A volte può apparire insignificante, ma sappiate che non è così. E vorrei che ce lo dicessimo soprattutto con tanta fraternità, della quale abbiamo sempre bisogno e che è dono di Dio. Ringraziamo di cuore. Per alcuni i multos sono già tanti, ma ne chiediamo ancora! Per tutti multos annos e multa laetitia! Preghiamo sempre e con insistenza per le vocazioni e
perché il cammino di preparazione al prossimo sinodo che tra l’altro discuterà anche di questo ci aiuti a credere che tanti operai si metteranno a lavorare nella messe del Vangelo e del mondo.
Vorrei, infine, chiedere a Maria per tutti noi il dono della fiducia. Maria è
madre della fiducia: non resta ferma, compie lei il primo passo, va incontro!
Lo fa con gioia. Lei ha fiducia in noi. Ne abbiamo bisogno, per ritrovarla, per liberarci dall’affermarci amaramente da soli, per sentire come in realtà nella nostra vita e nel grembo delle nostre comunità, nonostante tutti i limiti e qualche vecchiaia, è nascosta la presenza della promessa di Dio, che esulta sempre quando incontra chi crede all’adempimento della Parola. I suoi sono inizi umili, umilissimi ed appaiono insignificanti per i sapienti e gli  intelligenti. Abbiamo anche noi tanto bisogno di sentire questa fiducia per guardare avanti, nonostante le difficoltà che qualche volta ci disilludono o ci fanno cercare con impazienza risposte immediate, più da organizzatori che da fiduciosi seminatori. Maria è una madre che ha fiducia perché sa che ogni uomo
può cambiare. Lo cerca con gioia, lo accoglie, cammina verso di lui, fa il
primo passo. Seguiamola, guardando con fiducia e donando largamente il Vangelo alla folla degli uomini certi che questo darà frutti buoni.
Con Venanzio Fortunato e con la fede della nostra gente preghiamo e cantiamo: “Ave stella del mare, sciogli le catene dei peccatori, da’ luce ai ciechi, allontana le nostre colpe, ottienici ogni bene. Mostrati madre. Grazie a te accolga le preghiere Colui che, nato per noi, volle essere tuo figlio. Rendici miti e puri. Prepara un cammino sicuro perché, vedendo Gesù, sempre possiamo rallegrarci”.

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