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Nell’abbazia di Pomposa, dedicata a Santa Maria Assunta, il cardinale Matteo Zuppi ha celebrato la solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria.
Una celebrazione particolarmente significativa nell’anno in cui Pomposa ricorda il millenario della dedicazione della chiesa abbaziale, avvenuta nel 1026 sotto l’abate Guido. Le origini del monastero risalgono però a molti secoli prima: sorto tra il VI e il VII secolo sull’antica Insula Pomposiana, circondata dalle acque del Po e prossima al mare, l’abbazia divenne nel Medioevo uno dei grandi centri spirituali e culturali dell’Italia settentrionale. Qui la preghiera e il lavoro hanno costruito nei secoli una vera città della fede. Qui visse Guido d’Arezzo, il monaco che rivoluzionò la musica occidentale con il suo sistema di notazione; qui soggiornò san Pier Damiani e, secondo una tradizione antica, passò anche Dante.
Il campanile, innalzato a partire dal 1063 e alto circa 48 metri, continua ancora oggi a dominare il paesaggio. Ed è proprio il campanile ad aver suggerito al cardinale Zuppi una delle immagini centrali della sua omelia: una torre costruita per essere vista da lontano e per fare arrivare lontano il suono delle campane. «La Chiesa doveva essere vista da lontano – ha osservato – orientare il cammino spesso incerto. Ma anche perché il suono delle campane arrivasse lontano, a tutti».
Per il cardinale, il millenario di Pomposa diventa così un invito a recuperare la memoria. Mille anni, ha ricordato, sono davanti a Dio «solo un giorno»: una prospettiva che ridimensiona l’illusione di essere senza tempo e invita invece a «contare i nostri giorni» mettendoli davanti al Signore. La storia dell’abbazia, attraversata da splendori e declini, da trasformazioni ambientali e dalle tempeste della storia, testimonia proprio questa capacità di durare senza chiudersi in se stessa.
Pomposa è stata nei secoli luogo di preghiera, accoglienza, cultura e lavoro: non una fuga dal mondo, ma un modo diverso di abitarlo. Da qui il richiamo all’antico principio benedettino dell’ora et labora. La spiritualità, ha sottolineato Zuppi, non porta fuori dalla storia: «chiede sempre il lavoro», perché la preghiera diventi concreta nelle scelte, nella solidarietà e nel servizio. Un passaggio dell’omelia è stato dedicato anche alla vocazione della Chiesa a essere una casa aperta a tutti. Il cardinale ha ricordato le parole pronunciate da Paolo VI alla conclusione del Concilio Vaticano II: «Per la Chiesa cattolica nessuno è estraneo, nessuno è escluso, nessuno è lontano».
Il cardinale ha quindi richiamato la necessità di una cultura della pace in un tempo segnato dalla guerra e dal riarmo: «Solo un cuore disarmato può disarmare un mondo che si riarma». E al centro di tutto, nel giorno della sua Assunzione, c’è Maria. La chiesa millenaria è infatti dedicata proprio a Santa Maria Assunta: colei che indica il cielo non come un luogo lontano, ma come la comunione con Cristo. «Ci avviciniamo al cielo – ha ricordato Zuppi – nella misura in cui ci avviciniamo a Gesù ed entriamo in comunione con Lui».
Da Pomposa, dunque, dopo mille anni, continua a risuonare lo stesso annuncio: guardare il cielo per imparare a vivere sulla terra. E il canto del Magnificat di Maria diventa anche la preghiera per il nostro tempo: «L’anima mia magnifica il Signore».


