In Cattedrale

Zuppi: Guerra, umanità e algoritmi

L'appello ai fedeli alla responsabilità di pregare e operare per la pace

Questo contenuto non è disponibile per via delle tue sui cookie

 

Una cattedrale gremita si è unita alla preghiera che Papa Leone XIV ha chiesto per la pace.

Il Sommo Pontefice  ha pregato nella basilica vaticana per implorare la pace in un contesto segnato da tensioni e conflitti. A presiedere la celebrazione nella cattedrale bolognese è stato il cardinale Zuppi, che ha offerto una meditazione intensa e concreta, capace di tenere insieme lo sguardo universale della Chiesa e il dramma reale dei popoli feriti dalla guerra.

«Ci ritroviamo come discepoli di Gesù nella comunione tra noi e con il Papa – ha detto – una comunione che ci rende universali». Il cristiano, ha spiegato l’Arcivescovo, non si chiude “in recinti” né si rifugia “in tane”: è chiamato a essere a casa ovunque e a fare di ogni luogo una casa per tutti. Da qui nasce la responsabilità di pregare e operare per la pace, davanti a Dio «crocifisso e risorto, Re della vita».

Il cardinale ha parlato senza retorica della realtà della guerra: una spirale che trascina dentro «il vortice delle incomprensioni, delle divisioni e dell’inimicizia», fino a rendere normale ciò che nella vita ordinaria sarebbe impensabile. «Quello che è follia – un delitto, un’ingiustizia – diventa permesso o persino necessario nella logica spietata della guerra», riassunta nell’antico principio “mors tua vita mea”.

Ma proprio dentro questa deriva si apre una possibilità: «Fermatevi!». Il grido che l’Arcivescovo ha rilanciato con forza, ricordando che le cause della guerra non si risolvono con altra violenza.

Citando Erasmo da Rotterdam, ha osservato come spesso la guerra venga giustificata e perfino nobilitata, mentre chi la condanna appare ingenuo o fuori dalla realtà. Al contrario, la pace è possibile. «È un dono di Dio – ha ricordato – ma va accolta e custodita». Riprendendo le parole di Papa Leone XIV, ha sottolineato che la pace «vuole e può abitarci», ha una forza mite ma reale, capace di resistere al male e di vincerlo

Da qui l’appello alla responsabilità della comunità internazionale: fermare la guerra prima che diventi una voragine irreparabile, lasciare spazio alla diplomazia, costruire percorsi concreti di pace.

La riconciliazione, ha spiegato il Cardinale, non è astratta: significa riconoscersi fratelli, farsi carico del dolore dell’altro, cercare soluzioni giuste e durature. È un lavoro che inizia nel quotidiano: «Possiamo farlo nel grande se ci esercitiamo nel piccolo». Anche la preghiera diventa così impegno: chiedere a Dio il coraggio della pace e, insieme, trovare modi concreti per far sentire la propria voce, anche nel confronto con le istituzioni. «Se la guerra è tornata di moda – ha concluso – torni ancora di più di moda la pace». Una pace che diventa cultura, diplomazia, stile di vita; un modo di pensarsi non contro gli altri, ma insieme agli altri.

condividi su