La celebrazione presieduta dall’Arcivescovo in San Domenico.
Prima di tutto la gioia del Vangelo, vissuta con umiltà, fraternità e compassione. È questo il cuore dell’omelia che il cardinale Matteo Zuppi ha pronunciato nella Basilica di San Domenico, in occasione della festa del compatrono di Bologna, presiedendo la solenne concelebrazione eucaristica martedì 4 agosto.
La celebrazione si è svolta nella parte anteriore della Basilica, tornata finalmente fruibile dopo l’importante intervento di restauro dei coperti. Accanto all’Arcivescovo hanno concelebrato il Provinciale dei Frati Predicatori, fra Robert Gay, il priore del convento fra Fausto Arici e numerosi religiosi dell’Ordine, insieme ai frati studenti. Il servizio liturgico è stato accompagnato dalla Cappella musicale della Basilica.
«Lasciamoci aiutare tutti dalla testimonianza mite, radicale, sapiente di san Domenico», ha esordito il Cardinale, ricordando che la santità continua a generare vocazioni anche oggi. I santi, ha osservato, non sono protagonisti, ma uomini e donne che hanno saputo mettere Cristo al centro della loro vita. «Il protagonismo individuale perde la sua efficacia perché serve a sé e non al prossimo. E non confondiamo umile con mediocre». Richiamando le fonti domenicane, Zuppi ha ricordato che san Domenico «anteponeva la santità alle sottigliezze del pensiero e il frutto spirituale alle foglie, che sono le parole». Un invito a non fermarsi alle apparenze o ai ragionamenti raffinati, ma a lasciarsi trasformare dall’amore, l’unica forza capace di rendere davvero migliore la vita.
Al centro dell’omelia anche una riflessione sull’«eresia» del nostro tempo: l’idolatria dell’io. Una cultura che invita a seguire solo ciò che si desidera, rifiutando il sacrificio e il dono di sé. «Abbiamo combattuto poco questa vera religione dell’io», ha detto il Cardinale, denunciando anche il rischio di un mondo digitale che alimenta capricci, dipendenze e rende sempre più difficile distinguere il vero dal falso.
Riprendendo l’immagine evangelica del sale della terra, Zuppi ha affermato che «il sale perde il sapore se non si perde»: una vita ripiegata su se stessa finisce per diventare insipida, mentre san Domenico «rendeva il Vangelo storia, vita, legame, amore pieno di sapore». La risposta all’errore, ha spiegato, non è la condanna ma la testimonianza. San Domenico combatteva l’eresia attraverso l’ascolto della Parola, la preghiera, la fraternità e il servizio ai poveri. La verità non si impone con lo scontro, ma attraverso un incontro che genera amore.
«La simpatia non è accondiscendenza e lo scontro non è verità», ha osservato, ricordando come il santo conquistasse tutti con la serenità del volto e la bontà del cuore. Quella gioia nasceva dalla familiarità con la Scrittura, vissuta come una lettera d’amore di Dio. San Domenico leggeva il Vangelo con venerazione, fino a baciare il libro sacro, e pregava «come se discutesse con un compagno». Nella parte conclusiva dell’omelia il Cardinale ha richiamato le parole di papa Leone sull’importanza di costruire fraternità attraverso il dialogo e l’ascolto, denunciando etnicismi, suprematismi e ogni forma di disprezzo dell’altro.
Citando Benedetto XVI, ha ricordato che la fede cristiana «umanizza la vita» e libera dalla chiusura egoistica. Infine ha indicato nella fraternità e nella compassione il lascito più prezioso di san Domenico, ricordando i gesti concreti della sua vita: la disponibilità a vendersi schiavo per liberare un prigioniero, la vendita dei propri libri per soccorrere i poveri e una predicazione così appassionata da commuovere fino alle lacrime lui stesso e i suoi ascoltatori.
Affidando la Chiesa bolognese all’intercessione del suo compatrono, il Cardinale ha concluso invitando tutti a lasciarsi guidare dall’esempio di san Domenico, perché il Vangelo torni a essere, oggi come allora, vita vissuta, fraternità e speranza.
Qui il video dell’omelia integrale dell’Arcivescovo.








