Mercoledì 5 giugno alle 21

Dionigi in San Petronio su «L’eredità di Roma»

La diretta del terzo incontro del ciclo “Destino dell’Occidente”

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Ultimo appuntamento del ciclo di incontri «Destino dell’Occidente»

Mercoledì 5 giugno alle ore 21.00  nella Basilica di San Petronio, il prof. Ivano Dionigi, già Rettore dell’Università di Bologna e Presidente emerito della Pontificia Accademia vaticana di Latinità, interverrà su «L’eredità di Roma» con letture da Virgilio, Seneca, Tacito, Kavafis. a cura di Sonia Bergamasco. E’ previsto il saluto del Cardinale Matteo Maria Zuppi. La serata è nell’ambito del ciclo di incontri “Destino dell’Occidente” proposti dall’Arcidiocesi, dalla Basilica di San Petronio e dal Centro studi “La Permanenza del Classico” dell’Università di Bologna con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.

L’incontro  sarà ripreso in diretta streaming sul nostro sito e sul canale YouTube di 12Porte.

«L’eredità di Roma nei confronti dell’Europa, di ieri e di oggi, è ricchissima – sottolinea Dionigi in un’intervista rilasciata a Bologna Sette di domenica 2 giugno -. È anzitutto un’eredità linguistica, con il latino “mater certa” della nostra cultura, dall’Atlantico al Mar Caspio. Poi un’eredità giuridica: il diritto romano è stato ed è matrice del diritto europeo. Ma l’eredità principale è quella culturale e politica, che si esprime, non per caso in latino, nel motto scelto nel 2000 per l’Unione europea: “in varietate concordia”, “concordia nella varietà”». «La civiltà romana infatti – prosegue Dionigi – a differenza di quella greca, è una civiltà inclusiva. La civiltà greca escludeva, era identitaria: teorizzava e praticava la superiorità dei greci sui “barbari”, tanto che per Aristotele era naturale che che i greci comandassero. Roma, al contrario, sapeva di essere nata da vari popoli, che avevano portato ognuno la propria “zolla di terra”: greci si nasceva, romani invece si diventava, tramite il di- ritto. Per questo, fino all’imperatore Caracalla, quella di Roma è una storia di inclusione, di estensione della cittadinanza. Purtroppo oggi l’Europa è guidata in gran parte da leader che non dialogano; essi devono invece riscoprire suo “sangue” di dialogo, la sua vocazione storica di inclusione: di, appunto, unità concorde – conclude Dionigi.- Roma è durata per la sua politica di inclusione: se non pratichiamo il dialogo, diventiamo irriverenti. Bologna poi ha in questo una legittimazione e responsabilità supplementare, per la sua Università “Alma Mater” fondata da studenti di tutta Europa: abbiamo, noi bolognesi, l’Europa “nel sangue”: una particolare dote che abbiamo ereditato e che ci responsabilizza».

L’intervista completa su Bologna Sette di domenica 2 giugno.

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