La Messa del cardinale a porte chiuse

La festa della Madonna del Soccorso

Una preghiera per l'epidemia e anche per ricordare i sacerdoti uccisi nel periodo bellico nel 75° della fine della guerra

BOLOGNA – Lunedì 27 alle ore 7.30, l’Arcivescovo ha celebrato la Messa, sempre senza la presenza dei fedeli, al Santuario della Beata Vergine del Soccorso, nel Borgo di San Pietro, che sarà trasmessa in diretta su E’tv-Rete7 e in streaming sul canale Youtube di 12Porte.

Ricorre, infatti, la festa della patrona, la Madonna del Soccorso, detta anche del «Voto», appellativo che risale al 1527, quando a Bologna dilagò la peste e i primi casi si verificarono proprio nel Borgo di San Pietro. I fedeli ricorsero allora all’aiuto della Beata Vergine facendo una grande processione nella seconda domenica dopo Pasqua.

Da secoli, la Madonna del Soccorso è venerata come protettrice dei Macellai della città e il Cardinale ha avuto un ricordo anche per Giorgio Guazzaloca, nel terzo anniversario della sua morte. L’ex sindaco di Bologna, che aveva esercitato la professione di macellaio era sempre stato molto fedele alla festa della Patrona.

«Quest’anno l’antico voto di portare l’Immagine in processione non potrà essere mantenuto – spiega il rettore e parroco mons. Pierpaolo Sassatelli – a causa della pandemia. L’Arcivescovo con la sua celebrazione solennizzerà la festa della nostra patrona».

Il Card. Zuppi, inoltre, realizzando un desiderio manifestato già da molto tempo, si è recato a pregare nella «Cappella dei caduti» del Santuario stesso, dedicata ai sacerdoti bolognesi uccisi durante la Seconda Guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra, nella ricorrenza del 75° anniversario.

Un lungo elenco di venticinque preti uccisi dalle bombe ma anche dall’odio delle diverse parti, quasi tutti negli anni 1944-1945 e 1946. Due lapidi poste alle pareti laterali della Cappella contengono i nomi dei sacerdoti e la seguente frase: «Il sangue dei sacerdoti bolognesi che caddero nella Seconda Guerra Mondiale fra le macerie delle chiese e delle case e sotto i colpi dell’odio di parte o eroicamente nell’esercizio del ministero sia pegno al mondo di fraterna concordia cristiana nel nome di Gesù Re della pace». Quindi la firma, quella del «Collegio dei parroci urbani» che nel 1966 volle la dedicazione della Cappella e curò la posa delle due lapidi.

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