Essere qui con Maria, personalmente e come presbiterio, è una gioia interiore, che consola, rassicura, ci aiuta a “ripensare”, ci corregge perché ci ricorda che siamo figli bisognosi del suo amore. Sento la gioia di essere qui, la sobria ebrietas, consapevole certo dei problemi e del peccato ma anche fiduciosa perché soffia il vento del suo Spirito che rende nuovo ciò che è vecchio, addolcisce la durezza del cuore, riempie di Dio e ci rende forti della sua gioia. È un vento che libera dalla tentazione di vedere solo il negativo che ci rende prigionieri delle abitudini, che ci rende incapaci di riconoscere oggi l’albero perché abbiamo tra le mani solo l’apparentemente insignificante granellino di senapa. La sobria ebrietas si addice alla nostra età, anche anagrafica, che richiede di trovare l’essenziale, pieni della gioia di essere suoi e di servire questa Madre. Guardiamo assieme l’Immagine così cara e tanto distintiva della nostra Chiesa di Bologna. Lasciamo che la luce del suo amore illumini i nostri problemi, dissipi le oscurità profonde delle tristezze e delle amarezze, ci aiuti ad affrontare le difficoltà, ad amando le differenze anche tra noi e a custodendo e a rafforzare l’unità e la fraternità, liberi dagli orgogli e dalle ritrosie, e lasciamo che ci esalti proprio perché umili e fiduciosi nella grazia che solleva dalla miseria e rende grande la nostra povera vita.
Tutto è cominciato con un «sì». Ognuno di noi, ripercorrendo a ritroso i suoi anni, confrontandosi con la sua debolezza, ritrova con sorpresa la gioia del «sì», che ha orientato e cambiato per sempre la nostra vita, più forte del nostro peccato. Maria, al momento del «sì», non sa cosa comporta credere all’adempimento della parola e quale spada attraverserà la sua anima, ma si abbandona con fiducia all’amore di Dio. Le nostre storie si intrecciano tra loro, unendo la nostra vita così com’è, con i limiti e le caratteristiche di ognuno. E questo è uno dei grandi motivi per cambiare, per essere migliori, per non pesare, proprio per amore di questa Madre in realtà fragile e vulnerabile, e anche per amarci come siamo.
Non abbiamo paura dell’umanità ma della divisione e, facendo a gara a stimarci a vicenda, siamo liberi da presunte superiorità, da ipocrisie che ci lasciano come estranei, dall’esaltazione del protagonismo o dall’assolutizzare le proprie ragioni. Sento la grazia di questo presbiterio, i vari anniversari ce la testimoniano e ci invitano a vivere l’impegno di pensare insieme l’azione pastorale e di costruire comunità di relazioni vere, umane, spirituali, piene di Dio ma anche veraci umanamente. In un tempo di tanta idolatria dell’individualismo e nella stagione della forza con le sue conseguenze drammatiche, non dimentichiamo che questa nostra Madre è minacciata, ma anche che è Lei che contiene la via, la verità, la vita, l’amore che genera ad una vita nuova, speranza nostra e dell’umanità tutta, pace che abbatte i muri di divisione.
Questa Madre ci fa contemplare il nostro noi e mostrandoci Gesù ci ricorda che di questo noi fanno parte tutti i fratelli piccoli e i “fratelli tutti”, che sono suoi e nostri nell’amore. Certo, sappiamo come per i presbiteri il peso sia grande e viviamo le difficoltà di una Chiesa che trasforma la sua presenza nel mondo, dentro il mondo senza essere del mondo. Tanti, in modi a volte scontati o rivendicativi, ci chiedono però un bicchiere di acqua fresca in una vita segnata dal deserto spirituale, desiderano una speranza dopo i fallimenti e le delusioni, sperano in una parola vera in tanta confusione e incertezza. Aiutiamo questa Madre che incoraggia la scelta del bene e sa trovarlo in ognuno, che non dimentica nessuno, che fa sentire a casa e anche insegna a stare a casa, ad essere familiari, una Madre che cura con pazienza ferite profonde e che chiede di aiutare il prossimo. Una Madre e non un esperto, un tecnico. Maria ci aiuta a riconoscere e capire che la Parola di amore che seminiamo raggiunge la terra buona e cresce in modi che ci superano. A volte ci sentiamo smarriti perché constatiamo che il nostro linguaggio sembra non adeguato alle domande e alle sfide di oggi, vorremmo risposte definitive in tanta incertezza. Maria ci ricorda che la verità unica e umanissima è Cristo e la sua Parola di vita eterna. Le nostre comunità sono “arca” nella quale è presente la Parola di Dio e il pane della sua presenza, perché in esse gli uomini incontrino Dio e conoscano la realtà del Cielo.
Mettiamoci anche noi in viaggio come Maria nell’amore che non si pone limiti, perché niente è impossibile a Dio e anche a chi crede. Maria cerca Elisabetta. Ha fretta, ma anche pazienza, fermandosi da lei per tre mesi. Potremmo dire che non ha nessuna certezza tra le mani eppure ha già tutto perché ha la Parola che si adempie e Gesù nel suo grembo. Bisogna che attraversiamo le montagne e cerchiamo Elisabetta scoprendo così che è piena di Spirito Santo, che anche lei crede nell’adempimento e ci aiuta a riconoscere la presenza feconda del Signore. Abbiamo tanto bisogno di Elisabetta, di tanti collaboratori che aiutino Maria, arca umana dell’amore di Dio, e che costruiscano con noi case dove la presenza di Cristo parla attraverso lo spezzare il pane della Parola, dell’Eucarestia, della carità e della carità fraterna. Per la nostra generazione, che fa fatica a distinguere le notizie vere da quelle false, che vive una vita frammentata, sballottata da tante esigenze, tra presunzioni e nichilismo, tra paura e violenza, Elisabetta aiuta Maria ad essere arca della presenza di Dio.
L’essere molti di noi di mezza età o di età avanzata, vecchi, ci aiuta ad essere liberi dal demone di mezzogiorno che rende impazienti e scontenti, che fa sentire la fatica e nasconde la gioia del servizio e dei tanti doni che pure abbiamo, e ci aiuta a capire che questo nostro tempo è quello opportuno per servire da presbiteri la Chiesa. Maria ci aiuti a trovare leggerezza perché pieni del soffio dello Spirito, fiducia operosa nell’abbandono a Dio; ci aiuti a trovare e a donare pace perché disarmati, gratuiti, liberi da pretese personali, forti nell’amore.
Ecco perché insieme a Maria magnifico il Signore per la Chiesa, e per questa nostra Chiesa, arca dell’alleanza nuova ed eterna, che ci dona Gesù, Signore nostro. Magnifico il Signore che, nell’incertezza e in una sofferenza del mondo incalcolabili, in tanta dissennatezza, ci dona una Madre senza confini, casa di pace che fa suo il gemito della creazione e la sua struggente sofferenza. Magnifico Dio che ci aiuterà a riconoscere i collaboratori che vivono il dono di sé, collaboratori di cui abbiamo bisogno e che ci aiutano e ci aiuteranno a edificare case di fraternità e di amicizia evangelica, piene dell’amore di Dio che si fa visibile, che ci è vicino con il suo essere lontano.
«La fedeltà di Dio ci stupirà ancora – ha detto Papa Leone XIV – se non ridurremo a monumenti le nostre chiese, se saranno case le nostre comunità, se resisteremo uniti alle lusinghe dei potenti, allora saremo la generazione dell’aurora». Sia così nelle nostre comunità. Con Maria, nostra Madre.
