Omelia al termine della Visita pastorale a Loiano-Monghidoro-Monzuno

Sento la gioia di San Francesco, quella che, ballando, ci hanno cantato i ragazzi di “Estate Ragazzi”. Nel loro inno ci invitano a metterci scomodi, controcorrente, contro questa forza impetuosa che incattivisce, che fa credere che l’unica risposta sia solo quella di riarmarsi e di rispondere alla forza con il male. Sempre il canto dell’inno dice che è nell’anima la rivoluzione e invita a fare del creato la nostra connessione. Così fece San Francesco aprendo il suo cuore alla connessione di amore con Dio. Oggi ringrazio molto anche per la connessione di amore che vediamo pienamente in questa celebrazione, che ci unisce tra noi e unisce il cielo e la terra. Sempre con il coraggio di chi crede, perché ci affidiamo all’amore di Dio che ci dona forza, la gioia di essere suoi, di ascoltare una Parola che riempie di speranza, che rende consapevoli di ciò che serve alla nostra vita, che insegna ad amare. Ma anche sempre con la responsabilità oggi di prendere sul serio il Vangelo, di non accontentarsi, di aiutarlo con il nostro amore, con quella compassione che Gesù prova verso un mondo dove tante persone vivono travolte dalla solitudine, dal dolore. Per questo Gesù ci invita a non avere paura degli uomini che possono umiliare il corpo, ma a temere quelli che fanno smarrire l’anima. La violenza ci riempie di paura, intimorisce e fa diventare violenti, poiché la violenza chiama violenza. E così si finisce facilmente presi dal suo vortice, accecati da questa che diventa un assoluto dal quale non si sa più uscirne e la cui vittoria è cancellare l’altro. Certo, ci spaventa l’imprevedibilità, il giudizio maligno, la cattiveria che si rivela improvvisa e lascia senza risposte. Abbiamo paura dell’incomprensione, di essere usati, che qualcuno possa approfittarsene. Ancora di più abbiamo paura di finire, della morte. Non abbiate paura, ci dice Gesù. Come si fa a non aver paura quando il mondo mette paura, quando il futuro sembra incerto e il presente insicuro? Non abbiamo paura perché con il suo amore siamo più forti. Non scoraggiamoci, non mimetizziamoci, predichiamo il Vangelo apertamente, davanti a tutti. Diceva Charles de Foucauld: «Gridiamo il Vangelo con tutta la vita!». Come il cuore dell’innamorato che, gonfio, vuole comunicare a tutti la sua esperienza. L’unica paura da avere è di perdere l’anima, di perdere la fede, di perdere la vita eterna. Noi siamo molto preoccupati della salute fisica mai per la perdita della fede e dell’anima. Non troviamo vita conservando il nostro corpo, studiando come preservarlo e avendo paura di rovinare i nostri tratti. Ma è possibile vivere volendo bene? È conviene essere agnelli in un mondo che spesso mette paura, sgomenta per la cattiveria, con uomini che rivelano la loro terribile capacità di fare del male? Gesù ci invita a non avere paura. Conosce i suoi discepoli. Sa che non sono eroi o angeli, ma uomini segnati dalla debolezza, dalle contraddizioni, facilmente condizionati dalle paure. Il coraggio è il suo amore ed è la fiducia che dona a ognuno di noi. Come si puo’ essere “agnelli in mezzo ai lupi” quando la regola è il proprio interesse, il volgare pensare solo a sé, la ricerca ad ogni costo della propria soddisfazione? Un mondo così violento finisce vittima delle sue paure. Gesù non usa la paura per costringerci a seguirlo. Anzi, ci libera dalla paura della fine, perché ci rassicura, ci insegna ad avere fiducia in Lui che conta perfino i capelli del nostro capo, che protegge quello che noi stessi non conosciamo della nostra vita. E la protegge tutta, perché la vuole piena, la ama tutta.

“Non c’è nulla di nascosto che non debba essere svelato”, rassicura Gesù. L’amore sembra perduto, sembre restare nascosto e quindi inutile, invece sarà rivelato, si vedrà. Per questo Gesù chiede di seminare con la nostra vita, di donare sentimenti di amore, di mitezza, di comprensione, perché tutto, alla fine, sarà svelato. Non si perde nulla del nostro amore. Noi, spesso, vogliamo vedere subito i frutti, verificare le nostre capacità con i risultati, con l’efficacia, come se voler bene debba imporsi subito e seguire la logica della convenienza. Non abbiate paura di volere bene sempre, comunque, anche quando sembra che non cambi niente, perché tutto quello che semini si svelerà. Come? In quelle parole finali, vero giudizio della nostra vita, sorprendenti: “Avevo fame e mi hai dato da mangiare”.

 “Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo. Temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima ed il corpo nella Geenna”. Non abbiate paura degli uomini ma solo del male. Gesù libera dalla paura della morte, della fine, della debolezza, paure che tanto ossessionano gli uomimi e la nostra generazione deformata dall’illusione di vivere sempre. Ci insegna a riconoscere il vero nemico, colui che può far morire l’anima. A cosa si riduce un uomo senz’anima o con un’anima piccina, soggiogata dal male? Chi darà anima al mondo? Temiamo, allora, l’amore per il denaro che ci rende insensibili, duri, approfittatori, qualche volta ladri o ricattatori. “Te lo faccio se tu mi dai qualcosa in cambio” è ciò che, spesso, regola i rapporti e qualche volta sostituisce i diritti. Temiamo quando lo star bene diventa la regola di tutto, e a tutti i costi. Temiamo il consumismo, feroce illusione che fa credere che tutto si possa comprare. Temiamo quando non troviamo più l’anima, non la nutriamo, la fuggiamo, la  riduciamo a psiche. Temiamo quando non l’ascoltiamo più, moltiplicando sensazioni e assecondando istinti. Temiamo il cinismo, la rassegnazione, il calcolo, l’interesse che uccidono l’anima e la forza che essa contiene. Se perdiamo l’anima come potrà amarla il Signore? Come potremo riconoscerlo? Dove troveremo altrimenti senso, sentimento, speranza?

Gesù libera dall’amarezza delle delusioni, dalla timidezza di fronte al male, e ci insegna a voler bene sempre, comunque. Ce lo ricordano i tanti, tantissimi testimoni che hanno dato la loro vita per gli altri, quei martiri di amore che non hanno avuto paura di chi aveva il potere di uccidere, che non si sono induriti, non si sono piegati al pensare solo a sé ed hanno conservato la loro anima, la capacità di voler bene, di resistere al male. Loro l’hanno conservata e l’hanno data al mondo. La vera forza non è la violenza, il potere, l’affermazione di sé. Queste cose non danno vita. La vera forza è l’anima, il cuore, soffio dello Spirito che viene da Dio. Riconosciamo Gesù venerandolo nella sua Parola e nel suo Corpo. Riconosciamolo servendolo nei suoi fratelli più piccoli. Per non rinnegare l’amore e per vincere la paura. Diciamo a voce alta il Vangelo, perché tutti ascoltino e diciamolo anzitutto con la nostra vita. Non si tratta di dare lezioni ma di dare di più. Ecco perché sarebbe un peccato tragico legare il Vangelo ai nostri piccoli recinti. E la conversione per le folle è l’opposto della rassegnazione, della chiusura e della resa al male.

Golf Club di Monzuno
21/06/2026
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