Celebriamo l’Assunzione di Maria e ricordiamo sempre che il Signore per farci salire con Lui è sceso, ed è sceso proprio nell’arca della vita che è Maria. È il mistero del Figlio di Dio che non smettiamo di contemplare. Solo per amore entra nella nostra fragile condizione, segnata com’è dalla caducità e umiliante per la nostra debolezza. Dio si fa uomo per farci grandi, non per umiliarci! Si umilia Lui! Ci insegna ad essere umani e ci mostra cosa c’è di eterno, in noi e anche in ogni persona. Quando l’uomo si crede Dio, si fa Dio, si comporta come se fosse Dio, diventa pericoloso per se stesso e per gli altri, perché cerca la forza nell’esibizione, nell’affermazione di sé, nel possesso, diventando distruttivo di se stesso e del prossimo. Maria è Assunta in cielo: tutta la nostra debolezza è trasformata in pienezza di vita! Ella è beata perché ha ascoltato e messo in pratica la Parola, l’ha resa carne con la sua carne. È piena di grazia e si lascia riempire di Dio. Rappresenta ciò che tutti noi siamo chiamati ad essere. Ed è Madre nostra, affidataci da Gesù. Prendiamocene cura, non disprezziamola mai, non indeboliamola attribuendole categorie che non sono sue, umiliando il suo amore, usandola, credendo di essere figli unici o gli unici che la capiscono, ferendola come avviene ogni volta che offendiamo un nostro fratello, seminando la divisione quando lei come tutte le madri vuole una casa di amore dove i figli diversi tra loro si amino. Pace e unità, tanto più in un mondo in guerra e diviso. Ringraziamo perché siamo affidati a lei e lei come Madre è immagine di ciò che ci attende, icona di ciò che la Chiesa, e ciascuno di noi, desidera essere.
Maria, come la Chiesa, deve lottare con il nemico suo e, quindi, nostro. L’Apocalisse sembra proprio descriverci questo tempo che vede prevalere il primato della forza, la “cultura della potenza” come la chiama – con molta preoccupazione – Papa Leone XIV. Il male, il grande ingannatore, imbroglia quelli che dividono credendo di difendere la verità e finiscono, invece, per essere sciocchi e presuntuosi complici del drago. È un mostro con sette teste! I signori della forza diventano i signori della guerra, con gli strumenti micidiali e temibili della distruzione – quante stelle cadono sui palazzi delle città, distruggendole, o sulle persone, con i terribili droni! -, e anche con i complici che preparano il terreno, che fanno crescere la violenza, l’odio, e pure con chi mette in discussione la solidarietà, non sa più cercare quello che unisce e finisce per pensare di essere se stesso affermando ciò che divide. Come si difende Maria dal drago? Papa Leone XIV continua a riproporre l’ideale di una “pace disarmata e disarmante”. Non è ingenuo! Anzi, è realista, perché questa è l’unica via per fermare il distruttore! Solo chi è disarmato può capire cos’è una difesa proporzionata, cercare soluzioni ai conflitti con ostinazione, coraggio, andando come San Francesco a parlare con il lupo, e potendolo fare proprio perché disarmato, sapendo che non era la forza a mettere fine alla violenza, ma la riconciliazione, ricostruire la fraternità, riparare le relazioni, come avvenne allora riportando il lupo proprio a Gubbio. Bisogna essere liberi dalla geometrica logica del riarmo, coinvolgente, eccitante, considerata indispensabile e risolutiva – soprattutto da chi produce e vende tortori! -, che obbedisce alla legge del rialzo per essere efficace. Non è un’esortazione generica! È scelta per salvare la donna e il bambino, la nostra speranza, la speranza! I credenti, se sono tali, devono pensarsi fratelli tutti, perché il futuro dell’uomo e del mondo è questa piena e tenera luce di Dio.
Oggi insieme a Maria impariamo a cantare il Magnificat, cioè a ringraziare. Lo facciamo così poco, non perché non abbiamo motivi per farlo ma perché non ci accorgiamo dei doni, ce ne impadroniamo pensando siano nostri, un diritto, dimenticando che li possediamo solo quando ne facciamo, a nostra volta, dono. Maria ringrazia anche se non ha visto nulla. Il bambino è nel suo grembo. Nulla era cambiato attorno a lei, eppure ringrazia con pienezza di cuore. “Dio ha già spiegato la potenza del suo braccio, ha già disperso i superbi, rovesciato i potenti, innalzato gli umili, ricolmato di beni gli affamati e rimandato i ricchi a mani vuote. La sua forza segreta è destinata alla fine a svelarsi» (MH 243). Con Elisabetta il cuore si scioglie. Nella fraternità troviamo conferma e siamo aiutati a vivere la nostra fede. Maria ringrazia non perché è senza spade che la trafiggeranno o senza domande e inquietudini che deve serbare nel suo cuore. Non ringrazia perché ha tutto ma perché ha Gesù, perché avviene in lei secondo la Parola, la accoglie in lei e la mette in pratica. Possiamo tutti imparare ad avere gratitudine per il nostro passato, pieno di ferite, di contraddizioni, di peccato, eppure storia di un amore tanto più grande del nostro cuore. Ringraziamo perché proprio umili come siamo abbiamo incontrato e continuiamo a incontrare la presenza del Signore che non ha smesso di darci fiducia e di farci attraversare le valli oscure, quelle dove ci siamo perduti, quella più grande della morte. L’umile ringrazia. Il superbo, chi si crede giusto e potente, rivendica o ringrazia se stesso.
Maria è madre di una famiglia. Costruiamo famiglia, essendo familiari tra noi, superando distanze, vincendo silenzi, mettendo da parte rancori, orgogli e ruoli. Pensiamoci comunità perché siamo di Maria, perché chi la prende in casa sua prende con sé anche tutti gli altri figli, specialmente i più piccoli. Impariamo a legarci gli uni agli altri con l’unico legame che il Signore ci chiede, quello vero e che ci libera: l’amore. Non potremo fare a meno degli altri, e non altri teorici ma persone, non quelli che pensiamo i nostri – perché poi alla fine l’egoismo ci rende sempre insofferenti verso il prossimo – ma chiunque. Spesso lo viviamo già: sono i legami santi della famiglia di Dio! Non si è cristiani senza una madre ma anche senza una comunità di fratelli e sorelle. Che gioia riscoprirci figli e quindi fratelli. Scrive Papa Leone XIV: “Curiamo le relazioni! In un’epoca che tende a velocizzare e frammentare, la carne umana continua a chiedere di essere curata e riconosciuta da mani capaci di tenerezza, da menti attente e da parole buone. La cultura digitale moltiplica le connessioni e offre nuove possibilità di incontro; tuttavia, il cuore umano conserva un bisogno irrinunciabile di prossimità” (MH 239).
Bisogna però avere lo sguardo di Maria. Dobbiamo guardare il mondo dal basso, con gli occhi di chi soffre, non con l’ottica dei grandi che alla fine guardano solo se stessi. Guardiamo “la storia con lo sguardo dei piccoli e non con la prospettiva dei potenti”. Interpretiamo gli avvenimenti della storia mettendoci nella passione della vedova, dell’orfano, dello straniero, del bambino ferito, del forestiero. Così Maria diventa «poetessa e profetessa della redenzione», perché dalle sue labbra sgorga «l’inno più forte e innovatore che sia mai stato pronunciato, il Magnificat; è Lei che rivela il disegno trasformatore dell’economia cristiana, il risultato storico e sociale, che tuttora trae dal cristianesimo la sua origine e la sua forza». E noi con Lei. Con gioia, deboli come siamo ma fortissimi perché pieni di amore.
Maria, accompagna i passi del nostro incerto presente e insegnaci a essere tuoi costruendo comunità di amore gratuito. Con te impariamo ad aiutare e ad alzare chi è debole, per capire la forza che rende eterna e piena la nostra vita. La tua umanità è magnifica, splendente di bellezza e di luce, perché piena di amore. Insegnaci a seguire il tuo Figlio per rendere, con il suo e nostro amore, l’umanità che sembra perduta, o insignificante, la magnifica umanità voluta e amata da Dio.
