Mercoledì delle Ceneri

Bologna, Cattedrale
17-02-2021

“Ci manca anche la Quaresima!”. Tutti noi, un po’ superficiali e istintivi come siamo, con un benessere ridotto a non avere problemi, reagiamo così all’invito di questo tempo di cambiamento! Anzi. Crediamo necessario, quasi un diritto in tempo di pandemia, riprendere la vita di sempre, dimenticare i problemi, pensare a sé, possedere, consumare, ritrovare un posto-paradiso dove i problemi si guardano da lontano e riguardano sempre altri. In realtà ci serve tanto la Quaresima!

Abbiamo bisogno di gioia vera, di primavera, di speranza e la conversione è al Vangelo dell’amore di Gesù. I sacrifici si fanno per la vita, come quelli così necessari per evitare il contagio. La risposta alla pandemia non è tornare nella bolla di sapone da dove guardare il mondo intorno. La Quaresima non è affatto crearsi problemi o complicarsi inutilmente la vita. Cambiamo per sconfiggere le pandemie. Iniziamo dal nostro cuore. Se io cambio cambia il mondo, non viceversa! E noi non vogliamo accettare la pandemia e tutte le sue sorelle, i flagelli o a quei cavalieri dell’apocalisse che seminano tanta sofferenza e morte! Vogliamo combattere il male non accontentarci di salvarci da soli, perché non ci si salva da soli! Cambiamo perché abbiamo capito che il male, che significa anche il mio peccato, è drammaticamente una cosa seria e che, per questo, solo un amore più forte e serio lo può sconfiggere. Questo amore ha un nome: Gesù.

La Quaresima e questa in particolare, è una proposta di speranza: si può cambiare, il mondo può essere migliore, tutti possiamo cambiare. Non c’è nessuno che è così lontano da non potersi avvicinare e così peccatore da essere condannato. Tanti se lo sono chiesto: usciremo migliori? Se non diventiamo migliori, saremo più induriti, più diffidenti, ci sentiremo in diritto di tenere lontani gli altri e di lamentarci mettendoci al centro. Ecco, la quaresima ci aiuta a vivere interiormente e personalmente quello che siamo costretti a vivere con la pandemia.

Dipende da ognuno di noi, ma camminare assieme ci aiuta a farlo personalmente. La quaresima ci aiuta a capire quello che abbiamo vissuto più di qualunque introspezione o analisi perché ci porta ad affrontare per davvero il deserto dentro di noi e nella storia degli uomini e a desiderare che diventi un giardino, il paradiso che Dio ha preparato per l’uomo. Il vangelo di oggi raccomanda di non fare vedere a nessuno le nostre opere buone, altrimenti perdiamo! Non curiamo l’apparenza, ma la sostanza! Per noi significa non metterlo nel web secondo il riflesso dell’istinto digitale, non aggiornare qualche profilo, ma scoprire l’immagine vera che abbiamo dentro, quello che Dio ci ha impresso nel cuore, senso di quello che siamo e facciamo. Non siamo soli.

La Quaresima ci aiuta a scoprire chi il male lo combatte per davvero: Gesù, che è amore e l’amore non può sopportare il male e non entra in complicità con questo. Non è esercizio per una perfezione individuale, ma entrare in sé stessi e nella realtà, cambiare per cambiarla. Il male in questi mesi ha con evidenza, quasi con sfacciataggine, umiliato le nostre presunzioni e illusioni: ha reso intere città degli uomini un deserto di vita, come aveva fatto prima in maniera invisibile indurendo i cuori, intossicandoci di indifferenza e rabbia, rendendoci deboli perché oggetto di tante paure, violenti perché ignoranti dell’altro, aggressivi perché pieni di difese.

Mariangela Gualtieri in modo mirabile ha descritto come eravamo: “Questo ti voglio dire ci dovevamo fermare. Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti ch’era troppo furioso il nostro fare”. La Quaresima propone a noi che siamo stati umiliati di diventare umili, a noi che abbiamo scoperto la vulnerabilità di cercare e scegliere la vera forza, a noi disorientati di avere speranza e per questo camminare come chi sa che c’è futuro ed è attento a chi viene dopo. La Quaresima ci aiuta a comprendere il significato spirituale della pandemia per fare di questa occasione per cambiare, per risorgere, per vincere il male. Le privazioni ci fare possono scoprire l’essenziale. Abbiamo perso tanto superfluo e forse ci siamo accorti che davvero lo era, che possiamo farne a meno, ma se non scopriamo l’essenziale, quello che conta per davvero nella vita, la verità che ci aiuta a orientarci, cercheremo solo di recuperare quello che abbiamo perduto. Ecco perché convertirsi a Gesù, verità della nostra vita. E’ un itinerario lungo, quaranta giorni, perché abbiamo capito con la pandemia che non basta un momento per liberarci dal male, che è illusorio pensare solo ad un grande sforzo e poi tornare quelli di prima, ma che per vincere il male c’è bisogno di fedeltà, pazienza, fortezza, temperanza.

Digiuno, preghiera e elemosina. Sono le discipline della Quaresima. Non disprezziamole. Si cambia con umiltà e concretezza. “La via della povertà e della privazione (il digiuno), lo sguardo e i gesti d’amore per l’uomo ferito (l’elemosina) e il dialogo filiale con il Padre (la preghiera)”, ci ha scritto Papa Francesco. Nel digiuno troviamo l’io, nell’elemosina il noi, nella preghiera il tu. Ci servono tutti e tre e uno aiuta e completa l’altro. Digiuno è una pratica materiale (se quelle spirituali non hanno una concretezza rischiano di non durare, perché siamo fatti di spirito e corpo!). Alcuni aggiungono alla disciplina indicata (oggi e venerdì santo digiuno e astinenza, i venerdì astinenza dalla carne) il digiuno dalle abitudini che ci regolano, che ci comandano e impongono le scelte, che diventano compulsive. Un mio amico tabagista riusciva a non fumare; c’è chi, goloso, non mangia dolci o chi rinuncia a bere. Digiuniamo anche disciplinando l’uso dei social per smettere di vivere per apparire, per capire cosa condividiamo e non per condividere qualsiasi cosa, per non perdere tempo che è dono prezioso di Dio. Digiuniamo dai giudizi che creano tanto distanziamento dagli altri o dalle vere “parolacce” che sono quelle che feriscono gli altri, che seminano divisione o offendono la persona. Digiunare dal nostro orgoglio per imparare a chiedere perdono, per curare i nostri rapporti e vincere ogni divisione. Oggi un vescovo ortodosso mi ha chiesto perdono, riconoscendosi colpevole se aveva fatto qualcosa di sbagliato. Così si curano le relazioni tra le persone e si guariscono. La preghiera richiede uno spazio per sé, anche fisico. Scegliamo quello che è possibile sia da soli sia insieme del nostro cuore, il Padre della tenerezza.

Troveremo ispirazione e luce interiore”, di cui abbiamo tanto bisogno per trovare la vera forza nell’incertezza e nell’oscurità di questo tempo. “L’uomo non è mai così grande come quando sta in ginocchio”, scriveva Papa Giovanni XXIII. Chi sta in ginocchio davanti al Signore non si inginocchia davanti ai potenti e si china sui poveri. Pregare per capire com’è il nostro rapporto con Dio. E’ occasionale? E’ un lontano principio ispiratore o un Tu da amare e da seguire? Tutti noi non sappiamo pregare e tutti impariamo a farlo, crescendo nell’intimità, poco alla volta. L’elemosina vera è donare il nostro cuore, non un grande gesto e basta, ma umiliarsi a regalare attenzione, gentilezza, importanza al prossimo, sempre con gratuità e fedeltà. Aiutiamo non un estraneo, ma un fratello che è in difficoltà. “Il poco, se condiviso con amore, non finisce mai, ma si trasforma in riserva di vita e di felicità”. Visitare, mettersi di disposizione di chi ha bisogno, garantire alcuni servizi, “fare” qualcosa per il prossimo è elemosina. Padre Marella ce lo ricorda.

Signore tu vuoi l’amore per tutti che libera dal male per tutti che è la pandemia. Donaci di cambiare il nostro cuore e la nostra mente, per risorgere con Te ad una vita nuova, per essere pieni di vita e per vivere la vita dono di Dio, senza paura di donarla, più forti di ogni male perché pieni del suo amore.

condividi su