Giornata comunicazioni sociali

Ascoltare con l’orecchio del cuore

Intervista al direttore dell'Ufficio comunicazioni sociali, Alessandro Rondoni

 

Domenica 29 maggio è la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, dal tema “Ascoltare con l’orecchio del cuore”.

Nel servizio di 12Porte (vedi sopra) la riflessione del Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi di Bologna e della Conferenza Episcopale dell’Emilia Romagna Alessandro Rondoni.

In merito al tema della giornata  venerdì 6 maggio a Cesena è stato organizzato il corso di formazione professionale continua organizzato da Ufficio regionale Comunicazioni Sociali della Ceer, Ordine dei Giornalisti Fisc, Ucsi, Acec, Gater.
L’evento si è svolto con il patrocinio del Comune di Cesena, la collaborazione e l’ospitalità del Corriere Cesenate e della diocesi di Cesena-Sarsina.
Diversi sono stati i temi toccati dai relatori, che hanno preso spunto dal messaggio di papa Francesco dedicato alla Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 29 maggio.


Monsignor Giovanni Mosciatti, delegato Comunicazioni sociali Conferenza episcopale Emilia-Romagna, si è espresso relativamente all’importanza del limite e al ruolo di un giornale nella vita: «Il senso del limite viene dato dal cuore, cioè dalla responsabilità che si avverte nei confronti delle persone. Proviamo a pensare a tutto ciò che è accaduto durante la pandemia: se non ci fossero stati i giornali dove avremmo trovato speranza? Un buon giornale è come un pane quotidiano che permette di nutrirsi e affrontare le sfide: aiutare, accogliere, creare speranza, connettere le persone».
«L’utilizzo di un linguaggio purificato dalle contraddizioni e dall’odio – sostiene Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio nazionale Comunicazioni Sociali Cei – comporta una sana presa di coscienza su ciò che vogliamo comunicare. Dobbiamo riflettere sulle parole che compongono le nostre narrazioni e che danno conto della realtà che ci circonda. Per una comunicazione efficace e accogliente non servono molte parole, servono quelle giuste».
Alessandro Rondoni, Direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali Conferenza episcopale Emilia-Romagna e della Diocesi di Bologna, in merito al tema della comunicazione tra pandemia e guerra, afferma: «Trovando nuove forme di collegamento siamo riusciti a mantenere il senso della comunità e abbiamo saputo rappresentare paura, difficoltà e vicinanza. La parola chiave del giornalismo del nostro tempo è essere vicini, accompagnare le realtà a cui siamo prossimi. Ora in questo tempo di guerra e crisi economica dobbiamo dare speranza, per farlo dobbiamo raccontare storie, vedere il positivo che succede e scegliere un modello di informazione inclusivo e non divisivo».
Anche il direttore di Avvenire Marco Tarquinio tra i relatori: «Siamo in un tempo in cui è difficile ascoltarsi, ognuno fa il suo discorso, e questo avviene specialmente tra i colleghi giornalisti. In questo momento di forte disagio, l’appello ai giornalisti della stampa cattolica è quello a un servizio da fare con pacatezza, senso del bene, senso di comunità. Questo è il nostro compito più urgente che parte dall’ascolto del disorientamento della nostra gente che sembra non trovare nemmeno nella politica le risposte. Bisogna ripartire per costruire quelle condizioni di pace che non si vedono, ma che mancano come il pane».

(In collaborazione con «Corriere Cesenate»)

 

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