La testimonianza di don Giovanni Bonfiglioli

Il ricordo di don Tiziano Trenti

Venerdì sono stati celebrati i funerali presieduti dall'arcivescovo

BOLOGNA – Pubblichiamo un ricordo di don Tiziano Trenti, scomparso martedì scorso al Policlinico Sant’Orsola a 57 anni.

A scrivere di lui è don Giovanni Bonfiglioli, suo compagno di Seminario. Le esequie sono state celebrate dall’arcivescovo venerdì scorso nella parrocchia di Santa Maria della Pietà; la salma riposa alla Certosa.

Don Tiziano è nato a Bologna l’8/3/1962 ed era figlio unico. Cresciuto sui libri, nonostante un carattere sempre un po’ chiuso ha ben presto dato prova di una intelligenza spiccata e multiforme. Diplomato al liceo classico, ha frequentato quattro anni di medicina e poi ha fatto l’anno di servizio civile. E’ entrato in Seminario con me nel settembre del 1989.

Negli anni della formazione ha mostrato tutte le sue capacità intellettive che l’hanno portato ad eccellere nelle materie teologiche e filosofiche, ma che spaziavano dalla botanica alla musica, dalla letteratura alla scienza, dalla culinaria all’arte, di cui era grandissimo esperto (l’unica grave lacuna era lo sport…).

Questi doni si sono sempre accompagnati a un lato del suo carattere tale per cui riteneva di essere sempre inadeguato e incapace.

Questi due aspetti insieme mi portarono già dagli anni del Seminario a notare che don Tiziano, estremamente dotato e acculturato, ha sempre ritenuto come suprema sapienza il fidarsi della Madre Chiesa e del suo bimillenario insegnamento.

Don Tiziano ha svolto il ministero diaconale a Castelfranco.

Da presbitero esercitò a Minerbio, poi per breve tempo a San Ruffillo e a Santa Maria Maggiore, infine a Santa Maria della Pietà. Qui ha provato a rianimare una comunità ormai senza vita, data la difficile situazione della zona; ha curato la piccola comunità neocatecumenale; ha iniziato a celebrare, su mandato del Card. Caffarra, insieme a don Alfredo Morselli e a me, la S. Messa in Rito Tridentino, intorno a cui è nato un coetus stabile e vitale.

Ha anche svolto l’incarico di segretario del vescovo ausiliare, mons. Stagni.

Grazie anche al magistero del card. Biffi, don Tiziano aveva imparato ad amare visceralmente la Madre Chiesa, nutrendo la propria intelligenza e la propria anima non dei teologi alla moda, bensì dei Padri e dei Dottori della Chiesa. Lo stesso card. Biffi, che lo stimava molto, gli affidò più volte il compito di scrivere le introduzioni ai suoi libri.

Penso che l’essere sacerdote fosse la sua gioia più grande, insieme alla sua più grande pena. La profonda comprensione teologica e la sensibilità esagerata si manifestano nella sue omelie, che sono a volte incredibili. Tra l’altro, sto cercando di raccoglierle perché non si perdano (forse dovrò fare hackerare anche il suo computer).

Come sempre capita quando si perde improvvisamente una persona tanto cara, sul momento non ci si ricorda di tante cose che verranno in mente con il tempo.

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