Il messaggio del cardinale Matteo Zuppi in questa particolare Quaresima

La forza della preghiera

Da domenica una Novena di preghiera con il Rosario alle 19

BOLOGNA – Pubblichiamo il messaggio dell’arcivescovo per questi giorni di  particolare Quaresima in cui stiamo vivendo l’emergenza sanitaria legata alla diffusione del Coronavirus. Il testo sarà pubblicato anche domenica prossima sul numero del settimanale diocesano Bologna Sette.

Sono davvero giorni difficili. Li affrontiamo con sentimenti a volte opposti. Il primo è la paura davanti un nemico invisibile e per questo ancora più temibile, che non rispetta nessuno, del quale potenzialmente chiunque può essere vittima e portatore. La paura rivela la nostra radicale fragilità, il sentirsi indifesi e ci spinge all’isolamento, accentuando tante ansie e scombinando l’equilibrio – in realtà fragilissimo – del nostro cuore. L’altro sentimento è il fastidio per una situazione non desiderata e non prevista, che porta a sottostimare le conseguenze e vivere come se niente fosse, perché non accettiamo che il male rovini i programmi, non rispetti la nostra volontà e necessità, cambi le agende, le abitudini ordinarie che diamo per scontate, mostri la vanità di tante sicurezze e presunzioni.

Assistiamo ad un’epifania del male che supera tutti i confini e i muri dietro i quali pensavamo essere tranquilli. La sua manifestazione è come un reagente che rivela le nostre debolezze, le incapacità strutturali, la difficoltà a pensarsi assieme e a cercare risposte condivise, l’abitudine a mettere avanti i personalismi, cioè il proprio interesse o convinzione, invece che la persona da difendere, l’individuo assieme agli altri e non l‘individualismo. Il male è invisibile, sembra innocuo, pensiamo riguardi sempre altri tanto da indurci a credere di potere essere spettatori distaccati o di potere non fare niente perché non ci riguarda. Scopriamo in realtà che tutto ci riguarda e che tutti siamo coinvolti.

Le difficoltà mostrano anche la grande generosità di tanti, il valore della solidarietà che ci spinge, anche qui istintivamente, a tirare fuori la parte migliore di noi. Ad esempio, quanta fantasia nei gesti, nei sorrisi con cui possiamo scambiarci la pace senza l’abituale stretta di mano! Quanti modi per aiutarci ed essere solidali tra noi nelle difficoltà! La prova ci chiede di liberarci dalla paura, sempre cattiva consigliera perché ci fa sembrare di difendere quello che ci serve e poi ci rende imbelli di fronte al male, spesso complici inconsapevoli. Sentiamo stonate, di fronte alla situazione, le risse e gli agonismi di parte, l’incapacità o la non volontà di superare quello che divide per cercare quello che unisce, scelta così necessaria sempre, tanto più nell’emergenza. Tanti si prodigano con professionalità e generosità nel sistema sanitario e nelle varie realtà che devono fare fronte all’emergenza, per ovviare la sofferenza, con uno sforzo enorme che si aggiunge all’attività normale! Lasciamoci aiutare e aiutiamo con consapevolezza e responsabilità. Nelle difficoltà ricordiamoci sempre che Dio è vicino a noi, nella prova non ci abbandona, come chiediamo nel Padre Nostro, e nella tempesta ci ricorda di avere fede; ci rimprovera perché ne abbiamo poca, ma è sulla barca con noi, vittima anche lui della furia dei venti e dell’acqua che vuole affondare la nostra fragile imbarcazione. <Bisogna sapersi perduti, per voler essere salvati>, scriveva Madeleine Delbrel. Da questi giorni possiamo uscire tutti migliori, meno attratti da una vita finta, <pornografica> perché solo di apparenza e inganno di un benessere mai raggiunto. Di fronte ad un male comune che coinvolge tutti, siamo più attenti al bene comune del quale tutti abbiamo bisogno. L’uomo non è un’isola e da solo muore.

Sono giorni in cui ci accorgiamo amaramente che il male esiste, ma anche che possiamo combatterlo e che possiamo farlo solo assieme. Questa è proprio la sfida appassionante della Quaresima: la lotta contro il male, che ci prepara alla Pasqua, cioè alla gioia della vita più forte del male, alla luce di Cristo che illumina il buio del sepolcro e che per sempre ci dirà di non avere paura. Combattere il male non è un esercizio di perfezione individuale: è lotta per la vita, seguendo un Dio che ama la vita, che la dona per noi perché impariamo anche noi a donarla. Lottiamo contro il male e la morte con la forza e l’intelligenza dell’amore perché il Signore ama ciascuno senza esclusioni, senza categorie o graduatorie. Egli non vuole che la luce della vita, a volte così debole, sia spenta dalle tenebre. Dio non si rassegna mai che il giardino diventi un deserto e farà di tutto perché il deserto diventi un giardino.

In questa Quaresima di lotta contro il male e di prevenzione da esso, riconosciamo con più chiarezza quanta sofferenza c’è attorno a noi e come non possiamo mai abituarci a questa. Quante persone sono prive delle cure necessarie o quante vittime della violenza – terribile virus che dobbiamo combattere sempre a cominciare dall’abitudine a parole che feriscono o dall’indifferenza che umilia e condanna – che ha ridotto migliaia di persone a profughi, come quelli che scappano dall’inferno del Nord della Siria o come i migranti di Lesbo abbandonati da un’Europa dimentica che i diritti sono tali sempre e sempre per tutti.

La Quaresima, e questa Quaresima così particolare, per certi versi sconcertante (ma non è sempre così quando combattiamo sul serio il male? Non c’è un ospedale da campo che chiede di essere aiutato?) ci invita a non rassegnarci, a trasformare il male in bene, le privazioni in opportunità. Combattiamo il male cominciando da noi stessi, ma anche amando il nostro prossimo e riconciliandoci con lui, non accettandolo fatalisticamente con la indolenza di chi non è coinvolto o pensa di esserne immune. Facciamo sempre agli altri quello che vogliamo sia fatto a noi e troveremo sempre quello che desideriamo per noi.

Non si arriva alla Pasqua rapidamente, come non si sconfigge il male rapidamente, ma solo con insistenza, con la <resilienza>, cioè con serietà, intelligenza e determinazione, con pazienza e fermezza. Se il male chiude, l’amore apre. Se il male crea distanze, l’amore le annulla.

Desidero, partendo dalle armi della penitenza quaresimale di sempre, offrire alcune indicazioni per questo tempo.

Il digiuno. Ci aiuta a scoprire quello che altrimenti non vedremmo e a riscoprire il valore di quello che abbiamo, per apprezzarlo e capirne la grazia. Questa domenica siamo costretti ad un inedito digiuno eucaristico, dolorosissimo, non scelto ma accettato solo per senso di bene comune, per proteggere i più deboli che sarebbero vittime del contagio. Siamo di fronte a disposizioni delle istituzioni preposte, non modificabili, in difesa della salute delle persone, specie le più deboli che sono le maggiormente colpite. Viviamo questo digiuno come opportunità per fare crescere la dimensione spirituale, quella che ci permette di capire la dimensione materiale. Il digiuno dell’Eucarestia ci spinga a nutrirci della Parola di Dio, per desiderare e comprendere ancora più intensamente di mangiare il cibo di vita eterna. Possiamo leggere e meditare le letture del giorno dell’itinerario della Quaresima. L’Adorazione eucaristica, che molte Chiese predispongono, ci permetterà di contemplare questo mistero di amore e desiderare che sazi la nostra fame di amore.

La preghiera. Nel giorno del Signore, ma anche quando possibile, ritroviamoci per pregare con la nostra famiglia o con le persone alle quali pensiamo faccia piacere. L’Ufficio liturgico ha preparato alcuni schemi a riguardo, per una preghiera domenicale in famiglia, per una preghiera con i figli più piccoli, per una preghiera quotidiana sul Vangelo del giorno (si possono trovare nel sito diocesano). La preghiera ci aiuta a fare silenzio delle nostre tante parole per imparare a parlare, a staccare le connessioni per ascoltare Dio e quindi gli uomini. Possiamo tutti curare di più l’interiorità, che unisce la mente e il cuore, per non essere istintivi e superficiali.

Maria è la Chiesa madre che non cessa di pregare per i suoi figli. Tutti e sempre. Indìco una Novena per chiedere alla Madonna di San Luca di intercedere per la protezione delle nostre città e paesi dal male. Per nove giorni da questa domenica fino a martedì 17 vi invito a recitare il Santo Rosario ovunque vi troviate, uniti tutti spiritualmente a Lei e tra di noi, unanimi nella preghiera come gli Apostoli con Maria nel giorno di Pentecoste. Chi può, alle ore 19, collegandosi in streaming, si unisca con noi alla preghiera che reciterò davanti ad un’immagine della Madonna di San Luca.

Infine l‘elemosina. Impegniamoci a superare l’isolamento di chi è più debole, come gli anziani o i disabili, se possibile e opportuno con visite o nei tanti modi che l’amore suggerisce: telefonate, biglietti, proponendoci per aiutare persone autistiche o con problemi psichiatrici o colpite da malattie degenerative. Solleviamo le famiglie da un peso – talvolta davvero insostenibile, accentuato com’è dalle restrizioni – offrendo la nostra presenza e la disponibilità ad aiutare vicini, colleghi, famiglie amiche anche attraverso i vari media e altre forme di comunicazione. Prepariamo piccoli aiuti ai senza fissa dimora che incontriamo. Diamo in elemosina il nostro tempo e il nostro cuore, comunicando interesse, sorriso, simpatia e troveremo tempo e prossimo. L’amore è sempre un piccolo gesto ma fa sentire importanti.

Queste armi renderanno questa Quaresima così particolare un’opportunità straordinaria per vincere il male e per essere noi più forti nell’amore.

Cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna

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