Dopo la lotta contro il Covid

La testimonianza di don Giuseppe Salicini

Il parroco di Calderino e Monte San Giovanni ha trascorso tre mesi in ospedale dopo il contagio da Coronavirus

CALDERINO – Il parroco di Calderino e Monte San Giovanni racconta la sua esperienza a tu per tu col Coronavirus, che lo ha costretto in ospedale per circa tre mesi.

Don Giuseppe Salicini, parroco a Calderino e Monte San Giovanni, è uno dei moltissimi che è passato attraverso la morsa del Covid che lo ha  colpito pesantemente lo scorso dicembre inizialmente con piccoli sintomi.

«Dopo qualche giorno in cui non avevo dato particolare peso a questi segnali – spiega don Salicini – sono stato ricoverato in terapia intensiva il 19 dicembre all’ospedale Maggiore. Lì si è manifestata tutta la potenza di questo virus, tanto che il primo mese l’ho passato in uno stato di non coscienza che non mi permette di ricordare nulla. Dei successivi due mesi ricordo tutto, anche perché segnati da un cammino lento verso la guarigione e non privo di sofferenza. Dopo una tappa all’Istituto “Toniolo” sono tornato a casa il 13 marzo. Un’esperienza che mi ha aiutato a rivalutare il concetto di sofferenza, insegnandomi ad utilizzarlo forse più pacatamente di quanto non facessi prima. Quando affronti tre mesi di isolamento, di sofferenza ed incertezza che mettono alla prova persino la tua fede non può essere diversamente».

E forse è proprio l’isolamento forzato uno degli aspetti della prova toccata a don Salicini che più lo hanno segnato.

«In quei momenti sei solo con te stesso – ricorda – con tanto tempo per te e in una situazione di totale incertezza. Anche quando le cose hanno iniziato ad andare meglio e mi sarebbe stato possibile comunicare con qualcuno per telefono la voce mi è mancata, credo per effetto dell’intubazione. Nonostante questo potevo ascoltare e, quando ho fatto sapere che era possibile contattarmi, sono stato letteralmente sommerso di telefonate. Ho sperimentato di persona la grazia della comunità, che la preghiera ha unito più di quanto potesse fare una qualsiasi altra iniziativa».

Già, perché nei lunghi giorni della malattia è scattata un’autentica mobilitazione per don Salicini che ha visto i parrocchiani di Calderino e Monta San Giovanni unirsi sul web per accompagnare con la preghiera il loro parroco. Anche la comunità di Granarolo, nella quale vive la sorella di don Giuseppe, ha partecipato in massa per sostenere spiritualmente Salicini. Quella della malattia è sempre una prova grande e, per chi ha fede, lo è doppiamente perché costringe a rivalutare il proprio legame con il Signore.

«Come cristiani – spiega don Giuseppe – non siamo fermamente convinti che Cristo ci è accanto specialmente nella sofferenza, che egli stesso ha sperimentato. A volte, però, ne siamo più convinti con la testa che col cuore e soprattutto quando non stiamo bene. È necessaria un’autentica purificazione spirituale per entrare in una dimensione di reale affidamento al Signore. Anche da quel letto d’ospedale – ma forse me ne sono reso conto di più una volta uscito – stavo compiendo il mio ministero offrendo a Lui la mia sofferenza».

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