Intervento del 1 Maggio alla Manifestazione per il Lavoro in Piazza Maggiore

Celebrare il lavoro vuol dire volerlo, difenderlo, anche scegliere che tipo di lavoro, e farlo per tutti, specialmente per i meno garantiti. Se mancano garanzie a qualcuno mancano per tutti. Il 1° maggio è occasione por capire i problemi e farlo assieme è indispensabile per risolverli. Il messaggio dei Vescovi italiani per questa occasione ha il titolo “Il lavoro e l’edificazione della pace”, chiamati come siamo a interrogarci sulla ricaduta che ha questo messaggio sul lavoro e sulle condizioni inedite in cui l’attività umana oggi si trova. “Constatiamo che il lavoro umano si intreccia sempre più con la pace e con la guerra. Occorre vigliare affinché «la speculazione da parte di investitori che, sostenendo gli acquisti di titoli azionari dell’industria militare, contribuiscono all’economia di guerra e indirizzano, seppur inconsapevolmente, l’impegno militare da parte dei governi». Il lavoro continua a chiamarci alla pace: ci ricorda che la guerra è il grande inganno”. Essere insieme oggi qui è una scelta, a volte non facile, faticosa, ma indispensabile. Quanto è importante la via dell’unità!

Non mancano notizie negative e dolorose. I morti continuano ad essere in media tre al giorno. Salari bassi mantengono troppe famiglie nella povertà e a rischio, o in condizioni stabilmente precarie. Il lavoro nero che non diminuisce. La presenza di tanti giovani invisibili che non studiano e non lavorano, le dimissioni dal lavoro (insoddisfazione soprattutto giovanile), la fatica a rispondere alla necessità di lavoratori in alcuni settori produttivi si saldano con l’enorme e irrisolto tema dell’accoglienza, dell’integrazione, con ritardi che si pagano cari, in termini di sofferenza e anche di sicurezza. Ricordo anche il tema della casa, perché senza non c‘è stabilità, e anche quello di un serio sostegno alla natalità. Altrimenti non c’è futuro. Vorrei ricordare anche il settore socio-educativo e socio-assistenziale: è in difficoltà e deve pur affrontare un aumento crescente di bisogni. Gli educatori e gli assistenti sono decisivi per nostro Welfare: affrontano condizioni complesse e assumono responsabilità. Dare condizioni qualificate e dignitose è garantire la sicurezza per tutti!

Il lavoro dignitoso è anche quello che ha un significato di servizio della pace. Non è un sogno, e non deve essere un sogno, perché è l’unica realtà possibile: le spade saranno trasformate in aratri e le lance in falci. Facciamo esattamente il contrario! Secondo i dati della Legge 185/90, resi pubblici nei giorni scorsi, dal 2022 al 2025 le autorizzazioni concesse per l’esportazione di armi dall’Italia a Paesi esteri sono passate da 5,2 a 9,1 miliardi di euro. La cifra è quasi raddoppiata in soli tre anni. Papa Leone XIV ha detto che non basta parlare di pace, «occorre la volontà di smettere di produrre strumenti di distruzione e di morte».  «Per di più, oggi alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche educative: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza. Constatiamo come l’ulteriore avanzamento tecnologico e l’applicazione in ambito militare delle intelligenze artificiali abbiano radicalizzato la tragicità dei conflitti armati. Si va persino delineando un processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari, a causa del crescente “delegare” alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane. È una spirale distruttiva, senza precedenti, dell’umanesimo giuridico e filosofico su cui poggia e da cui è custodita qualsiasi civiltà. Occorre denunciare le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari privati che vanno sospingendo gli Stati in questa direzione».

Siamo nell’era dell’Intelligenza Artificiale. Purtroppo anche in quella della forza, e non della ragione e del dialogo. È una miscela temibile. Fermi tutti! Un lavoratore non è braccia, non può essere oggetto del caporalato ma nemmeno una scheda del grande caporale che si chiama algoritmo e che licenzia secondo i parametri inseriti. Lavoro e dignità, lavoro per l’uomo e lavoro per la pace. Ecco il vero investimento perché il mondo abbia futuro. È l’unico sostenibile! Educazione, scuola, ospedali, ricerca per la pace. Ponti e non muri. Banchi di scuola e macchine per guarire e non per uccidere e distruggere.

Bologna, Piazza Maggiore
01/05/2026
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