Messa del Corpus Domini e istituzione dell’Accolitato

La celebrazione del Corpus Domini è intimamente unita a quella del Verbum Domini, la Parola di questo corpo, che ascoltata e messa in pratica ci rende familiari di Gesù (e forse dobbiamo ricordarci che avviene anche il contrario, per cui se non ascoltiamo “pensiamo di conoscere”, come gli abitanti di Nazareth). È seme fecondo di amore, mistero che si rivela continuamente nella nostra vita, talmente grande che non smettiamo di conoscere. È Parola di vita eterna, dove l’eternità inizia già oggi e ci fa cercare e avere quello che non finisce, per non essere sedotti da ciò che invece è vano e rende vana la nostra vita. Davvero l’uomo non vive soltanto di pane, ma “vive di quanto esce dalla bocca del Signore”.

L’uomo vive della Parola di Dio perché, come il suo Corpo, è amore. Non trattiamolo come uno dei tanti prodotti che devono garantirci felicità immediate e individuali: è Pane e Parola di vita e chiede vita, cioè amore. Al termine di questo anno dedicato alla Parola desidero che con libertà prendiamo in mano, fisicamente, la Parola, la apriamo e la “spezziamo” tra noi e insieme con altri che cercano, perché incontri i cuori, le domande che li agitano, li faccia ardere di speranza, apra gli occhi. Se ascoltiamo, pellegrini come siamo nelle vie del mondo, sapremo chiedere “Resta con noi” e vedremo nello spezzare del Pane la presenza buona di quel Gesù che cerchiamo e non sappiamo riconoscere.

Aiutiamoci a confrontarci personalmente con essa, su cosa ci chiede, proprio per aiutarci a vivere l’amore di cui noi e il mondo abbiamo bisogno. Veneriamo, infine, il Corpus Pauperum, lo stesso Gesù presente nell’adorabile mistero dell’Eucaristia e nel corpo dei suoi fratelli più piccoli. Qualunque cosa facciamo loro la facciamo direttamente proprio a Gesù.

Per questo il cristiano, scrive Papa Leone XIV, “non può considerare i poveri solo come un problema sociale”, perché essi sono una “questione familiare”. Sono “dei nostri”, anzi sono loro a renderci nostri con Gesù. Nella sua Enciclica, che insegna a contemplare la magnificenza dell’umanità e a difenderla da ciò che la stravolge, afferma: “La solidarietà, per la comunità cristiana, trova la sua sorgente nel mistero di Cristo e si nutre dell’Eucaristia. L’Eucaristia, sacramento dell’unità, alimenta la nostra appartenenza al corpo di Cristo e ci educa alla condivisione. Le diverse sensibilità presenti nella Chiesa, le convinzioni forti che animano ciascuno, sono ricchezza se restano ancorate alla certezza dell’unità come dono ricevuto e come compito da assumere” (MH 88). Adorarlo in questa mensa ci spinge ad adorarlo e servirlo con amore, timore, tenerezza nei suoi fratelli più piccoli. Così come cerchiamo di stare in silenzio vicino al Corpus Domini, guardarlo con amore, in quella “reciprocità di sguardi, di silenzi intensi, eloquenti, pieni di rispetto e di venerazione”, come suggeriva Papa Benedetto XVI, incontro profondo, personale, interiore, così cerchiamo la stessa attenzione per lo stesso Corpus, quello Pauperum e per il Verbum Domini. Lo spirituale diventa molto concreto e la nostra vita rende concreto lo spirituale. L’Eucaristia «è l’incontro personalissimo col Signore e, tuttavia, non è mai soltanto un atto di devozione individuale». In essa si mostra visibilmente che noi “siamo la Chiesa di Cristo, siamo le sue membra, il suo corpo”.

Carissimi, ecco la gioia di questa mensa, pane di comunione che ci unisce a Gesù e tra di noi. Quanta fame c’è di questo pane di amore, noi che sperimentiamo tanta solitudine! Quando manca vediamo le conseguenze di aggressività, paura, indifferenza, presunzione, disperazione. Rendiamo concreto questo stesso pane con l’amicizia, la relazione, il pensarsi insieme, modellarsi gli uni sugli altri. La Chiesa non vive senza questa mensa e in questa mensa vediamo quello che saremo e iniziamo a vivere quello che siamo. “Non siamo semplicemente vicini gli uni agli altri, ma affidati gli uni agli altri, perché ciascuno si faccia carico, per quanto può, della vita e delle ferite del fratello e della sorella”. La solidarietà nasce proprio quando decidiamo di non rimanere indifferenti davanti a ciò che accade al nostro prossimo e trasformiamo legami inevitabili – economici, culturali, tecnologici – in percorsi di condivisione, di cooperazione e di cura reciproca, imparando a “pensare e agire in termini di comunità”, scrive nella recente Enciclica, perché “L’unione con Cristo è allo stesso tempo unione con tutti gli altri ai quali Egli si dona”.

Oggi questi nostri fratelli e sorelle saranno istituiti come accoliti. Vi dirò: “Amate di amore sincero il corpo mistico del Cristo, che è il popolo di Dio, soprattutto i poveri e gli infermi. Attuerete così il comandamento nuovo che Gesù diede agli Apostoli nell’ultima cena: Amatevi l’un l’altro, come io ho amato voi”.  Siete dentro la comunione, e nessuno ceda alla tentazione, come ha detto di sé stesso Papa Leone XIV, di essere un condottiero solitario o un capo posto al di sopra degli altri, perché tutti siamo costituiti «pietre vive» (1Pt 2,5), chiamati col nostro Battesimo a costruire l’edificio di Dio nella comunione fraterna, nell’armonia dello Spirito, nella convivenza delle diversità.

Come afferma Sant’Agostino: “La Chiesa consta di tutti coloro che sono in concordia con i fratelli e che amano il prossimo”. Curiamo le relazioni tra noi e con il Signore! Custodite e preparate con cura e tata accoglienza la tavola intorno alla quale la comunità cristiana si raduna e apparecchiate questa stessa mensa per chi è solo. Servite con gioia e senza alcuna supponenza, con gratuità, cioè contenti solo di poterlo fare, in un mondo che calcola tutto, che si esercita nella forza del protagonismo individuale. L’amore che parte dall’Eucaristia è un amore irradiante, come i raggi del l’ostensorio, che sono sempre nei due sensi: ci unisce e ci manda, ci raccoglie e ci invia, ci fa suoi perché siamo in Lui una cosa sola e andiamo incontro a tutti portando la sua luce e il suo amore perché tutto sia una cosa sola in Lui.

Essere vicini a Gesù ci rende vicini al prossimo. Con timore e familiarità. È quello che abbiamo di più prezioso e grande, ma anche intimo e personale. Coinvolgete tanti in questa mensa di amore e che si veda da come ci amiamo e come lo amiamo. Non si tratta mai di catturare gli altri con la propaganda religiosa o con i mezzi del potere, ma si tratta sempre e solo di amare come ha fatto Gesù. Ecco il Pane degli angeli, Pane dei pellegrini, vero Pane dei figli. Grazie e ti rendiamo grazie.

Bologna, Cattedrale
06/06/2026
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