Cosa significa essere senza soccorso? Lo capiamo pensando all’uomo mezzo morto, spogliato e percosso dai banditi. Senza soccorso avrebbe perso anche la vita. Senza soccorso si dispera, ci si sente abbandonati, come Gesù grida sulla croce. Senza soccorso si è costretti a contare solo sulle proprie forze ed è drammatico quando queste finiscono. Senza soccorso tutto diventa impossibile e nemico, il cuore si indurisce, si riempie di diffidenze, sospetti, paure. Senza soccorso si muore. Il sacerdote e il Levita non si sporcano le mani, si sentivano giustificati e non soccorsero quell’uomo. L’indifferenza lascia gli altri senza soccorso, crea una distanza che diventa un abisso, come quello che separava il ricco epulone dal povero Lazzaro che pure era sulla soglia della sua casa. L’indifferenza non decide, rimanda, pensa di poter decidere se e quando far qualcosa.
Il soccorso ha fretta, perché capisce che non c’è tempo da perdere, deve raggiungere chi ha bisogno perché il tempo non è quello mio, ma quello di chi ha bisogno! Se lui ha fame devi dargli subito da mangiare e cercare di farlo quanto prima. Se amiamo uno che è malato non vediamo l’ora di andare a trovarlo. Maria è del soccorso perché è Madre, soccorre, non fa filosofia, protegge, aiuta, cura, cerca. Lei stessa ha sperimentato l’aiuto di Dio e non smette di esultare perché umile e piena di fiducia nell’adempimento della Parola, e così si lascia innalzare. Loda Dio proprio “ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia (Lc 1,54), e loda Dio non perché ha visto tutto ma perché si affida, ascolta e mette in pratica. Il mondo, diceva Papa Francesco, è un ospedale da campo, un enorme richiesta di soccorso, che ci libera dalla tentazione di vivere per noi stessi, di chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo, quando invece si devono curare le sue ferite. Solo dopo “potremo parlare di tutto il resto”. “La Chiesa a volte si è fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti. La cosa più importante è, invece, il primo annuncio: Gesù Cristo ti ha salvato! E i ministri della Chiesa devono innanzitutto essere ministri di misericordia”.
Le riforme organizzative e strutturali sono secondarie, cioè vengono dopo. “La prima riforma deve essere quella dell’atteggiamento. I ministri del Vangelo devono essere persone capaci di riscaldare il cuore delle persone, di camminare nella notte con loro, di saper dialogare e anche di scendere nella loro notte, nel loro buio senza perdersi. Il popolo di Dio vuole pastori e non funzionari o chierici di Stato”. Qualcuno si interroga su quando la chiesa smette di essere una che cura le ferite e così smette di annunciare Gesù? Solo quando il mondo non è un ospedale da campo. “Non dobbiamo ridurre il seno della Chiesa universale a un nido protettore della nostra mediocrità”. La forza del cristiano è quella di Maria, quella degli uomini che non temono e non si sottomettono ai potenti, perché sanno che questi saranno dispersi e il loro trono sarà rovesciato. La forza di Dio, quella che dobbiamo cercare, e che è il vero soccorso per un mondo che altrimenti si lascia prendere dal vortice della violenza che tutti fa precipitare nella voragine della guerra, è quella di Gesù, debole e mite di cuore che sazia la fame di vita della nostra vita. «Signore, dacci sempre questo pane», ma non hanno capito e spesso cercano il lievito dei farisei e di Erode. La richiesta vera è “dacci un pane che non deluda, che unisca, che sostenga nel cammino”. Il soccorso è Gesù, è Maria che ci dona Gesù, pane della vita vera, quello che la rende piena, forte, sazia. Oggi ricordiamo con gratitudine Papa Francesco.
Siccome era semplice, vicino, umile, amico, lo abbiamo spesso trattato con sufficienza e in modo esteriore. Gli chiediamo perdono perché ci siamo difesi da Lui, per averlo così poco aiutato nella sua passione per Dio e per il mondo, nella sua libertà da qualsiasi orgoglio e presunzione. Era libero da schemi, costringeva tutti a confrontarsi con la vita e a cercare Gesù. Le risposte si devono vivere e capire, non possiamo ripeterle senz’amore. E lo chiedeva a tutti e tutti incoraggiava, con tanta umanità, sapendo dare fiducia. La verità è quella dell’amore di Gesù che permette di tornare in vita, nell’abbraccio che ricolma pienamente, che soccorre, ripara, apre al futuro, senza finti moralismi e senza giudizi ossessivi e privi di vita. Quanto i fratelli maggiori offendono con il loro atteggiamento e con le loro parole! E quanta pazienza ha in realtà anche il padre per cercare di fargli accettare la fraternità ritrovata, di saper far festa anche se la giudica immeritata, frutto di un amore finalmente libero da calcoli e misure! Quanta pazienza del padre viene rimproverata dal figlio! Il padre non è sconsiderato, perché ha come misura l’amore. Mentre il fratello maggiore non è interessato a chi per lui non è suo fratello. Pensa di difendere la verità e accusa il padre di non farlo. Non pensa che il fratello sia a casa, e lui non si sente a casa con il fratello che ha peccato. E quanti interessati alleati del fratello maggiore hanno accusato il padre di sbagliare, giudicandolo senza rispetto e arrivando addirittura a volerlo mandare via! Papa Francesco lo disse fin dall’inizio, in quella che fu la sua prima omelia: “Non cediamo mai al pessimismo, a quell’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno. Abbiamo la ferma certezza che lo Spirito Santo dona alla Chiesa, con il suo soffio possente, il coraggio di perseverare e anche di cercare nuovi metodi di evangelizzazione, per portare il Vangelo fino agli estremi confini della terra” (cfr. At 1,8). “La verità cristiana è attraente e persuasiva perché risponde al bisogno profondo dell’esistenza umana, annunciando in maniera convincente che Cristo è l’unico Salvatore di tutto l’uomo e di tutti gli uomini”. “Questo annuncio resta valido oggi come lo fu all’inizio del cristianesimo, quando si operò la prima grande espansione missionaria del Vangelo”. Ecco quello che ci ha aiutato a vivere. E non lo ha chiesto a qualcuno ma a tutti. Non ha parlato di corresponsabilità, ha affidato responsabilità. Ha messo al centro i poveri, non come oggetto di volontariato ma con un rapporto affettivo con i fratelli più piccoli di Gesù. Dilexit nos. Papa Francesco ha iniziato il suo ministero da anziano e lo ha terminato da vecchio. Non è mai stato vecchio nel cuore, non diceva parole prive di speranza e aveva uno sguardo capace di sognare. Speranza e misericordia, fede e amore.
Preghiamo con parole di Papa Francesco rivolte a Maria: “Madre nostra, siamo nuovamente qui davanti a te. Tu conosci i dolori e le fatiche che in quest’ora appesantiscono il nostro cuore. Noi alziamo lo sguardo a te, ci immergiamo nei tuoi occhi e ci affidiamo al tuo cuore. Anche a te, o Madre, la vita ha riservato difficili prove e umani timori, ma sei stata coraggiosa e audace: hai affidato tutto a Dio, hai risposto a Lui con amore, hai offerto te stessa senza risparmiarti. Come intrepida Donna della carità, in fretta ti sei recata ad aiutare Elisabetta, con prontezza hai colto il bisogno degli sposi durante le nozze di Cana; con fortezza d’animo, sul Calvario hai rischiarato di speranza pasquale la notte del dolore. Ti supplichiamo: accogli il nostro grido! Abbiamo bisogno del tuo sguardo, del tuo sguardo amorevole che ci invita ad avere fiducia nel tuo Figlio Gesù. Tu che sei pronta ad accogliere le nostre pene vieni a soccorrerci in questi tempi oppressi dalle ingiustizie e devastati dalle guerre, tergi le lacrime sui volti sofferenti di quanti piangono la morte dei propri cari, dei propri figli, ridestaci dal torpore che ha oscurato il nostro cammino e disarma i nostri cuori dalle armi della violenza, perché si avveri subito la profezia di Isaia: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra» (Is 2,4).
Madre, rivolgi il tuo sguardo materno alla famiglia umana, che ha smarrito la gioia della pace e ha perso il senso della fraternità. Madre, intercedi per il nostro mondo in pericolo, perché custodisca la vita e rigetti la guerra, si prenda cura di chi soffre, dei poveri, degli indifesi, degli ammalati e degli afflitti, e protegga la nostra Casa Comune. Invochiamo da te, Madre, la misericordia di Dio, tu che sei Regina della pace! Converti gli animi di chi alimenta l’odio, silenzia il rumore delle armi che generano morte, spegni la violenza che cova nel cuore dell’uomo e ispira progetti di pace nell’agire di chi governa le nazioni. Maria, Regina del santo Rosario, sciogli i nodi dell’egoismo e dirada le nubi oscure del male. Riempici con la tua tenerezza, sollevaci con la tua mano premurosa e dona a noi figli la tua carezza di Madre, che ci fa sperare nell’avvento di nuova umanità dove «il deserto diventerà un giardino e il giardino sarà considerato una selva. Nel deserto prenderà dimora il diritto e la giustizia regnerà nel giardino. Praticare la giustizia darà pace…» (Is 32,15-17). O Madre, prega per noi!”.
