«Si avvicinò e camminava con loro» (Lc 24,15)

Nota Pastorale anno 2023/24

«Si avvicinò e camminava con loro» (Lc 24,15)

La Chiesa di Bologna nella fase sapienziale del cammino sinodale 2023-24

 

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  1. Inizia un anno davvero importante: quello del discernimento. Per noi che soffriamo per delle risposte che ci sembrano inadeguate, che vorremmo accendere il cuore di tanti con la luce e la gioia del Vangelo; per noi che talvolta siamo compulsivi, che reagiamo in maniera digitale e desideriamo risposte rapide, abituati a parlare sopra gli altri, a credere che “tanto non cambia niente” oppure a interpretare tutto in maniera politica e soggettiva; per noi che scegliamo da soli o ci chiudiamo nel piccolo del localismo; per noi che preferiamo lamentarci e non costruire, ecco è un tempo per capire, elaborare, mettere in discussione, per trovare una comprensione più attenta, interiore, dei problemi e per indicare soluzioni. Il discernimento non è un esercizio astratto, accademico, ma inizia dalla vita concreta, da quello che abbiamo ascoltato e che dobbiamo continuare a fare nostro, dalla sofferenza di tanti, dalle attese di un mondo che cerca il futuro che deve venire ma non lo trova, ne ha bisogno ma gli appare lontano, impossibile tanto che si accontenta del presente, vivendo con poca speranza.
  1. Il cammino sinodale della Chiesa in Italia ci chiede di scegliere e farlo non per abitudine, ripetendo quello che già sappiamo ma cercando di capire quello che ci fa vivere oggi la speranza di Cristo e ci aiuta a costruire la sua Chiesa sulla roccia della Parola e della tradizione. E come sappiamo questa non è un museo, ma è la nostra storia che dobbiamo rendere viva oggi. Partiamo ovviamente dalle nostre esperienze personali, ma dobbiamo cercare quello che serve a tutti. Non si tratta di avere un’idea “geniale”, di trovare la “formula” che risolve tutti i problemi, ma di capire quali scelte sono necessarie per comunicare il Vangelo e costruire comunità di persone chiamate a viverlo. Il discernimento è già di per sé una grande esercizio di corresponsabilità.
  1. Siamo chiamati a riflettere in particolare su alcune questioni che sono emerse come prioritarie dopo i due anni di ascolto delle nostre comunità e di tanti compagni di strada che hanno voluto contribuire con la loro visione. Quanto è stato importante capire cosa hanno nel cuore, prenderli sul serio, liberarci da giudizi per cui non avevano niente da dire e noi niente da annunciare! Il Signore è tanto più grande del nostro cuore e ci ricorda che i pubblicani e le prostitute ci passano avanti nel regno dei cieli! Dobbiamo continuare a confrontarci con le domande che sono nel cuore, liberandoci di steccati che sono diventai muri e incontrare le persone con tanti incontri “senza filtro”, negli ambienti di lavoro, nella scuola, con i genitori del catechismo, ad esempio. Per ritrovare assieme le parole della fede, smettere di parlarci addosso, capire le domande e cercare assieme la risposta. Che è quella di sempre, Cristo, ma che deve diventare un incontro e un’esperienza viva oggi. Ascoltare e dialogare non è mai rinunciare alle proprie convinzioni, ma anzi, proprio come quando si ha nel cuore la chiarezza delle proprie convinzioni, capirle di nuovo svelando la presenza di Cristo che è già nel cuore delle persone.
  1. Quest’anno vogliamo, sempre con umiltà e in spirito di servizio, analizzare le varie necessità concrete e avanzare proposte che possano aiutare la vita delle nostre comunità, cercare un’oggettività che permetta tanti incontri dopo di noi e una rinnovata dimensione missionaria. Le nostre esperienze, soprattutto quelle positive, aiutano la nostra Chiesa e tutta la Chiesa in Italia perché sia Chiesa e Chiesa di tutti, particolarmente dei poveri.
  1. È sempre molto presente il rischio di chiuderci, a volte solo per pigrizia e disillusione, disinteressati delle persone o innamorati delle nostre idee. Avviene banalmente, perché viviamo per noi stessi, non sentendo più la ferita del mondo intorno e rendendo la comunità un club di autoaiuto, funzionale a noi e non a uscire da noi stessi. Quando la Chiesa vive per sé stessa non si riconosce più. Personalmente e come Chiesa troviamo noi stessi amando, non amandoci, donando, non possedendo. Qualcuno pensa che per proteggere l’identità cristiana bisogna tenersi lontani dal mondo, finendo per giudicarlo senza amarlo e dimenticando l’indicazione di perdersi come lievito nella massa. Noi siamo nel mondo ma non del mondo. E non siamo liberi dal mondo perché ci chiudiamo! Ascoltiamo quel pellegrino che non smette di affiancarsi al nostro cammino e di farci fare lo stesso con i tanti pellegrini, perché solo così si apriranno di nuovo gli occhi e capiremo come rendere vivo il Vangelo del Signore, capace ancora oggi di fare ardere il cuore nel petto di tanti disillusi, pieni di paure e sofferenze. Si tratta di discernere cosa serve per essere suoi familiari, la sua Chiesa, vivendo tutta la nostra storia e identità ma anche sapendo, con responsabilità, guardare avanti. Dobbiamo affrontare tanti aspetti della vita concreta delle nostre comunità perché queste siano case e non condomini o filiali che erogano servizi. Vogliamo siano case che accolgano tutti e che vivano il Vangelo del Signore, nella tradizione che il Concilio Vaticano II ci ha affidato, in comunione con le altre presenti nel territorio, attente ad ogni persona, qualunque, perché ognuno è sempre il nostro prossimo, il più vicino. Accogliere è l’inizio di un cammino che fa sentire tutti a casa e che farà capire e vivere le regole che ne fanno casa del Signore.
  1. In un mondo pieno di solitudine, di violenza, vogliamo persone testimoni umili e fermi del Vangelo e di comunità che vivono la sua presenza nella vita concreta degli uomini. E questo non avviene in astratto ma in una storia umana, concreta, segnata dal nostro personale peccato e delle tante durezze di cuore che ci rendono tardi nel comprendere la grandezza del suo amore.
  1. Il discernimento sarà efficace se pensiamo la nostra comunità, piccola o grande che sia, la nostra casa. Non il nostro possesso, ma casa di amore, famiglia di Dio che ci è stata affidata e che vive l’amore che Gesù ci affida. È Madre santa da amare sempre e da difendere dal divisore che, purtroppo, confonde con l’indifferenza, istigando in alcuni paure e ossessioni tanto da volere una Chiesa fortezza, prigioniera di uno sguardo negativo che cerca sempre le pagliuzze e non sa vedere altro, che ha paura della misericordia e cerca e impone i sacrifici. Il divisore analogamente fa credere che fare come tutti e assecondare la mentalità comune sia essere vicini a tutti e vuole rendere senza sale, cioè senza il suo amore esigente e “fino alla fine” la Chiesa, omologandola alla mentalità del vivere per sé stessi, svendendo tanta profondità umana e spirituale.
  1. Con umiltà il discernimento ci aiuterà a riscoprire la bellezza della nostra vita e anche delle nostre comunità, il seme che può fare germogliare vita nel deserto, che la cambia con la forza e la regola dell’amore. Quello che c’è chiesto è aiutarci a vivere la conversione pastorale. Il discernimento nasce nella storia, ce la fa amare e capire, liberi da dichiarazionismi, sentimenti astratti, formule che attraggono proprio perché non affrontano l’umile verifica della realtà. Non ci devono scandalizzare le nostre fragilità, ma le resistenze al Vangelo. Tutto ciò che offende o limita la comunione è sempre pericoloso e da evitare.
  1. Nei nostri incontri, come sempre nel cammino delle comunità e come viviamo pienamente nella celebrazione dell’Eucarestia, ci accordiamo con il Signore, che ci aiuta ad essere noi stessi (sia personalmente sia come comunità). È l’ascolto di Gesù che ci fa accordare al resto dell’orchestra capace di suonare la bellezza della musica che ci è stata affidata. Siamo chiamati anche noi come ha chiesto Papa Francesco, ad essere un’orchestra sinfonica, che rappresenta la sinfonicità e la sinodalità della Chiesa. “La metafora dell’orchestra possa illuminare bene il carattere sinodale della Chiesa. Una sinfonia vive della sapiente composizione dei timbri dei diversi strumenti: ognuno dà il suo apporto, a volte da solo, a volte unito a qualcun altro, a volte con tutto l’insieme. La diversità è necessaria, è indispensabile. Ma ogni suono deve concorrere al disegno comune. E per questo è fondamentale l’ascolto reciproco: ogni musicista deve ascoltare gli altri. Se uno ascoltasse solo sé stesso, per quanto sublime possa essere il suo suono, non gioverà alla sinfonia; e lo stesso avverrebbe se una sezione dell’orchestra non ascoltasse le altre, ma suonasse come se fosse da sola, come se fosse il tutto. E il direttore dell’orchestra è al servizio di questa specie di miracolo che ogni volta è l’esecuzione di una sinfonia. Egli deve ascoltare più di tutti gli altri, e nello stesso tempo il suo compito è aiutare ciascuno e tutta l’orchestra a sviluppare al massimo la fedeltà creativa, fedeltà all’opera che si sta eseguendo, ma creativa, capace di dare un’anima a quello spartito, di farlo risuonare nel qui e ora in maniera unica” (Papa Francesco, Omelia in occasione del Concistoro, sabato 30 settembre 2023).
  1. Ritroviamo l’essenziale. Per questo il discernimento è strettamente legato ad un atteggiamento spirituale, non pensarsi da soli, non fidarsi delle proprie intuizioni come se fossero le uniche, ma verificarle con quelle dei fratelli, con la tradizione e soprattutto sempre con il Vangelo e con la sofferenza della folla dove siamo mandati. Non è un “laboratorio” astratto, ma vita concreta. Non ci innamoriamo delle nostre formule, ma ci interroghiamo su come essere casa di Dio, scrutando i segni dei tempi e trovando le risposte più adeguate a spezzare il pane per loro e per farci riconoscere da come ci amiamo e amiamo. Sfuggiamo dalla tentazione, così frequente nella nostra generazione digitale, di polarizzare le posizioni, come se ci dobbiamo schierare, perdendo così di vista l’insieme. Abbiamo fiducia che la forza e l’intelligenza dello Spirito ci aiuterà a trovare le risposte e a costruire case che hanno come regola l’amore di Cristo. Per questo «senza preghiera non ci sarà Sinodo» (Papa Francesco, Intenzione di preghiera per il mese di ottobre 2022).
  1. Sarà compito della nostra Equipe Diocesana e del Vescovo e del Consiglio Episcopale e successivamente del Comitato del Sinodo e dei Vescovi trarre dalle proposte e dai suggerimenti, dalle considerazioni e dalle valutazioni le decisioni da prendere. Siamo minoranza ma vogliamo sia creativa, cioè generi vita e non sia sterile e rinunciataria. Siamo popolo, che con larghezza e intelligenza pastorale affronta le sfide della modernità, senza nostalgie ma senza minorità davanti al mondo, contenti di avere tanti fratelli e sorelle e consapevoli che siamo sempre tutti un prodotto mai finito, sempre da lavorare, non perfetto ma amato. Non vogliamo essere sottilmente scoraggiati o intimiditi, perché siamo consapevoli che la nostra vera forza è l’amore di Dio, che trasforma le avversità in opportunità e rende saggio il semplice, nuovo il vecchio. Viviamo un’unità tra di noi, mettendo da parte localismi che diventano divisivi se non nutrono la comunione. Nell’orchestra c’è bisogno di tutti e ogni strumento è importante, ma non perché suona da solo ma proprio perché si accorda con gli altri.

 

  1. LINEE GUIDA

EVANGELII GAUDIUM

  1. 12. Evangelii Gaudium. Ricordiamoci di questa grande semplice e essenziale prospettiva che Papa Francesco ha indicato perché la Chiesa sia sé stessa, comunicando il Vangelo a tutti, liberando dalla tristezza individualista “che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata” (EG 1). “Le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere. Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli: il Signore è attivo e all’opera nel mondo. Voi, dunque, uscite per le strade e andate ai crocicchi: tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso (cfr Mt 22,9). Soprattutto accompagnate chi è rimasto al bordo della strada, «zoppi, storpi, ciechi, sordi» (Mt 15,30)”, disse Papa Francesco a Firenze in occasione del V Convegno ella Chiesa Italiana. Espresse un evidente desiderio, un vero e proprio programma: “Mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà”. “Permettetemi solo di lasciarvi un’indicazione per i prossimi anni: in ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni Diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii Gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni”.

LE ZONE PASTORALI

  1. È da questo programma e con questo metodo sinodale che sono state costituite le Zone pastorali nella Diocesi di Bologna nel 2018. La Zona richiede di camminare insieme tra parrocchie, tra parrocchie e comunità religiose, tra preti e laici, tra organismi ecclesiali e territoriali… per portare a tutti la speranza del Vangelo. L’attuale situazione permette a tutte le comunità, parrocchiali e non, di vivere la ministerialità, ordinata, istituita e di fatto, cioè il servizio personale che struttura le comunità, le dona forma. Lo abbiamo iniziato a sperimentare per le parrocchie che non hanno più un parroco residente. Gli ambiti, fin dall’inizio indicati come strumenti per affrontare assieme alcuni aspetti fondamentali, per vivere la sinodalità non in astratto ma per affrontare i problemi insieme, (catechesi, liturgia, carità, pastorale giovanile) sono stati di fatto elementi essenziali del cammino delle nostre comunità. A volte questo è stato più faticoso – certo non per gli ambiti, ma per le difficoltà che le comunità si trovano a vivere – altre volte si sono avviate esperienze importanti di formazione e di crescita comune.
  1. Le visite pastorali (nel 2024 il Vescovo visiterà 10 Zone pastorali, quelle del Vicariato di Bologna Sud-Est e di S. Lazzaro-Castenaso) sono un’occasione quanto mai propizia per pensare la pastorale con una visione zonale, sempre tenendo presente la diversità delle situazioni. Queste porteranno anche ad articolare soluzioni comuni ma rispettando i territori, le storie, così diverse e decisive.
  1. La relazione della verifica sulle Zone effettuata lo scorso anno, che ha coinvolto tutti gli organismi di partecipazione, offre indicazioni precise che non vogliamo lasciare cadere. Una di quelle più delicate è la modalità del coinvolgimento del Popolo di Dio in occasione del trasferimento di un parroco o dell’affidamento di più parrocchie ad un solo parroco, o ad altro soggetto designato. Occorrerà intraprendere passi ulteriori che ci facciano crescere nel coinvolgimento delle comunità e allo stesso tempo nella consapevolezza della necessità di governo con un respiro diocesano.
  1. La costituzione delle parrocchie collegiate, mantenendo l’identità di ogni comunità ma arrivando ad un unico ente giuridico, è un’opportunità anche per far vivere le piccole comunità altrimenti a rischio di abbandono. Semplificare l’amministrazione e dotarci di strumenti a riguardo, in una collaborazione che deve crescere tra parrocchie e uffici di curia, è la premessa per non essere condizionati dai problemi amministrativi, per affrontarli correttamente anche attraverso espressioni inedite dell’esercizio della responsabilità dei laici.

La figura di Referente di comunità, o Segretario parrocchiale, è iniziata in diverse realtà, espressione di cura pastorale e di corresponsabilità. L’identità parrocchiale diventa una forza decisiva non per chiudersi, ma per offrire il proprio contributo specifico nella comunione e collaborazione.

CAMMINO SINODALE E DISCERNIMENTO

  1. Nel cammino sinodale in cui tutta la Chiesa è impegnata, dopo i due anni dedicati all’ascolto, si avvia una seconda fase caratterizzata dal discernimento di quanto emerso e dal suo approfondimento in prospettiva spirituale, che occuperà l’anno pastorale 2023-2024. L’ascolto continua. E auspichiamo che esperienze davvero importanti a riguardo (scuola, mondo del lavoro, università, amministratori, categorie professionali ad esempio) possano continuare e offrire sempre nuovi spunti di relazione e di risposte per comprendere la sofferenza dei nostri compagni di cammino.

Anche noi dobbiamo, in comunione con le Chiese che sono in Italia e con il Sinodo universale, trovare risposta a quell’unico interrogativo di fondo che guida l’intero processo sinodale: «Come si realizza oggi, a diversi livelli (da quello locale a quello universale), quel “camminare insieme” che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo, conformemente alla missione che le è stata affidata? E quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale?»

La via è la “conversazione nello Spirito”, riconosciuto dall’Istrumentum laboris del Sinodo della Chiesa universale come esperienza feconda in cui «la presa di parola e l’ascolto dei partecipanti al cammino diventano liturgia e preghiera, al cui interno il Signore si rende presente e attira verso forme sempre più autentiche di comunione e discernimento» (35).

  1. La Chiesa italiana per facilitare il percorso del discernimento ha proposto come icona biblica l’incontro del Risorto con i discepoli di Emmaus, per lasciarci anche noi scaldare il cuore e convertire il nostro cammino, per comprendere le nostre sofferenze e quelle dei nostri compagni di strada, per ritrovare la comunità dei fratelli.

 

19. Nelle Linee guida nazionali pubblicate dalla CEI ci sono proposti cinque grandi temi:

  1. La missione secondo lo stile di prossimità,
  2. Il linguaggio e la comunicazione,
  3. La formazione alla fede e alla vita,
  4. La sinodalità e la corresponsabilità,
  5. Il cambiamento delle strutture.

La fase di discernimento, o “sapienziale” ha il compito di individuare le scelte possibili, focalizzandosi non su “che cosa il mondo deve cambiare per avvicinarsi alla Chiesa”, ma su “che cosa la Chiesa deve cambiare per favorire l’incontro del Vangelo con il mondo” (Linee guida CEI, 12).

LA FORMAZIONE ALLA FEDE E ALLA VITA

  1. Facendo tesoro del cammino nei due anni precedenti, per la Diocesi di Bologna si ritiene opportuno concentrare il lavoro di discernimento sul solo tema: “La formazione alla vita e alla fede”. Sarà nostra cura che alcuni ambiti specifici della vita diocesana (consigli, consulte, aggregazioni…) affrontino uno degli altri temi proposti, tutti così importanti.

Invitando tutti a concentrarsi sul tema della formazione alla vita e alla fede; da tempo, infatti, sentiamo l’urgenza di riconsiderare l’iniziazione cristiana, oggi prevalentemente risolta nel catechismo dei bambini.

Siamo convinti che l’iniziazione debba formare il cristiano maturo e questo diventi il riferimento per modellare gli itinerari per ogni età. Un cristiano non è un individuo isolato, ma un battezzato che risponde alla propria vocazione personale nei diversi stati di vita, rende testimonianza nel mondo, vive in una comunità umana ed è corresponsabile di questa, sa assumere servizi e ministeri stabili. La chiarezza e la consapevolezza di questa meta permetteranno di costruire itinerari efficaci proposti ai bambini, ai fanciulli, ai ragazzi, ai giovani e agli adulti.

  1. Itinerari per adulti sono quelli proposti per la loro crescita personale e anche quelli che, ad esempio, li coinvolgono significativamente come genitori nella catechesi dei figli. È da superare una certa mentalità per cui è necessario un esperto che confeziona la proposta formativa; si possono e si debbono valorizzare anche le competenze e le esperienze degli stessi adulti, in sinergia tra loro, chiamando in causa l’intera comunità ecclesiale. Tutti i passaggi significativi della vita, di festa e di dolore, in occasione di nascite, matrimoni, funerali, di malattia, di solitudine, di riconciliazione, di partenze e di ritorni… sono occasioni per annunciare il Vangelo e gioirne insieme. Si tratta già di una dimensione missionaria e kerygmatica, per diffondere il primo annuncio a chi di fatto non lo conosce, pur sentendosi ancora tradizionalmente cristiano.

Anche i corsi di preparazione al matrimonio sono occasioni preziose per stabilire contatti e riallacciare rapporti con le coppie in procinto di un passaggio fondamentale. Allo stesso tempo siamo chiamati a dedicare attenzioni specifiche ai passaggi significativi della vita: i livelli scolastici (primaria, secondaria, università), la maggiore età, l’ingresso nel mondo del lavoro, le migrazioni in uscita e in entrata, i trasferimenti abitativi, la malattia, la solitudine, il lutto, cui dedicare attenzioni specifiche.

  1. Una particolare raccomandazione è da esprimere riguardo al sostegno educativo che la nostra Diocesi intende promuovere a tutto campo.

Già molte parrocchie e organismi ecclesiali attualmente sono accanto ai più giovani in vari modi (doposcuola, oratorio, animazione, ecc.). Si tocca con mano l’urgenza educativa assieme all’opportunità di rivolgersi non solo ai membri della comunità cristiana, ma a tutte le famiglie del territorio, promuovendo conoscenza, relazione, inclusione, premessa per ulteriori proposte e annunci.

Obiettivo è che ogni Zona, promuovendo la collaborazione tra le famiglie, le varie comunità e i vari soggetti educativi (scuole, docenti, insegnanti di religione, educatori professionali …) possa offrire un aiuto che promuova un vero progresso umano nella pace.

La situazione di tanta parte dell’infanzia e dei giovani mostra gravi problemi di fragilità e di infelicità, che sono sotto i nostri occhi qualche volta dal vivo, più spesso attraverso la cronaca terribile che raggiunge le nostre case. Le parrocchie, i gruppi, le associazioni non sempre riescono ad avere attenzione e iniziative specifiche per queste realtà, concentrandosi magari prevalentemente su chi già in qualche modo gravita nell’orbita ecclesiale. Non siamo assolutamente esenti dall’impegno di cimentarci anche in questi mondi, con queste creature, tutte amate dal Signore.

Non ci sono ricette già pronte: è l’amore per ognuno, è la prossimità e la fratellanza con tutti, a cominciare proprio da dove ha piantato la tenda la comunità cristiana, che ci spinge a cercare con pazienza, competenza, abnegazione strade e accompagnamenti nuovi. E questi ci aiuteranno a riconoscere i doni di ciascuno e a fare emergere i ministeri necessari per affrontarli. Non c’è dubbio che ci sia bisogno di collaborazioni, di reti, di complicità virtuose, da cercare non solo nel cortile parrocchiale, ma tra tutti quelli che hanno a cuore la vita presente e futura dei fratelli che vivono tra noi, specie dei più giovani.

  1. Il discernimento è una comprensione attenta dei problemi, pastorale, spirituale e umana, che si interroga sulle risposte più opportune, sulle esperienze positive vissute o su quelle che pensiamo proporre perché diventino percorsi concreti. È necessaria anche una comprensione capace di diffondere e valorizzare le esperienze generative, ossia quelle proposte che attualmente danno prova di saper aggregare e saper formare ad una testimonianza e ad una vita ecclesiale piena. Certamente saranno preziose e da conoscere bene e da tutti le esperienze di gruppi e aggregazioni che accompagnano e sostengono la maturità cristiana, intrecciando così le proposte della parrocchia, degli istituti religiosi e dei tanti soggetti ecclesiali che manifestano il volto della nostra Chiesa.

LO SLANCIO DI NUOVI INIZI

  1. Queste indicazioni sono affidate alle Zone, affinché possano trasformarsi in vita, inserendosi nel circuito pastorale “normale” contemporaneamente facendo irrompere novità. Alla fine di questa fase, si dovrà raccogliere – a livello diocesano e poi nazionale – quello che è maturato, per gioirne insieme e offrirlo come nostro contributo al discernimento che porterà, con la luce dello Spirito, a promuovere scelte profetiche per tutta la Chiesa.

Come ai due di Emmaus, anche se prima segnati dalla delusione e dalla tristezza, l’esperienza dell’incontro con il Risorto, l’ascolto e la condivisione, ci faranno ardere il cuore per intraprendere con entusiasmo un cammino di conversione.

«Prima pensavano solo a recriminare, a recuperare il passato, a rinchiudersi nuovamente nel loro villaggio; ora cominciano a capire che possono aprirsi all’altro, al pellegrino, e diventare comunità accogliente» (CEI, 9).

INDICAZIONI OPERATIVE

  1. A fornire gli opportuni suggerimenti operativi sarà dedicata la prima riunione del Consiglio Pastorale diocesano del 21 ottobre 2023, alla quale sono presenti tutti i presidenti dei Comitati delle Zone pastorali, mentre il 30 ottobre ci sarà una serata online sul discernimento per i facilitatori che opereranno nei gruppi sinodali in cui ci si riunirà. Mercoledì 28 febbraio e 13 marzo saranno organizzate due iniziative serali diocesane, sullo stile di quelle per Nicodemo e Betania, in cui approfondire il tema della formazione alla fede e alla vita.
  1. Per l’attuazione della fase sapienziale del Cammino sinodale sarà ciascun Comitato di Zona a prendere l’iniziativa, programmando il percorso dell’anno che avrà questa scansione:
  • Assemblea di Zona entro il mese di novembre (potrà iniziare con la lectio e poi annunciare il percorso successivo).
  • Per la lectio, il riferimento esplicito è il racconto di Emmaus (Lc 24,13-35), che la Chiesa italiana ha indicato come icona riassuntiva. Si possono opportunamente utilizzare i sussidi a disposizione, a partire dal commento offerto nell’introduzione delle Linee guida nazionali e dalla registrazione della lectio di don Maurizio Marcheselli.
  • All’Assemblea faranno seguito incontri di esercizio del discernimento sul tema prescelto n.3: La formazione alla fede e alla vita (vedi Box 1).
  • La tipologia di questi incontri, da tenere con il metodo della conversazione spirituale, va definita e precisata da ogni Comitato di Zona.
  • L’importante è che si identifichino i gruppi e si diano indicazioni chiare, fattibili e si abbia un ritorno del lavoro svolto per poterlo raccogliere a livello diocesano.
  • Gli incontri inizieranno e termineranno nella preghiera (vedi Box 2)

 

  • Si proceda facendo riferimento alla scheda 3 (vedi Box 3), con il vantaggio di camminare insieme alle altre Diocesi italiane e di godere di materiale già elaborato. Tra i vari quesiti ci atteniamo a questi due:
  • Quali buone pratiche catechistiche e formative ci sono nelle nostre Chiese locali che possano essere diffuse? Quali nodi, queste esperienze, ci chiedono di affrontare?
  • Come accrescere la prospettiva della collaborazione educativa all’interno delle nostre Chiese? In che modo possiamo dare concretezza al concetto di alleanza educativa tra le risorse presenti nella comunità ecclesiale (famiglie, educatori, associazioni, parrocchie, Caritas parrocchiali, oratori, scuole, servizi educativi, università) e il territorio? Quali buone pratiche ci sono su questo tema?

 

  • Occorrerà assicurarsi che l’invito a intervenire in questa fase del discernimento raggiunga tutti. Sono pertanto da coinvolgere esplicitamente: le comunità religiose, i rappresentanti dei gruppi, dei movimenti e delle aggregazioni laicali, i volontari, le Caritas parrocchiali, ecc. per un vero cammino sinodale.
  • Per giungere ad un maturo discernimento potrà essere utile una ricerca nel proprio territorio delle esperienze di catechesi e di itinerari formativi che dimostrano di essere “generativi”, ossia capaci di sostenere la formazione del cristiano maturo nella fede e nella vita, come esempi di proposte da condividere e diffondere.
  • In ambito diocesano, i restanti temi indicati dalle Linee guida nazionali saranno affrontati dai diversi organismi di partecipazione.
  • Le indicazioni CEI hanno fissato la fine del mese di aprile 2024 quale termine per la raccolta dei contributi diocesani. Ogni zona raccoglierà e trasmetterà ai referenti sinodali diocesani il frutto degli incontri che, sintetizzato in ambito diocesano, sarà trasmesso al Centro nazionale.

L’itinerario previsto questo anno sia il programma per tutte le comunità, con libertà proposte e valutazioni che, se piene della passione per Cristo e la Chiesa e il prossimo, saranno senz’altro utili. I santi della nostra Chiesa ci aiutino ad essere santi nella vita ordinaria e i tanti che hanno dato la vita, il cuore, le ricchezze, tutto se stessi per la Chiesa e per il servizio ai poveri ci ispirino a essere costruttori di case, restaurare le inevitabili mancanze, guardare con fiducia il futuro che il Signore pellegrino ci invita a vivere. “Si aprirono loro gli occhi allo spezzare il pane” (cf. Lc 24,30-31). Perché noi e tanti possano incontrare l’amore che cambia la vita, cambiarla e perderla per Colui che ce la fa trovare bella e gioiosa.

+ Matteo M. Card. Zuppi

Arcivescovo di Bologna

Bologna, 4 ottobre 2023

Solennità di San Petronio

 

SUSSIDIO PER LA RIFLESSIONE NEI QUATTRO AMBITO

 

FORMARE ALLA FEDE E ALLA VITA

Per articolare il lavoro di discernimento (v. n. 26), ci si può riunire per ambito (catechesi, liturgia, carità, pastorale giovanile), utilizzando questo sussidio.

Si propongono qui le griglie elaborate, con stili diversi, dai vari uffici pastorali diocesani.

 

  1. CATECHESI

 

Discernere buone pratiche di annuncio e catechesi per l’Iniziazione cristiana dei bambini e ragazzi

È iniziazione cristiana l’atto generativo di una comunità che tramite un bagno di vita ecclesiale propone con gioia un tirocinio, un apprendistato alla vita cristiana attraverso le tappe sacramentali, per persone che non hanno più o quasi più o non ancora un’esperienza concreta di vita cristiana, cioè di relazione con il Signore Gesù all’interno della comunità dei suoi discepoli (fr. Enzo Biemmi, Seminario Nazionale del Settore per la Catechesi delle persone disabili, Assisi, 28 aprile 2018).

Griglia per l’ascolto di una esperienza e il discernimento delle pratiche

Si tratta di uno strumento che funziona come lente di ingrandimento che aiuta a vedere in profondità quello che succede, a discernere ciò che è buono da ciò che lo è meno, a trarre profitto dalla realtà ascoltata e osservata. Siamo invitati a fare tre passaggi: osservazione, discernimento, orientamento. Le domande interne a ciascuno di questi passaggi sono come indicatori, come segnali, che permettono di reperire dati, vedere connessioni, individuare un senso e un significato complessivo.

1. Partire dalle pratiche

È il punto di partenza imprescindibile. Si tratta di guardare la pratica nei suoi aspetti concreti: i protagonisti, come sono coinvolte le persone implicate, come è articolata concretamente la proposta, quali sono i contenuti, ecc. È il tempo della raccolta dei dati, per andare oltre le prime impressioni.

  • Chi sono i soggetti coinvolti (bambini, ragazzi, genitori, famiglie, adulti, catechisti, comunità…)?
  • Che cosa vivono i soggetti coinvolti (bambini, ragazzi, genitori, famiglie, adulti, catechisti, comunità…)?
  • Come sono stati stabiliti i primi contatti con i bambini/ragazzi e i genitori?
  • In che modo è stata ascoltata e presa in considerazione la loro esperienza di vita?
  • Quali sono i bisogni, i desideri, le attese dei soggetti coinvolti?
  • Quali relazioni sono nate e come continuano?
  • Quali esperienze sono state vissute? Con quale modalità sono state proposte?
  • Quali contenuti sono proposti? Con quali modalità sono stati proposti?
  • Quale attenzione è stata data al cammino dei genitori e dei bambini e ragazzi? In quale modo sono state invitate e coinvolte le famiglie dei bambini e dei ragazzi dei percorsi di iniziazione cristiana?
  • Quale parola di speranza (quale «vangelo») è annunciata loro sulla situazione che vivono?
  • Che ruolo ha la Parola di Dio nella pratica proposta?
  • Come sono proposte le tappe sacramentali nell’itinerario?
  • In che modo lavorano i catechisti/le catechiste? Si è costituita una équipe di catechesi? Da chi è composta e come si è costituita?
  • Altri aspetti che ci sembrano importanti per completare l’osservazione… 

2. Interpretare le pratiche

Il discernimento, o interpretazione, o valutazione, corrisponde al tentativo di individuare quale vangelo viene donato e ricevuto, quale volto di Chiesa è messa in atto, quale figura di fede. Per interpretare occorre avere dei riferimenti teologici e culturali. Corrisponde al tentativo di una sintesi interpretativa, di una lettura complessiva in termini di valore. Questo passo si conclude con le convinzioni da cui non discostarsi, il quadro orientativo a cui attenersi: sono i punti di riferimento che illuminano e guidano l’agire.

  • Quale Parola hanno accolto i soggetti raggiunti da questa proposta? Come l’hanno accolta?
  • Una prima valutazione che ci sentiamo di dare rispetto a questa pratica
  • Quali aspetti di pregio della proposta?
  • Quali limiti e aspetti su cui vigilare nella proposta?
  • Quali dati ci mancano per valutare meglio questa pratica?
  • Quali sono i vuoti rimasti, cioè che non è stato possibile realizzare rispetto agli obiettivi?
  • Quale testimonianza viene data da chi propone questa esperienza?
  • Quale vangelo viene testimoniato e accolto? Quali parole di vangelo?
  • Quale volto di Chiesa comincia a delinearsi?
  • A quale figura di fede ci si allena insieme (= cos’è essere cristiani)?
  • Quali aspetti dell’esperienza proposta riconosciamo come convinzioni da cui non discostarci e come riferimento che guida il nostro agire?
  • Che tipo di «conversione» (spostamento/cambiamento maggiore) è avviata in questa comunità rispetto alle pratiche ordinarie di iniziazione cristiana delle nostre parrocchie?

 

3. Riorientare le pratiche

È il raccolto dell’osservazione, il “trarre frutto e profitto” di quanto osservato in vista della propria pratica pastorale. Significa trarre indicazioni di cammino, in termini di educazione dello sguardo, degli atteggiamenti, dei passi concreti da fare.

  • Quali elementi paradigmatici ricaviamo da questa pratica?
  • Quali atteggiamenti ci suggerisce di mettere in atto?
  • Quali aspetti sono da evitare nella nostra pratica?
  • Quali passi, sia in termini di condizioni di base (atteggiamenti, stili…) sia di esperienze pastorali (pratiche, persone, luoghi, tempi, modalità…), possono favorire un maggiore coinvolgimento delle famiglie nel percorso di IC e nell’accompagnamento nella fede?
  • Quali passi, sia in termini di condizioni di base (atteggiamenti, stili…) sia di esperienze pastorali (pratiche, persone, luoghi, tempi, modalità…), possono favorire la partecipazione all’Eucarestia nel giorno del Signore?

 

Precauzioni per l’uso.1

Quella che viene proposta non è una «griglia magica». È uno strumento umile, che può essere migliorato. Può essere utilizzata personalmente, per esempio per verificare la propria pratica di annuncio, ma è veramente feconda quando la si utilizza in gruppo, per esempio con un gruppo di catechisti o con il proprio consiglio pastorale, con l’ambito «Catechesi e formazione catechisti» della propria Zona pastorale o con il Comitato di Zona pastorale… Quello che importa è capire lo stile e la spiritualità che la griglia contiene: è questa la sua preziosità. Tre «precauzioni d’uso» possono essere utili:

  1. Assoggettarsi alla griglia. Sembra banale, ma solo percorrendola in tutti i suoi passaggi, in modo rigoroso, essa libera le sue potenzialità. Assoggettarsi a un metodo è la via per arrivare, poco per volta, a una vera competenza pastorale.
  2. Liberarsi della griglia. Si impara a capire quando lo strumento va lasciato, e va lasciato quando ha raggiunto il suo scopo, cioè quando se ne è assimilato lo spirito.
  3. Crearsi la propria griglia. Come gli artigiani di un tempo, anche noi, nel nostro servizio pastorale, siamo chiamati non solo a fare delle belle cose, ma a costruirci gli strumenti più indicati. La griglia migliore sarà quella che ci costruiremo con le nostre mani dopo aver seguito quella preparata da altri.

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  1. LITURGIA

Discernimento circa la formazione alla fede e alla vita ambito liturgico

Abbiamo la grazia di aver ricevuto nel giugno 2022 la Lettera Apostolica Desiderio desideravi sulla formazione liturgica. In essa il papa ci ha incoraggiato a mettere a tema la nostra formazione alla celebrazione e l’azione formatrice che la liturgia ha su di noi, per farci crescere nella somiglianza a Cristo fino alla sua misura di uomo perfetto.

  • Quali iniziative ci sono nella Zona pastorale e come incrementarle riguardo alla conoscenza dell’azione liturgica, perché i fedeli acquistino la loro specifica Arte del celebrare (Desiderio desideravi 48-53)?
  • Cosa possiamo fare per rendere bella la nostra celebrazione, secondo l’indicazione di Desiderio desideravi 21-23, non per la ricerca di un gusto estetico ma per la sincerità della nostra fede in Cristo presente nella celebrazione?

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  1. CARITÀ
  • Quali buone pratiche di attività caritative sono presenti nelle nostre Zone pastorali che possano essere diffuse? Quali nuovi bisogni queste esperienze ci chiedono di affrontare?
  • Come accrescere la prospettiva di attenzione ai bisogni delle persone fragili all’interno delle nostre Zone? Come possiamo accrescere la collaborazione tra i servizi caritativi presenti nella comunità? Quali esempi sono già attivi?  Come integrare queste buone pratiche all’interno dei processi formativi?

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  1. PASTORALE GIOVANILE
  1. Quali buone pratiche educative e formative per i ragazzi, adolescenti e giovani sono state attivate nella Zona pastorale?
  1. In che modo possiamo dare concretezza al concetto di alleanza educativa tra le risorse presenti nella comunità ecclesiale (famiglie, educatori, associazioni, parrocchie, oratori, scuole, servizi educativi, centri sportivi) e il territorio? Quali buone pratiche ci sono su questo tema?

Griglia delle buone prassi

Per aiutarci a raccogliere quanto già nelle nostre Zone pastorali si sta operando per le nuove generazioni, vi chiediamo di completare la seguente griglia facendo riferimento alle domande di cui sopra.

  1. A quale fascia d’età vi rivolgete;
  2. Quali obiettivi vi ponete;
  3. Quante e quali risorse umane avete a disposizione (educatori, catechisti, ministri, animatori, ecc.);
  4. Quante persone sono realmente coinvolte;
  5. Quanto tempo dedicate ad ogni incontro;
  6. Quanti e quali temi avete scelto di trattare;
  7. Che modalità di lavoro vi siete dati;
  8. Con che cadenza incontrate i fruitori;
  9. Riscontrate un coinvolgimento delle comunità parrocchiali;
  10. Quale ricaduta ha questa azione nelle singole comunità parrocchiali;
  11. In che modo le giovani generazioni sono protagoniste;
  12. Come descriveresti il rapporto con il territorio;
  13. Con che criterio e con che cadenza verificate le azioni;
 

CALENDARIO

 

21 ottobre 2023: Consiglio Pastorale diocesano: suggerimenti operativi per il lavoro nelle Zone pastorali.

 

30 ottobre 2023: Serata online sul discernimento per i facilitatori che opereranno nei gruppi sinodali.

 

Entro novembre 2023: Assemblea di Zona.

 

Dicembre 2023 – marzo 2024: Lavoro all’interno della Zona per ambiti, in gruppi sinodali.

 

Entro 20 aprile 2024: Consegna della sintesi elaborata nella Zona.

 

In copertina: Sieger Köder, Cena di Emmaus

[1] «Precauzioni d’uso» prese da E. Biemmi (a cura di), Il secondo annuncio. 1. Generare e lasciar partire, EDB, Bologna 2014, 96-97, con alcune nostre inserzioni.

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