Zona pastorale Mazzini

«Al tuo fianco», dalla parte degli anziani

Arcidiocesi, Comune e residenza «Beata Vergine delle Grazie» insieme per garantire compagnia e servizi

Un progetto nato nel 2019 dall’intesa fra Arcidiocesi, Comune e residenza «Beata Vergine delle Grazie»

Una comunità che crea rete perché gli anziani più fragili possano accedere ai servizi presenti sul territorio. E’ questo lo scopo per cui è nato il progetto «Al tuo fianco»: un anello di congiunzione tra servizi pubblici, volontariato, strutture di carità e gli stessi anziani. Una risposta ai bisogni concreti che si presentano nella vita quotidiana. E anche un modo di creare comunità.

Nata nel 2019 e strutturatosi nel 2020 l’iniziativa è sostenuta dall’arcidiocesi di Bologna attraverso un finanziamento di 18.000 euro. Il progetto, attivo nella Zona pastorale Mazzini, è guidato da un gruppo formato da Alessandro Nanni Costa, Antonio Curti, Teresa Marzocchi, Cristina Malvi e don Raffaele Guerrini e si è avvale anche di una psicologa che accoglie le necessità delle persone fragili per avviarle verso i servizi e le offerte del territorio più adeguati. Una cinquantina i volontari provenienti soprattutto delle parrocchie di Santa Maria Goretti, Santa Maria Lacrimosa degli Alemanni, San Severino e Santa Teresa. Centrale è il supporto della Residenza per anziani «Beata Vergine delle Grazie» della parrocchia di San Severino.

Tutti i parroci della zona pastorale hanno collaborato. Ogni due mesi si riunisce una commissione formata dai parroci e dai rappresentanti di tutte le parrocchie per verificare l’impatto del progetto sui volontari e nel territorio della Zona. «Al Tuo Fianco» è sostenuto anche, attraverso un accordo di mutualità gratuito, dal Comune di Bologna, dal Quartiere Savena e dal quartiere Santo Stefano ed ha costruito relazioni di collaborazione e cooperazione con il volontariato e le associazioni che agiscono nel territorio. I numeri sono presto detti 50 volontari formati attraverso un percorso specifico; 48 persone anziane aiutate con problemi di comunicazione, di accompagnamento, di relazione, di competenze informatiche per l’accesso ai servizi essenziali, di ricerca di prestazioni disponibili nel territorio; 5 nuove richieste ogni settimana e 10 seguite.

Si tratta di persone sole, con relazioni familiari deboli e problematiche o anche di persone con caregiver o rete familiare presente. I problemi prevalenti sono stati la relazione diretta, l’accompagnamento o la richiesta di informazioni per pratiche burocratico amministrative. Il progetto era nato ipotizzando uno sportello fisico presso la casa Beata Vergine delle Grazie. La situazione della pandemia ha modificato profondamente la situazione, portando alla realizzazione di uno sportello virtuale. Spiega Alessandro Nanni Costa, uno dei promotori dell’iniziativa: «“Al tuo fianco” è una concreta esperienza di comunità. L’idea è quello di uno sportello di comunità. L’idea nasce su impulso dell’Arcivescovo che ha chiesto di dare attenzione agli anziani.

A un anno dal suo debutto, nonostante la pandemia, il progetto ha trovato un suo profilo e sembra che stia funzionando». «Come parroco sono molto contento di vedere realizzarsi il sogno di una risposta al grande tema delle “solitudini subite” che vedo come uno dei drammi del nostro tempo – spiega don Raffaele Guerrini, parroco a San Severino -. La proposta, poi, si colloca nella Zona Pastorale con il vantaggio di creare un nuovo spazio caritativo, trasversale, dove è più facile offrire opportunità di spendersi».

«La partecipazione al progetto della Casa di Accoglienza Beata Vergine delle Grazie – spiega Teresa Marzocchi, collaboratrice di Beata Vergine delle Grazie e di “Al tuo fianco” – ha favorito l’integrazione del prezioso contributo del volontariato con gli interventi dei servizi pubblici e privati presenti sul territorio. La rete instaurata sarà di aiuto a generare nuove progettazioni volte a migliorare le condizioni di vita e la permanenza delle persone anziane nelle loro abitazioni».

Tra le tante storie di anziani raccolte c’è quella di Francesco (nome di fantasia). Il ritiro forzato nell’anno di pandemia aveva inciso in lui sul piano fisico, ma anche cognitivo e psicologico tanto che sembrava quasi disinteressato ad uscire e a relazionarsi con persone estranee alla famiglia. «Il nostro incontro di conoscenza – spiegano i responsabili del progetto -, avvenuto all’aperto davanti al portone del suo palazzo per questioni di sicurezza, ha permesso a Francesco di uscire dalle mura domestiche e di poter partecipare al vitale via-vai dei vicini di casa e di altri conoscenti. Tutto questo sembra aver risvegliato in lui il desiderio di raccontarsi e di relazionarsi con l’altro, tanto che non manca mai alla passeggiata settimanale con un nostro giovane volontario. Questo momento, oltre ad essere un’opportunità di socializzazione e stimolazione per Francesco, è di gran sollievo per la moglie (caregiver) che può, in quest’ora, dedicarsi con più serenità a faccende del quotidiano e sentirsi un po’ meno sola».

Piccoli gesti che contano molto.

Luca Tentori

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