Parla il direttore della Caritas

Decreto Rilancio sui migranti: buono ma «zoppo»

«In Italia la storia delle leggi per e sui migranti è piena di toppe e falle e mai si è riusciti a promulgarne una organica»

BOLOGNA – «Non si è riusciti ancora a promulgare una legge organica, ben strutturata e tesa a includere e riconoscere l’individuo con la sua dignità». E’ il giudizio di don Matteo Prosperini, direttore della Caritas diocesana di Bologna, a proposito del tema dei migranti nell’ultimo decreto governativo sul «rilancio» del nostro paese nell’emergenza Coronavirus.

Domenica scorsa dalle colonne del settimanale Bologna Sette l’analisi di don Prosperini su questo tema in un articolo che riproponiamo.

Nel Decreto Rilancio, è stata inserita la norma sui lavoratori migranti, campo minato si sa del dibattito politico. Se scomodiamo «l’arte  del compromesso» e la ricerca di una via mediana tra le parti, possiamo dire che la norma è da accogliere come un risultato positivo.  «Si stimano 200.000 cosiddette emersioni di lavoratori in nero con l’autodenuncia da parte del datore di lavoro e il permesso temporaneo per coloro che ne avevano uno già scaduto», così si dichiara in ambiente Caritas italiana al termine di un lavoro di mesi per orientare il governo verso una scelta di questo tipo. Non possiamo però non guardare questa pseudo sanatoria con gli occhi di chi accompagna le persone migranti in percorsi di auto realizzazione della propria esistenza e di ricerca di una vera dignità.  Il provvedimento annunciato ci appare “zoppo”. Non tanto per il tipo di regolarizzazione, ma perché in questo momento storico si poteva avere molto più coraggio. 

In Italia la storia delle leggi per e sui migranti è piena di toppe e falle e mai si è riusciti a promulgarne una organica, ben strutturata e tesa a includere e riconoscere l’individuo come depositario di una dignità unica e inalienabile. Difficilissimo ricongiungersi ai familiari, legge di cittadinanza che pare una corsa ad ostacoli ecc…L’ultima legge per arrivare in Italia con permesso di lavoro in modo regolare è la Bossi – Fini con tutte le ambiguità che questa legge porta in sé. 

Forse da una norma in un decreto non ci si poteva aspettare di più, ma è certo che limitarsi a braccianti e colf  ha un po’ il sapore di una sanatoria di convenienza piuttosto che una presa di coscienza del problema. A causa anche dei recenti decreti cosiddetti «sicurezza» moltissime persone si trovano in un limbo e sarebbe doveroso pensare a loro in maniera organica. Ci sono tanti lavoratori stranieri che potrebbero avere il permesso di soggiorno lavorando in altri ambiti, prendiamo ad esempio il campo della logistica. Cosa dovrebbero fare ora? Lasciare un lavoro, al quale magari diversi datori hanno anche investito su di loro per formarli, e cercare lavori da braccianti o da badanti? Temiamo ci saranno corse a procurarsi contratti a volte finti e se non li troveranno li pagheranno, perché ricordiamoci che il  permesso di soggiorno … è vita. 

Come Caritas Diocesana credo sia doveroso porre l’attenzione innanzi tutto sul tema dell’ampliamento delle categorie abbracciate da questa norma. Mi preme sottolineare che, come rischiamo sempre, dietro a queste considerazioni si immagini lo straniero come mera forza lavoro (e per lavori solo di un certo tipo) e non come persona destinataria di diritti, oltre che di doveri. 

In questo tempo di quarantena ci siamo immaginati un ordine mondiale che prendesse una nuova coscienza di sé e ripartisse con nuove prospettive. È chiaro che un mondo nuovo, più giusto e più bello abbisogna di tutti i Paesi europei e del mondo per pensarlo. Potremmo iniziare noi, Paese che tutta Europa guarda – così dice il premier Conte – ad avere un po’ più di coraggio nell’aprire strade nuove.

Don Matteo Prosperini,

Direttore Caritas Bologna

 

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