Presentato il 52° rapporto Cenesis : “Italiani incattiviti”

ORATORIO S. FILIPPO NERI – Anche l’arcivescovo ha partecipato, martedì scorso 19 febbraio, alla presentazione dell’annuale rapporto dell’Istituto di Ricerca. Con lui anche il segretario generale, De Rita, il sindaco Merola e il governatore Bonaccini.

Due sono i dati principali che mergono dal rapporto Censis di quest’anno, entrambi piuttosto preoccupanti: il rallentamento della crescita economica e un incremento dell’incattivimento generale dei nostri concittadini». Non fa sconti il segretario generale dell’istituto di ricerca socio– economica, Giorgio De Rita, intervenendo alla presentazione del 52° Rapporto sulla situazione del Paese.

L’incontro, promosso dalla Fondazione del Monte, è avvenuto martedì nell’Oratorio San Filippo Neri. Fra i relatori anche l’arcivescovo Matteo Zuppi, che vi ha partecipato con assieme ai vertici amministrativi della città e della Regione. Erano infatti presenti il sindaco Virginio Merola e il governatore emiliano romagnolo, Stefano Bonaccini.

Dopo l’intervento della presidente della Fondazione del Monte, Giusella Finocchiaro, è stato proprio monsignor Zuppi ha prendere la parola. «Oltre che a cercare insieme le soluzioni ai problemi che affliggono la nostra società, è anche importante sapere che queste risposte esistono – ha detto –. L’incattivimento, come lo ha definito il Rapporto, ovviamente ci preoccupa e reputo sia indispensabile cogliere la fonte di questo atteggiamento. L’utilità di questa ricerca – ha sottolineato – è proprio quella di comprendere i problemi per potervi dare una risposta valida e tempestiva. Troppo spesso, invece, si tende a scherarsi contro o a favore ancor prima di averli capiti».

Scorrendo il testo del Rapporto appare evidente come vi sia stata un’evoluzione in negativo rispetto al periodo 2011/17, definito «il ciclo del rancore». «Oggi siamo approdati a quello cheabbiamo definito “sovranismo psichico” – ha proseguito ancora il segretario generale De Rita –. Si tratta di un’inclinazione degli italiani sempre più accentuata a pensare solo a sé stessi anche se, in positivo – ha continuato – segnaliamo anche una voglia della comunità nazionale di rimettersi in moto, sulla scia di quanto accadde nel lasso di tempo che va dagli anni ‘60 del secolo scorso fino alle soglie del 2000».

A pesare sui risultati del Rapporto anche la crisi economica economica mondiale che, nel decennio 2007/17, ha provato l’economia nazionale e mondiale. «Oggi il problema principale è quello dell’occupazione – ha evidenziato De Rita –. Siamo davanti ad una società che ha accumulato molta ricchezza e possiede uno dei tassi di patrimonializzazione più alti al mondo ma, di contro, non investe più. Senza questo e senza voglia di guardare al futuro – ha affermato – non è possibile creare posti di lavoro».

E’ lo stesso segretario generale a ipotizzare una ricetta, affinché il quadro socio– economico nazionale possa migliorare. «Il punto centrale è quello di tornare all’investimento. Pubblico, ma soprattutto privato – ha scandito –. Tutti comprendono bene come la paura per il futuro, anche prossimo, sia ben presente in molti concittadini ma questo atteggiamento altro non farà che peggiorare la situazione presente. La ricostruzione – ha concluso – non potrà che passare dal riconosciemento delle diversità: l’Italia è un paese straordinario anche perché differenziato e, se ripartiremo da questo dato, sapremo ricostruire la società».

Marco Pederzoli

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