Dom Giacomo Bertuzzi, 33 anni, è originario di Bazzano

Un giovane bolognese professa la regola di Benedetto

Nel Monastero di Santa Maria di Barbana, nella laguna di Grado.

GRADO – Dom Giacomo (Andrea) Bertuzzi, 33 anni, originario di Bazzano, ha professato i voti solenni come monaco benedettino, nel monastero di Santa Maria di Barbana, nella laguna di Grado. Il rito, presieduto dall’Arcivescovo di Gorizia, ha avuto luogo nel giorno della festa del Santo Patrono d’Europa.

“Stabilità di vita, conversione dei costumi e obbedienza”: è questo il voto solenne di un monaco che accoglie come norma di vita la regola di San Benedetto. E proprio nel giorno del Santo Patrono del continente europeo e grande patriarca del monachesimo occidentale, dom Giacomo Bertuzzi, giovane di origine bolognese, ha legato definitivamente la sua vita al servizio di Dio nel monastero di Santa Maria di Barbana, nella laguna di Grado.

Dom Giacomo, 33 anni, è originario della parrocchia di Bazzano. Dopo un periodo di lavoro come impiegato, durante il quale svolgeva il servizio liturgico presso la Cattedrale bolognese, si è avvicinato alla comunità monastica dei benedettini della congregazione del Brasile che ha abitato fino a gennaio scorso la millenaria Abbazia di Santo Stefano alle Sette Chiese.

Oggi la comunità ha stabilito la sua sede nella suggestiva laguna di Grado, in Friuli, nelle terre dell’antico patriarcato aquileiano. Una piccola isola dove nel VI secolo si stabilì un gruppo di monaci guidati dall’eremita Barbano. I monaci custodiscono un santuario dedicato alla Madonna molto amato in tutta la regione, che raccoglie la devozione di pellegrini anche dalle confinanti Austria e Slovenia.

La celebrazione eucaristica è stata presieduta dall’Arcivescovo metropolita di Gorizia, mons. Carlo Redaelli, che nell’omelia ha ricordato come ogni cristiano è chiamato a seguire la propria particolare vocazione, nella diversità delle circostanze, ma con la stessa generosità e amore al Signore.

Con l’Arcivescovo hanno concelebrato il Priore don Benedetto che ha accolto la professione monastica e l’arciprete di Grado, a testimoniare l’affetto che lega il Santuario alla comunità cittadina.

Il rito suggestivo ha rappresentato anche visivamente l’inizio di una vita nuova, in fondo una scelta che si inserisce radicalmente nel battesimo di morte e risurrezione.

Al nuovo monaco è stata imposta la cocolla, un abito dalle larghissime maniche, a ricordare il primato assoluto dell’Opera di Dio, che è come dice in modo suggestivo lo stesso San Benedetto, la vita di preghiera. “Nulla anteporre all’amore di Cristo”.

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