Presentata la Nota pastorale dell'Arcivescovo

Assemblea diocesana

Zuppi: «Ripartiamo allora dalla Parola di Dio, per leggere la storia con gli occhi di Gesù»

BOLOGNA – E’ stata presentata sabato 12 settembre, nel corso dell’Assemblea diocesana, l’ultima nota pastorale dell’arcivescovo: «”Il seminatore uscì a seminare” (Mc 4,3)».

Nella cripta della cattedrale  erano presenti, oltre all’Arcivescovo e ai vicari generali Stefano Ottani e Giovanni Silvagni, i rappresentanti dei diversi organismi diocesani, mentre un gran numero di persone hanno seguito l’evento collegandosi in streaming. Un messaggio di ottimismo e di speranza, quello che il Cardinale ha voluto dare alla comunità diocesana, presentando la Nota pastorale, momento centrale dell’Assemblea. Preceduta, però, da un’illuminante esame della parabola stessa e di tutto il contesto evangelico in cui si pone da parte di don Maurizio Marcheselli, vicario episcopale per la Cultura e docente Fter. È stato lui infatti a mostrare come la parabola del granello di senape sia quella che mostra «l’approdo della crescita» del seme della Parola: esso diviene «un arbusto, che però nella sua umiltà diviene ospitale e accoglie tutti gli uccelli».

«Già prima della pandemia avevo scelto la parabola del seminatore come icona del “Biennio del crescere” – ha ricordato il cardinale Zuppi –. Ora certo è cambiato molto, ma questa immagine rimane valida: dobbiamo infatti conservare la consapevolezza che questa tempesta ci ha procurato. Essa ci ha rivelato quello che siamo,  ci ha tolto le nostre illusioni, ci ha rivelato la nostra fragilità. Ripartiamo allora dalla Parola di Dio, che ci mette in grado di leggere la storia con gli occhi di Gesù, di vedere i “segni dei tempi” e capire ciò che ci chiedono».

E proprio sull’identikit degli adulti di oggi ha parlato Maria Elisabetta Gandolfi, caporedattrice della rivista «Il Regno attualità»: «Pare certo che il cattolicesimo dopo la pandemia calerà come numero di aderenti, perché chi aveva solo un’adesione culturale non tornerà alle celebrazioni – ha spiegato –. Questo è un rischio, ma anche un’occasione per divenire più consapevoli della propria identità e andare incontro agli adulti con consapevolezza, ricucendo con pazienza i legami».

Mentre don Pietro Giuseppe Scotti, vicario episcopale per l’Evangelizzazione ha esposto alcune indicazioni pastorali della Nota. «Siamo chiamati a riflettere sul “Padre Nostro”, la cui traduzione sta per cambiare – ha spiegato –. Fino a Natale mediteremo su “Padre Nostro”, che ci mostra la paternità di Dio che ci sorregge e ci invita a riscoprire la preghiera personale e comunitaria, come la Liturgia delle Ore. Da Natale a Quaresima mediteremo su “Dacci il nostro pane quotidiano”, per riscoprire l’essenziale, che è il rapporto con Dio. Infine in Quaresima e Tempo di Pasqua rifletteremo su “Liberaci dal male”: siamo e siamo stati assediati dal male e dalla morte, ora occorre testimoniare la Parola che da essi ci libera».

Sulla figura di don Olinto Marella che sarà beatificato il prossimo 4 ottobre è intervenuto invece don Alessandro Marchesini, coordinatore, con Annalisa Zandonella, del Comitato per la beatificazione di Padre Marella.

A breve verranno pubblicati anche altri testi degli interventi

 

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